È il giorno della fiducia del Conte 2 al Senato, maggioranza parte da 166. Occhi puntati su gruppo Autonomie

È il giorno della fiducia del Conte 2 al Senato, maggioranza parte da 166. Occhi puntati su gruppo Autonomie
Il presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati
10 settembre 2019

E’ il giorno della fiducia del Senato al nuovo governo. Il premier Giuseppe Conte, arrivato a Palazzo Madama, non terrà il discorso introduttivo. Come annunciato dalla presidente Elisabetta Casellati: “Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha consegnato il testo delle sue dichiarazioni programmatiche già rese alla Camera dei Deputati. Dichiaro aperta la discussione generale”. Il dibattito – che andrà avanti per 5 ore – è cominciato fra qualche protesta e interruzione. La replica del premier nel primo pomeriggio. Il leader della Lega, Matteo Salvini, interverrà in Aula intorno alle 14.30. Matteo Renzi, invece, a quanto si apprende, non dovrebbe parlare. Il voto di fiducia inizierà alle 17.

Dopo aver incassato la fiducia della Camera, il governo Conte-bis, M5s-Pd, dovrà affrontare oggi la prova dei numeri al Senato, che rappresenta il primo scoglio prima della legge di bilancio, altro passaggio particolarmente delicato. A sostenere il governo ci sono i due principali azionisti Pd e M5s, a cui si è aggiunta anche Leu, che ha anche ottenuto il ministero della Salute per Roberto Speranza. Disponibili anche i Gruppi per le Autonomie che però possono valutare un’astensione per i problemi avuti “con i cinquestelle sull’autonomia”.

Occhi puntati sul gruppo delle Autonomie, a palazzo Madama, in vista del dibattito e, soprattutto, del voto, prevedibilmente martedì, per la fiducia al governo Conte bis. 8 senatori, dei quali tre dell’Svp e due senatori a vita, le cui scelte avranno un peso per assicurare la navigazione della maggioranza ‘giallorossa’. Che al momento conta su 165-166 voti garantiti da M5S, Pd e Leu (che da soli si attestano su 162) e altri senatori delle Autonomie. Non abbastanza rassicuranti per una navigazione tranquilla, dato che la maggioranza assoluta è a quota 161. Fari accesi, naturalmente, sui cinque ex M5S nel gruppo Misto, fra i quali Paola Nugnes parrebbe la più chiaramente orientata a favore. Solo domenica i due senatori del Maie, Ricardo Merlo e Adriano Cario, con una conferenza via Skype, decideranno il da farsi.

Alcuni, come il dissidente M5s Gianluigi Paragone e il senatore del Pd Matteo Richetti, hanno annunciato che voteranno contro. Un “no” era stato pronunciato da Emma Bonino, leader di +Europa, ma Bruno Tabacci, presidente di +Europa, si è detto favorevole, provocando una spaccatura. Così come, di sicuro, non voteranno la fiducia Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia. Giorgia Meloni ha lanciato una manifestazione di protesta davanti a Montecitorio nel giorno della fiducia a cui ha aderito anche la Lega di Matteo Salvini che ha poi rilanciato con un’altra manifestazione sabato 19 ottobre a Roma per, ha detto l’ex vicepremier, i “tanti italiani che sono disgustati e inorriditi di fronte al mercato vergognoso di queste settimane”.

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Secondo quanto si è appreso, i senatori Svp, Julia Unterberger, Dieter Steger e Meinhard Durnwalder (nel gruppo Autonomie), propendono verso una benevola astensione. Ma sarà una riunione del partito, lunedì pomeriggio dopo le dichiarazioni programmatiche di Giuseppe Conte alla Camera, a decidere se attestarsi su questa linea o passare all’appoggio esplicito. Ma le interlocuzioni svolte nel frattempo con Maria Elena Boschi lascerebbero ben sperare la maggioranza. Quanto ai senatori a vita iscritti al gruppo, Elena Cattaneo sarebbe ancora indecisa, mentre non si sa se il Presidente emerito Giorgio Napolitano potrà essere in aula. Orientati a favore dell’esecutivo, infine, sono Pier Ferdinando Casini, Gianclaudio Bressa, e, a certe condizioni legate agli impegni sulle questioni del territorio e della montagna, di Albert Laniece (Union Valdotaine).

Riepilogando. Alla Camera si vota la fiducia lunedì 9 settembre. La situazione è tranquilla: i soli gruppi di M5s, con 216 deputati, Pd con 111 e Leu con 14 deputati raggiungono 341 voti, ben di più dei necessari 315. Il 10 settembre, invece, la fiducia al Senato ha numeri più risicati. I Cinquestelle hanno 107 senatori e il Pd 51: i ‘giallorossi’ da soli si fermano a 158, tre in meno rispetto a quelli che servono per la maggioranza. Mancano dal calcolo i sei senatori a vita, il gruppo Misto – Leu e la pattuglia degli ex Cinquestelle, Emma Bonino e i due rappresentanti del Maie (italiani all’Estero) – e di quelli delle Autonomie.

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