Ma la famiglia naturale esiste? E la natura è etica? Due dubbi (e una riflessione) dopo il congresso di Verona

Ma la famiglia naturale esiste? E la natura è etica? Due dubbi (e una riflessione) dopo il congresso di Verona
Una statua di John Stuart Mill
3 aprile 2019

Da settimane non si parla d’altro che di famiglia. Io ne sono contento e spero che sia l’occasione di superare la retorica e l’ipocrisia orientate al consenso provvisorio. Gli ultimi anni l’hanno dimostrato: dopo il family day torna sempre il quotidiano family crack, cioè dopo le chiacchiere dei politici (o affini) ricominciano tutte le difficoltà che si trovano in Italia per costruire e consolidare una famiglia. Ora il governo (soprattutto il vicepremier Di Maio) ha annunciato una serie di misure da inserire nel Def che sarà pronto entro una settimana: contributi e agevolazioni fiscali su pannolini, asili, baby sitter etc. Lo spero.

Sul piano teorico dopo il congresso mondiale delle famiglie a Verona mi restano due dubbi. Innanzitutto esiste la famiglia naturale tanto decantata dai protagonisti del forum? Io credo di no. La famiglia è il primo nucleo su cui si fonda la società ma è una costruzione, appunto, sociale e non naturale. Tant’è che prende forme diverse, disciplinate da leggi.

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Secondo dubbio: ma perché la natura dovrebbe essere presa come modello etico? John Stuart Mill ha scritto un testo bellissimo proprio per mostrare che la natura non è buona. Anzi. Basta considerare i terremoti, i nubifragi e tutti gli sconvolgimenti che non possono essere imputati all’uomo. Dunque non mi convince l’argomento per cui la natura (peraltro sempre intesa arbitrariamente) detterebbe i principi di azione e valutazione degli esseri umani.

Io ho sempre pensato che la vita sia un contenitore e non un contenuto e che non esistano valori in sé. Cioè che ogni persona deve dare un senso al proprio stare al mondo. E questo stare (o forse ritrovarsi) al mondo non è, di per sé, carico di un valore etico. La vita è la condizione di possibilità di agire (cioè uno strumento), poi le nostre azioni possono essere buone o cattive. In sé, al di là del senso che proviamo a dare alle nostre esistenze, non vedo valori.

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