L’autista: “L’ho fatto per non far venire gli africani”. La drammatica telefonata di Adam: “Mamma, ci uccidono”

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21 marzo 2019

“L’ho fatto per dare un segnale all’Africa, perche’ gli africani restino in Africa e cosi’ non ci siano morti in mare”: cosi’ ha detto in carcere a San Vittore Ouesseynou Sy, l’autista che ieri ha sequestrato un bus con una scolaresca a Crema. Sy ha riferito di essere un “panafricanista” e ha spiegato di sperare anche nella vittoria delle destre in Europa “cosi’ non faranno venire gli africani”. In attesa dell’interrogatorio di convalida del fermo davanti al gip atteso nei prossimi giorni, Ousseynou Sy è stato recluso intorno alla mezzanotte di ieri in una cella del sesto raggio (quello riservato ai cosiddetti “protetti”) della casa circondariale San Vittore del capoluogo lombardo. L’autista dello scuolabus è sorvegliato a vista dagli agenti della polizia penitenziaria. Il 47enne è accusato di strage, sequestro di persona, incendio e resistenza, con l’aggravante di aver agito con finalità di terrorismo. L’uomo, di origini senegalese con cittadinanza italiana ieri ha dirottato un autobus nel milanese con 51 studenti a bordo delle scuole medie e ha appiccato il fuoco. Secondo gli inquirenti milanesi l’aggravante terroristica è configurabile non solo alla luce delle frasi sconnesse pronunciate dall’uomo contro le politiche sull’immigrazione del governo giallo-verde. Ma soprattutto perché ha creato panico nella popolazione. Si è sfiorato il disastro. L’uomo avrebbe agito da “lupo solitario”, il suo, ha detto, è stato un atto dovuto “per fermare la strage del mare”.

Intanto, altri elementi si aggiungono al quadro che descrive la premeditazione con cui Ousseynou Sy ha organizzato il dirottamento del bus. Arrivato a Pantigliate l’autista ha coperto i vetri davanti del bus con delle lenzuola nere, forse per impedire ai ragazzi di capire dove fossero. Anche di questo materiale si era munito la mattina prima di mettersi alla guida del mezzo con il quale avrebbe dovuto portare dalla palestra alla scuola gli allievi. Inoltre aveva rimosso dalla vettura tutti i martelletti frangivetro con i quali i ragazzi avrebbero potuto provare a rompere i vetri e scappare. I dettagli emergono dal racconto di alcuni testimoni e anche da quello dei primi carabinieri che sono arrivati sul posto, appartenenti al nucleo radiomobile di San Donato. In pochi secondi gli operatori hanno dovuto fare una scelta, hanno bloccato il bus e hanno fatto scendere i ragazzi dal retro. Tutto questo mentre Sy aveva in mano due accendini e minacciava i carabinieri che se lo avessero toccato avrebbe dato fuoco a tutto. E cosi’ ha fatto poco dopo. I militari hanno dovuto tirare fuori dal bus, che era gia’ divorato dalle fiamme anche lo stesso attentatore. Il carabiniere scelto Aldo Leone della stazione di Paullo e’ rimasto lievemente ferito: ha ancora una mano fasciata per una contusione.

I carabinieri del Ros hanno effettuato ieri perquisizioni nella casa e nell’auto di Ousseynou Sy. Nell’auto i militari avrebbero trovato una tanica e delle borse. I controlli sono stati eseguiti insieme ai colleghi del nucleo investigativo di Crema, dove Sy e’ residente. Secondo alcune indiscrezioni, l’autista – separato da una donna italiana – nei giorni scorsi avrebbe ordinato via internet, tramite un collega, un taeser, dicendo di doverlo regalare alla nuova compagna. Tutti questi elementi confermano la “premeditazione del gesto”, che e’ stata data per certa anche dal procuratore capo di Milano, Francesco Greco, e dal numero uno del pool antiterrorismo, il pm Alberto Nobili. Sy inoltre, durante il suo folle gesto, brandiva due accendini e un coltello. Alcuni bambini hanno anche visto il calcio di una pistola spuntare dalla sua cintola, ma le armi non sono state trovate.

