Grillo e Casaleggio con Di Maio: serve una nuova organizzazione del Movimento

Grillo e Casaleggio con Di Maio: serve una nuova organizzazione del Movimento
Da sinistra: Alessandro Di Battista, Davide Casaleggio, e di spalle, Beppe Grillo
21 febbraio 2019

Il nuovo modello organizzativo del Movimento 5 stelle immaginato dal capo politico Luigi Di Maio all’indomani della sconfitta alle elezioni regionali in Abruzzo ha ora il beneplacito anche di Beppe Grillo e Davide Casaleggio. Dopo un vertice di oltre tre ore all’hotel Forum di Roma il vicepremier lo annuncia ai giornalisti: “Abbiamo pranzato insieme e conveniamo tutti che ci sia bisogno di un’organizzazione del M5s sia a livello nazionale che a livello locale in modo tale da essere competitivi anche alle amministrative”. Per il vicepremier “è una sciocchezza” dire che M5s è in calo anche a livello nazionale “ma – ammette – a livello amministrativo, di Comuni e di Regioni dobbiamo essere più competitivi”.

Come aveva fatto sul blog delle stelle il 13 febbraio scorso Di Maio ribadisce che nei prossimi giorni gli iscritti verranno consultati su una serie di proposte riguardanti il tema dell`organizzazione nazionale e locale, l’apertura a liste civiche radicate sul territorio e l’apertura a mondi con cui sui territori M5s non ha mai parlato, a partire dalle imprese. Ma aggiunge – ed è la novità di oggi – che gli iscritti verranno consultati anche “su alcune regole che riguardano i consiglieri comunali”. Una su tutte: il limite dei due mandati, una regola ferrea del movimento che vieta di essere eletti più di due volte a qualsiasi livello. Fino a poco tempo fa un vero e proprio tabù che oggi però nella rivoluzione in atto nel Movimento in caduta libera nei sondaggi, dove le cifre sono dieci punti sotto quel 32,7% delle elezioni politiche, non è più così scontato.

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Di Maio, inoltre, stoppa anche quei ‘dissidenti’ che hanno cercato di ‘mettere il cappello’ sul 41% degli iscritti che sulla piattaforma Rousseau hanno detto che Matteo Salvini andava processato per il caso Diciotti. “Il 41% chiede ai vertici un cambio di passo e il ritorno ai principi del M5S, è pronto a mobilitarsi e vuole chiedere conto della direzione di questo governo”, diceva qualche giorno fa Luigi Gallo, deputato vicino al presidente della Camera Roberto Fico. Gli faceva eco ieri la senatrice M5s Virginia La Mura: “Dietro questo 41% c’è una base che chiede che le cose cambino, è un 41% che vale tanto, perché questo risultato è stato raggiunto nonostante alcune anomalie nel sistema di votazione”.

Il capo politico M5s li liquida come ragionamenti da prima Repubblica: “Ci sono stati dei risultati. Non credo che si debba usare quel risultato con discorsi alla Cirino Pomicino della prima Repubblica, il 40 e il 60. Presto ci sarà un’altra votazione su altri temi e le percentuali cambieranno ancora. È chiaro che se gli iscritti decidono una linea sono contento che senatori come Mantero e Airola dicano mi adeguo. Questo è lo spirito. Anche io sono stato minoranza in quelle votazioni ma mi sono sempre adeguato a votare perché quello è il momento di unione del movimento”. È uno stop a chi pensa che nel ‘nuovo’ Movimento possano nascere delle correnti perché la convinzione è che “Gallo di quel 41% raoppresenta forse l’1%”, come spiegava martedì scorso una fonte vicina ai vertici M5s dopo una riunione a Palazzo Chigi proprio sulle sorti pentastellate.

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