Aggressione Milano, Hosni indagato per terrorismo. Inneggiava all’Isis, arrestato altro tunisino in Puglia

19 maggio 2017

Ismail Hosni (foto), l’italo – tunisino arrestato ieri sera per l’aggressione in Stazione Centrale, e’ indagato con l’accusa di terrorismo internazionale, prevista dall’articolo 270 bis del codice penale, la norma che punisce “chiunque promuove costituisce, organizza, dirige o finanzia associazioni che si propongono il compimento di atti di violenza con finalita’ di terrorismo o di eversione dell’ordine democratico”. Il fascicolo e’ coordinato dai pm Alessandro Gobbis e Alberto Gobbis ed e’ distinto da quello per il reato di tentato omicidio aperto in relazione all’accoltellamento di 3 militari.  Tuttavia, il presidente del Senato, ha precisato che l’aggressione alla stazione Centrale di Milano “non e’ stata un’azione che, secondo quello che sappiamo adesso, puo’ definirsi terroristica”. “Attualmente – ha aggiunto Piero Grasso – il fatto va ricondotto su questi punti: una reazione violenta a un controllo legittimo, poi si approfondira’ se questa persona ha delle tendenze fondamentaliste, ma questo e’ un altro problema”. Intanto, un altro arresto per terrorismo è stato effettuato in Puglia. Un lupo solitario. Un uomo pronto a scrivere – e a condividere- sui social network frasi inneggianti all’Isis. Un musulmano radicale che definiva “cani da sgozzare” i miscredenti, convinto di “dover combattere il diavolo che è nel nostro Paese” e a considerare necessario percorrere “la retta via di Dio affinché possa riportare la grandezza dell’Islam al posto del loro Stato”.

Così, Kamel Sadraoui, 34 anni, tunisino, bracciante agricolo saltuario, inneggiava allo Stato islamico e dalla sua abitazione di Carapelle, in provincia di Foggia, compiva atti di proselitismo via web che gli sono valsi l’arresto per apologia del terrorismo. Il procuratore capo di Bari, Giuseppe Volpe, ha definito le indagini – iniziate nel luglio 2016 in seguito alle segnalazioni dell’Aisi – complicate per “la difficoltà di individuare le condotte utili a capire che si è andati oltre la libera manifestazione del pensiero”. Ad incastrarlo, sono stati non solo post e video violenti – che riprendevano la tortura di un bambino per mano degli uomini del dittatore siriano Assad o l’uccisione di un prigioniero del Califfato – ma anche intercettazioni ambientali e telefoniche in cui si è anche compreso che fosse in possesso di un’arma. “Una pistola”, ha specificato il capo della Digos di Bari che ha condotto le indagini con la collaborazione dei colleghi di Foggia e Padova. Città, quest’ultima in cui viveva il fratello del 34enne, “un senza dimora che vagava in stazione e che aveva contatti con la microcriminalità padovana dopo aver lasciato Foggia. L’uomo, di 32 anni è stato espulso lo scorso 13 maggio dopo la revoca del permesso di soggiorno”, riportano gli inquirenti.

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Già nel febbraio scorso Kamel – che si trova in carcere a Bari – era finito nel mirino dell’antiterrorismo: nei suoi confronti fu emesso ed eseguito un provvedimento di fermo. Il gip del Tribunale di Foggia però decise di convalidare la misura solo per la detenzione dell’arma e non per apologia del terrorismo. L’odierno provvedimento è stato disposto successivamente dal Tribunale del Riesame di Bari che ha accolto l’appello della locale Dda che contestava l’apologia di terrorismo. “Abbiamo avuto difficoltà perché il giudice di Foggia aveva escluso la sussistenza del reato di apologia e invece il giudice di appello cautelare ha ritenuto che il reato fosse sussistente”, ha spiegato Volpe. “L’aggravante è proprio l’esaltazione via web e il Riesame ha colto la pericolosità dei messaggi postati sui social network”, ha sottolineato il magistrato Lidia Giorgio. L’arresto del 34enne, avvenuto in collaborazione con gli uomini del Nocs, rappresenta un tassello dell’opera di prevenzione a fenomeni terroristici anche se non c’è alcun pericolo né progetto di attentato; “Non abbiamo nessuna indicazione in questo senso e mi sembrerebbe esagerato affermare il contrario”, ha concluso Volpe. Intanto, nell’inchiesta sull’accoltellamento di tre militari ieri sera in stazione centrale a Milano, e’ al lavoro anche un pm del pool antiterrorismo guidato dal magistrato Alberto Nobili.

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Sono in corso accertamenti per verificare un eventuale percorso di radicalizzazione dell’italo – tunisino Ismail Tommaso Ben Yousef Hosni, 20 anni ed eventuali suoi contatti con ambienti estremisti. I due dei tre militari sono sempre ricoverati in ospedale. Uno è ferito al collo, il suo collega colpito alla clavicola è stato dimesso con 7 giorni di prognosi, mentre per il poliziotto sono ancora in corso accertamenti. “Dopo l’intervento è rimasto come svenuto per circa un’ora – ha proseguito il questore – ma il medico ha escluso patologie o lesioni”. I tre, come detto, due appartenenti all’esercito e un agente di polizia, sono stati accoltellati verso le 20 da un giovane 21enne, Ismail Tommaso Ben Yousef Hosni, nato in Italia, madre italiana e padre magrebino. Durante un controllo di documenti, all’interno della Stazione, il ragazzo, con precedenti penali per spaccio, ha estratto un coltello da cucina dalla tasca e ha colpito i tre componenti della pattuglia: l’agente è stato ferito lievemente a un braccio, uno dei due militari ha riportato un taglio alla gola e l’altro alla clavicola. L’aggressore è stato subito immobilizzato e arrestato con l’accusa di tentato omicidio. I tre feriti sono stati ricoverati in ospedale sotto osservazione, in serata l’agente è stato dimesso. Il capo di Stato Maggiore dell`Esercito, Generale di Corpo d`Armata Danilo Errico, ha contattato i due soldati, che hanno risposto di persona al telefono comunicando di stare in buone condizioni fisiche e di aver già informato i propri familiari. Errico ha augurato una pronta guarigione ai due militari e al poliziotto ferito.



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