La Francia torna alla carica: non spetta a Salvini prendere i brigatisti ma alla legge

La Francia torna alla carica: non spetta a Salvini prendere i brigatisti ma alla legge
Il ministro della giustizia Alfonso Bonafede indossa la giacca della divisa della Polizia Penitenziaria
18 febbraio 2019

Una questione di giustizia che riguarda il lavoro dei magistrati dei due paesi e sulla quale Matteo Salvini non ha alcuna voce in capitolo. In un’intervista a ‘Le Monde’ il ministro francese per gli Affari Europei Nathalie Loiseau fa il punto sulle relazioni tra i due paesi dopo il rientro dell’ambasciatore a Roma, tornando a ribadire che Parigi prendera’ in considerazione le richieste provenienti dall’Italia sulla consegna dei brigatisti che vivono da anni in Francia sulla base di quel che dice la legge e non Salvini. Che anche oggi, in campagna elettorale in Sardegna, ha ripetuto il suo mantra: “L’ambasciatore e’ tornato e siamo tutti contenti e piu’ rilassati. Adesso pero’ – ha detto il ministro dell’Interno – aspettiamo che Parigi ci restituisca i 15 terroristi”.

Loiseau e’ stata pero’ chiarissima: quello degli ex brigatisti “e’ un tema che viene trattato da giustizia a giustizia”. E dunque, “non spetta a un ministro dell’Interno, sia esso vicepremier, di venire a prendere i brigatisti in Francia. E non spetta al suo omologo francese consegnarglieli. Ci sono dei magistrati che lavorano tra loro, vegliando al rispetto di una eventuale prescrizione dei fatti. Si fara’ caso per caso, ma non c’e’ alcun motivo di opporsi a una eventuale estradizione”. Le parole di Loiseau confermano comunque che i due paesi hanno messo mano ai dossier. L’Italia, nel corso dell’incontro tra le delegazioni dei due ministeri di mercoledi’ scorso a Parigi, ha presentato una lista con i nomi di 15 ex terroristi, che hanno ognuno una posizione diversa. L’impegno preso da entrambi i paesi e’ di riesaminarli uno a uno nel dettaglio, per rimettere in fila tutti gli elementi: tipo e gravita’ del reato, condanne, rischio prescrizione. Quest’ultima e’ l’ostacolo maggiore, tenuto conto che il sistema francese, che ha limiti massimi di prescrizione pari a 30 anni, prevede che anche l’omicidio si prescriva.

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A maggior ragione, per reati meno gravi le probabilita’ che sussistano ancora le condizione per l’estradizione sono molto basse. E dopo i tecnici, si sono sentiti anche i politici. Venerdi’ il Guardasigilli Alfonso Bonafede ha avuto un colloquio telefonico col collega Nicole Belloubet. “Abbiamo ribadito la comune volonta’ – ha sottolineato il ministro – di continuare nel solco tracciato”. I due hanno in agenda un incontro l’8 marzo a Bruxelles, in occasione del vertice di tutti i ministri della Giustizia dell’Ue, e sara’ quella l’occasione per capire a che punto e’ la trattativa. E intanto a Caltana, il paese in provincia di Venezia dove Lino Sabbadin il 16 febbraio del 1979 fu ucciso dai terroristi dei Pac, si sono incontrati il figlio del macellaio, Adriano, e Maurizio Campagna, il fratello del poliziotto ucciso due mesi dopo Sabbadin da Cesare Battisti. Ci sarebbe dovuto essere anche Alberto Torreggiani ma il figlio del gioielliere vittima dei Proletari era impegnato a Roma. “Con l’arresto di Battisti – hanno detto i due – possiamo chiudere un capitolo: giustizia e’ fatta”.

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