I giovani e la fertilità, poca prevenzione contro il rischio sterilità

I giovani e la fertilità, poca prevenzione contro il rischio sterilità
28 giugno 2017

Il tema della fertilità è social, familiare e sdoganato tra i giovani, ma il livello di conoscenza è superficiale e le fonti informative sono soprattutto il web e gli amici. Conoscere la tematica non si traduce però in comportamenti virtuosi: pochi i controlli e la formazione sulla salute riproduttiva. I maschi iniziano a interessarsi al tema, ma la percezione è che la fertilità sia ancora “roba da donne”. A scattare la fotografia del grado di interesse che coltivano i giovani e i giovanissimi nei confronti delle proprie potenzialità procreative (sterilità, età riproduttiva, comportamenti rischiosi) è Sifes – Società Italiana di Fertilità e Sterilità. I risultati sono frutto di un’indagine condotta dal Centro Studi Sifes nel periodo novembre 2016/marzo 2017 all’interno delle scuole e in luoghi di aggregazione giovanile e ha coinvolto quasi 1500 tra ragazze e ragazzi di età compresa tra i 14 e i 26 anni. L’immagine dei giovani che l’indagine Sifes restituisce è un’istantanea fatta di luci ed ombre, che accanto ad una evidente familiarità con le tematiche in oggetto, rivela le lacune di un’informazione spesso superficiale in cui a farla da padrone nel trasferimento delle informazioni è Internet (34,7%) con ciò che comporta in termini di inesattezza e scarsa scientificità dei contenuti spesso disponibili, seguito immediatamente dalla rete di amici (29,4%). Dati che indicano che “fertilità” e “sterilità” sono percepiti come un problema diffuso, parte di un vissuto quotidiano, entrato nel novero degli argomenti di conversazione. Seguono poi come fonti i genitori (20%) e i medici (15,8%).

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Così, ad esempio, se un’ampia maggioranza degli intervistati (circa l’87%) dimostra di conoscere la correlazione tra invecchiamento della donna e diminuzione della fertilità, molta più confusione c’è sull’età a partire dalla quale le donne diminuiscono drasticamente la loro capacità di ottenere una gravidanza: tanto che il 47% degli intervistati risponde “oltre i 50 anni”. Così come c’è un’errata sovrapposizione tra fine del ciclo mestruale e fine della fertilità, per una percentuale che sfiora l’80%. Un aspetto interessante è rappresentato dal fatto che i problemi d’infertilità sono percepiti come risolvibili a differenza di quelli relativi alla sterilità; inoltre le tecniche di Procreazione Medicalmente Assistita sono ampiamente conosciute (il 75% dichiara di aver sentito parlare dell’argomento). Fatto questo che mette in luce un importante cambiamento di carattere culturale e clinico insieme, che consiste nel riconoscimento pubblico della sterilità come problema medico e sociale. Tuttavia, se da un lato la maggior parte dei giovani intervistati ha già sentito parlare di fertilità e sterilità e mostra una certa attenzione al tema, è anche vero che questo non si traduce automaticamente in comportamenti virtuosi: quasi il 73% del campione intervistato non ha mai pensato di fare un controllo medico per assicurarsi della propria salute riproduttiva. A quel 27% che invece ha pensato di sottoporsi ad un controllo medico fanno comunque da traino i ragazzi più grandi – maschi e femmine tra i 20 e i 26 anni – mentre i meno interessati risultano i maschi tra i 14 e i 20 anni per i quali la percentuale scende al 17%. Appare invece acquisito il dato sulle influenze esterne: abitudini e stili di vita – quali il consumo abituale di droghe, alcol e fumo, ma pure inquinamento ambientale ed obesità -sono correttamente riconosciuti dalla maggioranza degli intervistati come possibili fattori che compromettono la fertilità sia maschile sia femminile, anche se al fumo di sigaretta viene erroneamente attribuito un indice di rischio minore rispetto alle altre variabili in esame.

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“La ricerca nasce dal desiderio della Società Italiana di Fertilità e Sterilità di approfondire le conoscenze, gli atteggiamenti e le aspirazioni dei più giovani rispetto alle tematiche della fertilità e della sterilità – spiega Andrea Borini, Presidente di Sifes. – Si tratta infatti di argomenti di primaria importanza in un Occidente che vede aumentare il problema della sterilità, nel quale dunque rendere coscienti i ragazzi dell’importanza della propria salute riproduttiva rappresenta anche un mezzo per risollevare il tasso di fertilità del nostro Paese”. Le carenze più importanti si manifestano a livello di prevenzione e protezione della fertilità: non solo pochi controlli, ma anche scarsa formazione. Solo il 47% dei maschi ed il 52% delle femmine ha preso parte a momenti formativi dedicati alla salute riproduttiva. Tuttavia, seppur in uno scenario da migliorare, la scuola risulta essere il luogo d’eccellenza per formare i ragazzi anche su questi temi così importanti per la loro salute e il loro futuro: delle pur poche informazioni che i ragazzi hanno, quasi l’80% risulta essere frutto di quanto ascoltato in aula. Seguono a grandissima distanza altri luoghi di aggregazione giovanile, quali associazioni di varia natura. Dal quadro delineato emerge dunque la necessità di formare (non solo informare) e sensibilizzare maggiormente la fascia più giovane della popolazione, stimolando una riflessione, innescando un passaparola positivo e virtuoso ed educando alla consapevolezza che questi temi interessano i maschi tanto quanto le femmine. Da una lettura complessiva dell’indagine emerge, infatti, che ancora oggi sono soprattutto le ragazze, perciò le “potenziali future mamme”, a mostrare una maggiore attenzione, secondo il luogo comune della nostra società che attribuisce alla donna le maggiori responsabilità nella riproduzione. Invece, sin dalla giovane età, il genere maschile si dimostra disattento al concetto di procreazione: un dato che deve portare a importanti riflessioni, se si considera che la percentuale di infertilità maschile è costantemente crescente negli ultimi anni.

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