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Il capo del pool antiterrorismo di Milano, Alberto Nobili: “Non ha fatto nessuna riflessione verso l’Isis o le campagne di propaganda a favore dell’Islam ma semplicemente ha detto: è stata una mia scelta personale non potevo più vedere bambini sbranati da squali nel Mediterraneo, donne incinte…”. Il 47enne, aveva precedenti: “Aveva una condanna per violenza sessuale a un anno di reclusione, sospesa, e una guida in stato di ebrezza”. Roberto Manucci, uno dei carabinieri di Paullo intervenuti per primi sul posto, ha raccontato di aver visto il terrore negli occhi dei ragazzi. Ma anche grazie a uno di loro che è riuscito a chiamare i soccorsi si è concluso tutto bene. “La cosa che mi ha colpito di più sono stati i ragazzini, la loro forza e la volontà di salvarsi, sono stati molto collaborativi”. Sy aveva sposato un’italiana dalla quale aveva avuto due figli. Il gesto lo aveva premeditato ha confessato, aveva anche preparato e trasmesso un video fatto girare tra la comunità africana di Crema che era stato inviato anche in Africa. L’intento era dire: “Africa sollevati, non venite più in Europa”. Gli inquirenti hanno riferito che “era partito in direzione Linate. Secondo lui se non fossero intervenuti i carabinieri nessuno si sarebbe fatto male, ma aveva già cosparso il pullman di benzina”.

LA TESTIMONIANZA

Rami Shehata ha 14 anni e a chi gli chiede se si sente un eroe risponde candido: “Un po’ si’, ma non l’ho fatto per sentirmi un eroe, l’ho fatto per salvare i miei compagni”. E’ nato nel 2005 “in Italia” sottolinea il padre Khaled, “mentre noi siamo arrivati in Italia del 2001”. Una famiglia semplice, padre operaio e due figli: uno che va alle medie e uno che va alle superiori. Nessuno dei due pero’ ha ancora la cittadinanza: “Sono orgoglioso di mio figlio, spero che l’Italia gli dia la cittadinanza, e spero di prenderla anche io, perche’ a me piace questo Paese, e’ la mia seconda patria”.

Rami quando racconta i momenti concitati del salvataggio, mentre Ousseynou Sy dirottava il bus da Crema verso Milano, intenzionato ad andare a Linate: “Ho nascosto il telefono, facendo finta di consegnarglielo ma poi tornando indietro. Cosi’ ho chiamato i carabineri”. Rami ha riconosciuto bene la direzione che stava prendendo il bus: “Eravamo sulla Paullese, me ne sono reso conto”. E grazie a questa informazione le pattuglie dei carabinieri, coordinate a San Donato Milanese dal tenente Valerio Azzone, sono riuscite ad arrivare sul posto e bloccare lo Scuolabus. “Tutto il bus era ormai pieno di benzina, lui aveva la pistola, il coltello e due accendini, poi ho sentito due colpi”.

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Eppure, “nonostante tanta paura” Rami e’ riuscito a rimanere lucido, ha chiamato anche a casa e ha tranquillizzato i suoi compagni che si trovavano nel retro del bus: “Dicevo loro di stare tranquilli, che non ci avrebbe fatto del male”. E lo faceva per tenere tranquillo anche il dirottatore, tanto che si e’ rivolto anche a lui: “Gli ho chiesto perche’ stava facendo quella cosa, ma lui mi ha guardato e non mi ha risposto”. Nella seconda media della scuola di Crema che Rami frequenta, su 22 alunni quelli di origine straniera sono 6, ma nel momento in cui “doveva salvare 51 vite non ho pensato a queste cose”. Ai giornalisti che gli chiedono se si senta italiano, risponde: “Si’, meta’ e meta’”.

LA TELEFONATA 

“Mamma, siamo in un pullman, ci stanno uccidendo”: comincia cosi’ la telefonata terrorizzata di Adam, uno dei ragazzini-eroi, 13 anni appena, dello Scuolabus sequestrato a San Donato. A bordo del pullman, Adam telefona alla mamma, sullo sfondo si sentono le voci concitate e le urla degli altri ragazzini. “Ci stanno portando in un posto sconosciuto. Quello del pullman…. non sappiamo dove ci porti”, dice Adam, la voce che lascia trasparire il terrore. La mamma risponde in arabo: “Sei a scuola e mi vuoi spaventare? E’ uno scherzo?”. Ma lui replica, inframmezzando l’italiano con l’arabo: “Mamma, ci portano via, sulla strada per Milano: l’autista vuole ucciderci, ha una pistola. Chiama la polizia…”. (foto: Ousseynou Sy dopo essere stato arrestato dai carabinieri (Ansa/Salvatore Garzillo))

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