La grande fuga degli alfaniani in Sicilia

La grande fuga degli alfaniani in Sicilia
Angelino Alfano, leader di Alternativa popolare
13 novembre 2017

E’ un’emorragia inarrestabile. Un altro pezzo da novanta, è pronto a fare le valige: “Ci hanno messo in lista sapendo di mandarci a morire”. Alternativa popolare è esplosa, in Sicilia. E non solo. Il detonatore, la batosta alle Regionali di domenica scorsa che ha tagliato fuori dal parlamento siciliano il partito di Angelino Alfano. La Caporetto di Ap, in estrema sintesi. Ma, l’unico a non averne consapevolezza sembra proprio il ministro degli Esteri, pronto a correre da solo alle Politiche con la sua Alleanza popolare al di sotto del tre per cento (almeno finora). Ed è pure convinto, che sarà protagonista nella prossima legislatura fino al 2023. Non ha dubbi, in sostanza, Angelino Alfano. Di certo, non ne hanno i suoi compagni di partito in Sicilia, che a uno a uno continuano a scappare verso altri lidi. I più gettonati – dato che non è facile, in prima battuta, passare a Forza Italia – sono quelli centristi, gestiti da Lorenzo Cesa, (in Sicilia è letteralmente resuscitato) e da Saverio Romano, “socio” determinante per il successo dei moderati isolani. La cronaca registra che la maggior parte dei big provinciali hanno lasciato Alfano. Tra tutti, l’ex coordinatore di Ap regionale fino a qualche settimana fa, Francesco Cascio, macchina inarrestabile di voti nel Palermitano ed ex presidente del parlamento siciliano; il deputato regionale, rais a Trapani, Giovanni Lo Sciuto; l’omologo nel Messinese, il deputato regionale Nino Germanà. Pronta a partire, la senatrice Simona Vicari: “I risultati ottenuti da Ap in Sicilia sono stati deludenti oltre ogni previsione”. Per l’ex sottosegretario, sono frutto di “numerosi errori di valutazione politica e di comunicazione da parte di tutto il gruppo dirigente del partito”.

Intanto, a Siracusa è pronta a esplodere un’altra bomba. In questa provincia, le urne hanno prodotto la migliore performance del partito di tutta l’Isola, circa il 9 per cento di voti. Il doppio della percentuale ottenuta da Ap in ambito regionale. Vincenzo Vinciullo, deputato uscente Ap, non rieletto, ne è il protagonista: “Ci hanno messo in lista sapendo di mandarci a morire”. Ma lui tira dritto. In settimana, dovrebbe parlare di alleanze per le Politiche. Ma già, per Alfano, la rotta e’ segnata: “Partiamo da noi stessi, dai nostri valori e dai nostri programmi, contro ogni giustizialismo, contro ogni populismo, a favore della famiglia, per l’Europa, per il ceto medio e chiunque verra’ dovra’ fare i conti con i nostri programmi”. Insomma, “noi siamo pronti ad andare da soli alle elezioni, la nostra scelta e’ per una alternativa popolare e con certa destra non vogliamo avere nulla a che fare”. Più cauto, invece, l’ex ministro dei Trasporti, che guarda sempre più al centro-destra. “E’ finita l’esperienza di questo governo – sottolinea Maurizio Lupi -. Non c’e’ un’alleanza scontata di un progetto politico che va avanti. Qui si apre la discussione politica: in base alla legge elettorale quale e’ la scelta migliore per rappresentare meglio quella Italia al centro che riteniamo indispensabile per il futuro di questo paese”. Il coordinatore nazionale di Ap, com’è noto, cova da tempo malesseri per alcune scelte di Alfano. Mal di pancia che regnano in Ap, in quasi tutte le regioni del nord, e non certo alfaniane.

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