Fmi migliora stime Eurozona, nel 2020 Pil +1,6%. Italia ancora fanalino di coda

Fmi migliora stime Eurozona, nel 2020 Pil +1,6%. Italia ancora fanalino di coda
Giovanni Tria
24 luglio 2019

Il Fondo monetario internazionale ha lasciato invariate le sue stime sulla crescita dell’Area euro nel 2019 e ha leggermente alzato quelle per il 2020. Stando all’aggiornamento al World Economic Outlook – un rapporto pubblicato ogni aprile e ottobre – il Pil dell’Eurozona e’ visto espandersi quest’anno dell’1,3% e il prossimo dell’1,6% (lo 0,1% in piu’ sulle stime primaverili). Per l’anno in corso l’istituto di Washington ha limato dello 0,1% a un +0,7% il Pil della Germania per via di una “domanda esterna piu’ debole del previsto”. Il Pil tedesco e’ visto riprendersi nel 2020 a un +1,7%, lo 0,3% in piu’ rispetto ai calcoli di aprile.

Le previsioni per la Francia sono rimaste invariate (a un +1,3% nel 2019 e un +1,4% nel 2020) con “misure fiscali che dovrebbero sostenere la crescita e il venire meno degli effetti negativi delle proteste” dei Gilet Gialli (che non vengono espressamente citati). In Spagna la crescita e’ stata migliorata dello 0,2% a un +2,3% quest’anno, “riflesso di investimenti forti e importazioni deboli a inizio anno”. Le previsioni del Pil spagnolo del 2020 sono state lasciate a un +1,9%. L’Italia resta il fanalino di cosa con un Pil 2019 visto crescere dello 0,1% (dato confermato) e dello 0,8% nel 2020 (dato limato dello 0,1%). L’Fmi prevede che la crescita acceleri nell’Eurozona per il resto dell’anno in corso e nel prossimo, con una ripresa della domanda dall’estero e il venire meno di fattori temporanei incluso il calo delle immatricolazioni tedesche e le proteste francesi”.

Sul fronte mondiale, invece, i rischi al ribasso, ossia di un rallentamento dell’economia, sono aumentati rispetto allo scorso aprile. Tra i rischi citati dall’istituto di Washington ci sono “le tensioni commerciali e tecnologiche, la possibilita’ di un’avversione al rischio prolungata che espone le vulnerabilita’ finanziarie accumulate nel corso degli anni grazie a tassi di interesse bassi, tensioni geopolitiche e un aumento di pressioni disinflative”. Il Fondo fa notare che sebbene le tensioni commerciali siano calate anche grazie alla tregua siglata il 29 giugno scorso da Usa e Cina, “accordi duraturi restano soggetti a negoziati lunghi e difficili”.

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L’Fmi cita sviluppi avversi – inclusi ulteriori dazi tra Usa e Cina, tariffe doganali sulle auto o un mancato accordo sulla Brexit – che “andrebbero a pesare sulla fiducia, indebolirebbero gli investimenti e manderebbero in tilt le catene di approvigionamento portando a un rallentamento forte della crescita mondiale rispetto allo scenario di base”, che per il Fondo e’ pari a un +3,2% nel 2019 e a un +3,5% nel 2020. Quanto al rischio deflazione, l’istituto di Washington avverte: “e’ stato riacceso da un rallentamento dell’economia mondiale e da un calo dell’inflazione core nelle economie avanzate ed emergenti. “Un’inflazione piu’ bassa e aspettative in calo sull’inflazione aumentano le difficolta’ di chi e’ indebitato, pesano sugli investimenti aziendali e limitano lo spazio di manovra della politica monenetaria che le banche centrali hanno per contrastare una crisi”. Tra gli altri rischi, l’Fmi cita il cambiamento climatico, quelli politici e le guerre.

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