Imprenditori e politici, nove arresti per realizzazione nuovo stadio della Roma

Imprenditori e politici, nove arresti per realizzazione nuovo stadio della Roma
Luca Parnasi
13 giugno 2018

Nove arresti, sei in carcere e tre ai domiciliari, eseguiti dai carabinieri del Nucleo investigativo di via In Selci, nell’ambito di un’indagine coordinata dal procuratore aggiunto Paolo Ielo e dal sostituto procuratore Barbara Zuin, su un’associazione a delinquere finalizzata alla commissione di condotte corruttive e di una serie di reati contro la pubblica amministrazione nell’ambito delle procedure connesse alla realizzazione del nuovo stadio della Roma di Tor di Valle.

Fra gli arrestati in carcere spicca il nome di Luca Parnasi, imprenditore, proprietario della società Eurnova che ha presentato in Campidoglio il progetto per lo stadio. Spicca poi il nome di Luca Lanzalone, avvocato, inviato direttamente da Grillo e Casaleggio a febbraio 2017 a Roma per trovare l’accordo fra il Comune di Virginia Raggi e i proponenti del progetto. E, subito dopo la chiusura di questo accordo (24 febbraio 2017) è stato proposto e poi nominato per la presidenza di Acea. Fra gli arrestati c’è anche Adriano Palozzi (Forza Italia) vicepresidente del Consiglio regionale del Lazio. Non è nell’elenco dei nomi dei destinatari di provvedimenti restrittivi della libertà Gaetano Papalia, proprietario della Sais, la precedente società proprietaria delle aree di Tor di Valle. E questo smonta le ipotesi che l’inchiesta riguardi la cessione iniziale dei terreni fra la Sais e la Eurnova. Ai domiciliari anche Michele Civita, ex assessore all’Urbanistica della giunta regionale di Nicola Zingaretti.

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INDAGATI IN 27 – C’è anche Paolo Ferrara, capogruppo M5S in Campidoglio, tra i 27 indagati nell’ambito dell’inchiesta della procura sullo Stadio della Roma che ha portato a 9 arresti. Ferrara aveva seguito con l’avvocato Luca Lanzalone, oggi arrestato, la trattativa del 2017 che portò alla modifica del primo progetto del nuovo Stadio della società giallorossa. Ci sarebbero indagati anche nell’ambito del IX Municipio, quello dell’area di Tor di Valle dove era prevista la costruzione dell’impianto giallorosso.

GLI ARRESTI FERMANO L’ITER – La procedura per lo stadio si ferma per legge. Essendo stato destinatario di misure cautelari il titolare della società proponente, il Campidoglio dovrà interrompere la procedura (giunta alla fase di esame delle osservazioni alla variante urbanistica prima del voto in Consiglio comunale), inviare una lettera alla società proponente, la Eurnova, chiedendo chiarimenti. Si dovrà attendere la nomina di curatori che certifichino la correttezza dell’iter seguito e solo dopo questo fatto la variante potrà riprendere il suo corso.

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IL GIUDICE “La gravità delle condotte, la loro ripetitività, la loro pervicacia e la loro concreta offensività appaiono chiara ed inequivoca manifestazione della capacità criminale dei soggetti che le hanno poste in essere”. Lo afferma il gip Maria Paola Tomaselli in un passo dell’ordinanza di custodia cautelare relativo all’inchiesta sulla realizzazione del nuovo stadio della Roma. “L’unica misura proporzionata all’entità dei fatti ed atta a escludere il pericolo di recidivanza appare quella della custodia in carcere che sola limita in maniera assoluta la liberta’ di movimento e di contatto degli indagati”.

In un altro passo si legge: “Un modello di corruzione sistematica, caratterizzata da un’opzione criminale insensibile ai mutamenti politici e istituzionali ed alla scelta di favorire, a qualsiasi livello e con le utilità più diverse, i rappresentanti delle istituzioni che a vario titolo presidiano nell’interesse della generalità i settori in cui si imbatte l’operatività del gruppo talvolta, al prezzo di una corruzione pulviscolare”. In generale Parnasi – sempre secondo il giudice Tomaselli – pone in essere comportamenti e “condotte anni ’80”. Comunque “dalle intercettazioni – ha spiegato Ielo – emerge il forte interesse di Parnasi a finanziare il mondo politico, ma non tutti questi finanziamenti sono illeciti – ha sottolineato il procuratore aggiunto e proprio su questo fronte proseguono le indagini”.

PARNASI, FIGLIO D’ARTE TRA DEBITI E CALCIO Realizzare lo stadio della Roma e’, o sarebbe stata, l’ultima spiaggia per Luca Parnasi, che si e’ sempre definito uno ‘sviluppatore’ piu’ che un classico costruttore o, come si usa dire nel linguaggio corrente, ‘palazzinaro’. Un’ultima chance per risalire dalla pesante crisi economica che ha investito il gruppo creato dal padre Sandro. Un impero che si estendeva da una parte all’altra della capitale: il grattacielo Bnl sulla stazione Tiburtina, le torri di Euroma2 all’Eur, gli alloggi a Marino, il terzo polo commerciale a Pescaccio, decine e decine di migliaia di metri quadrati di case e negozi, gli appartamenti ricavati nell’ex autorimessa Atac a Tiburtina, terreni su cui far sorgere un centro commerciale al Laurentino, terreni al Fleming, a Pietralata, interessi anche in Sicilia.

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Un impero, che pero’ e’ finito nel vortice dei debiti e che nel 2016 e’ passato di mano quando il gruppo ha ceduto tutte le piu’ importanti partecipazioni immobiliari a una societa’ in capo a Unicredit, con cui le aziende di Parnasi sono esposte per centinaia di milioni di euro. Non resta che lo stadio della Roma a Tor di Valle per riprendere a correre. Ma la strada e’ molto complicata e l’inchiesta della magistratura romana lo conferma una volta di piu’. Quarantuno anni, Luca Parnasi ha raccolto l’eredita’ imprenditoriale del padre Sandro, che a partire dagli anni Quaranta comincio’ a mettere in piedi palazzi, muovendosi bene tra la politica, anche quella di sinistra, e sapendo ben fiutare gli affari. Specie quando si trattava di acquisire in occasioni di aste i terreni di societa’ immobiliari. Il gruppo Parnasi si ingrandisce.

Tra gli anni ’90 e i primi 2000 gli affari crescono grazie al boom che porta Roma ad estendersi dal punto di vista edilizio, con la nascita appena al di qua ed anche oltre il GRA, di grandi centri commerciali ed anche di quartieri residenziali. Luca Parnasi e’ a capo della societa’ Eurnova, e’ stato al vertice della holding Parsitalia, quella che nel 2012 ha rilevato i terreni in cui il futuro stadio della Roma dovrebbe sorgere. E’ cominciato due anni prima, nel 2010, il cammino di Parnasi verso questo progetto. Ma la crisi e’ dietro l’angolo, Parsitalia matura l’enorme debito – si parla di diverse centinaia di milioni di euro – con Unicredit, finisce in liquidazione con un procedimento concordato con l’istituto di credito. Non rimane che affidarsi allo stadio, che – nel progetto – non sara’ solo un impianto sportivo ma un grosso polo d’attrazione commerciale.

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