Iran in pressing diplomatico per salvare accordo su nucleare

Iran in pressing diplomatico per salvare accordo su nucleare
Federica Mogherini, Alto rappresentante politica Estera Ud e il ministro degli Esteri iraniano, Javad Zarif
12 maggio 2018

Il ministro degli esteri iraniano Mohammed Javad Zarif lancia un tour diplomatico a tappe serrate per tentare di salvare l’accordo sul programma nucleare del suo Paese dopo il ritiro degli Stati Uniti. Zarif sarà a Pechino, Mosca e martedì a Bruxelles per discutere l’accordo siglato nel 2015 dopo un estenuante negoziato con le potenze mondiali, un’intesa tanto voluta dall’allora presidente americano Barack Obama quanto osteggiato dal suo successore, Donald Trump, che giovedì ha detto di “sperare” in un nuovo accordo con Teheran. Il capo della diplomazia iraniana farà tappa, in sostanza, nelle capitali che difendono quell’intesa e che oggi vorrebbero preservarla, pur temendo le conseguenze del prossimo ripristino delle sanzioni americane. E sarà a colloquio con cinesi, russi ed europei nel momento in cui l’escalation militare senza precedenti tra iran e Israele in Siria fa temere scenari devastanti, non solo a livello regionale. Ieri nel centro di Teheran, dopo la preghiera musulmana del venerdì, migliaia di iraniani hanno manifestato contro gli Usa, bruciano bandiere americane e lanciando slogan anti-israeliani. Giovedì lo Stato ebraico ha condotto decine di raid aerei contro “obiettivi iraniani” in Siria, sostenendo di dover reagire a lanci di razzi “iraniani” partiti dal versante siriano del Golan. E ieri, dalla parte del Golan occupata da Israele, il ministro della Difesa Avigdor Liebarman, ha esortato Damasco a “buttare fuori” gli iraniani.

Le forze israeliane nel Nord del Paese sono in stato di massima allerta

Per ora Teheran, alleata in Siria del regime di Bahsr al Assad, ha replicato solo con le parole. Il ministero degli Esteri ha condannato “con fermezza” i “ripetuti attacchi sinistri del regime israeliano in Siria, accusando lo Stato ebraico di averli lanciati “con pretesti inventati”. E sottolineando di non volere “nuove tensioni” nella regione. Ieri sulla frontiera israelo-siriana regnava la calma, anche se le forze israeliane nel Nord del Paese sono in stato di massima allerta e stessa cosa dall’altra parte della frontiera per le forze siriane, iraniane e di Hezbollah. Secondo molti analisti, Teheran si trova a cercare di bilanciare tra volontà di mostrare fermezza nei confronti di Usa e Israele e necessità di mantenere il sostegno degli europei. “L’amministrazione Rohani ha tutto l’interesse a salvare il salvabile in questo accordo (sul nucleare), parlando con l’Europa, con i russi e i cinesi e dunque a cercare di contenere più o meno l’escalation in Siria e di non spingersi troppo in là con le reazioni”, sintetizza Karim Emile Bitar, direttore di ricerca all’Istituto delle Relazioni internazionali e strategiche di Parigi. La Russia, che ha relazioni strette sia con l’Iran che con Israele, tenta di porsi come mediatore per evitare che le cose sfuggano di mano. E se ufficialmente l’alleanza con Teheran in Siria è più solida che mai, è difficile pensare che lo Stato ebraico non abbia cercato – e ottenuto – il nulla osta di Mosca per i raid lanciati ieri prima dell’alba.

Grande attività diplomatica fa pressioni su Donald Trump

Il presidente Vladimir Putin è comunque attivissimo nei contatti centrati sulla questione dell’accordo con l’Iran da “preservare”. Il presidente russo ha discusso ieri con la cancelliera tedesca Angela Merkel “la situazione riguardo il JCPOA (acronimo inglese tratto dalla dicitura ufficiale dell’intesa) dopo il ritiro unilaterale Usa, sottolineando l’importanza essenziale di preservarlo, dal punto di vista della sicurezza e internazionale e regionale”, si legge in un comunicato emesso dal Cremlino dopo una conversazione tra i due leader. Putin ha parlato poi con il collega turco Recep Tayyip Erdogan, convenendo che “la decisione americana riguardo l’accordo nucleare è errata” e che l’accordo in questione “costituisca un successo diplomatico e vada conservato”. Un quadro di grande attività diplomatica, volto anche a fare pressioni su Donald Trump, che ha sì denunciato l’accordo, ma che potrebbe cambiare le carte nel corso dei quasi due mesi a disposizione del Congresso per decidere quali sanzioni imporre all’Iran e come. “Spero di poter fare un accordo con loro, un buon accordo, un accordo onesto – buono per loro, migliore per loro”, ha dichiarato ieri sera il presidente americano, “ma non possiamo permettere che abbiano l’arma atomica. Dobbiamo essere in grado di andare nei siti e controllarli, dobbiao essere in grado di entrare nelle loro basi militari e verificare che non stanno barando”. Un’apertura, per quanto vaga, a una possibile nuova fase negoziale.

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