La Corte europea dà ragione all’Italia: sì assistenza alle persone, no sbarco obbligatorio

La Corte europea dà ragione all’Italia: sì assistenza alle persone, no sbarco obbligatorio
La Corte europea dei diritti umani
30 gennaio 2019

La Corte di Strasburgo ha chiesto all’Italia di “prendere il prima possibile tutte le misure necessarie per assicurare ai ricorrenti cure mediche adeguate, cibo e acqua”. Per i minori non accompagnati e’ stato chiesto al governo di garantire anche una “tutela legale” adeguata. Lo ha reso noto la stessa Corte che non ha pero’ accolto la richiesta dei ricorrenti di ordinare all’Italia il loro sbarco.

La Corte europea dei diritti umani, che ha deliberato a maggioranza in base alla cosiddetta regola 39, ha anche “richiesto al governo di tenerla regolarmente informata sugli sviluppi della situazione” a bordo della Sea Watch e ha deciso che le misure d’urgenza adottate oggi resteranno in vigore fino a un’ulteriore notifica. La Corte si e’ pronunciata su due richieste giunte dalla nave attualmente alla fonda davanti alla costa siracusana in cui si domandava di ordinare all’Italia lo sbarco dei 47 migranti a bordo perche’, secondo quanto reso noto, “la situazione della nave e’ precaria e i migranti non sono in buone condizioni fisiche”.

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La prima e’ arrivata il 25 gennaio. A farla sono stati il capitano, il capo della missione di salvataggio della Sea Watch e uno dei migranti a bordo. La seconda e’ arrivata ieri ed e’ stata inviata dai 15 minori a bordo. La Corte di Strasburgo puo’ chiedere a uno Stato di adottare determinate misure in base alla cosiddetta regola 39, quella che viene applicata solo in via del tutto eccezionale quando risulta evidente che senza interventi urgenti i ricorrenti rimarrebbero esposti al rischio di subire un danno irreparabile. A Strasburgo si ricorda infine che la decisione della Corte di chiedere allo Stato di prendere misure urgenti non la vincola poi a dichiarare ammissibile un eventuale ricorso e di dover entrare nel merito del caso. E al momento, secondo quanto risulta, la Corte non ha ancora ricevuto alcun ricorso formale dalla Sea Watch.

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