La pittura di Rita Ackermann, cancellare come atto creativo

Loading the player...
22 giugno 2018

Alla domanda su cosa sia la pittura oggi è oggettivamente impossibile dare una risposta univoca. Ma le risposte parziali esistono e una di queste la si può trovare nella mostra che la Triennale di Milano dedica a Rita Ackermann, “Movimenti come Monumenti”. L’esposizione è incentrata sui “Chalk paintings” dell’artista ungherese trapiantata a New York, lavori che ricordano lavagne sulle quali Ackermann interviene con il gesso e, soprattutto, con l’atto della cancellatura.

Il curatore della mostra, Gianni Jetzer: “Il movimento del titolo – ci ha spiegato – può essere quello dei corpi, ma anche un movimento politico, quello di persone che si organizzano e si mettono insieme, c’è movimento anche in questi dipinti per via della loro dimensione, l’atto è molto gestuale: il corpo dell’artista si muove per creare questi arabeschi. Pensando ai monumenti, questi spesso sono commemorativi e contengono quindi delle memorie e questo è un altro elemento centrale perchè i ricordi sono parte di questi lavori”. Ricordi che affiorano sotto forma di figure dentro quello che inizialmente appariva solo come un dipinto astratto, ma anche ricordi collettivi, legati all’immaginario visuale dell’arte così come a storie che hanno l’intensità per essere al tempo stesso personali e collettive, insomma universali.

E a tutto questo va aggiunta anche la dimensione concettuale della pratica di Rita Ackermann, che Jetzer sintetizza con efficacia: “Quello che è interessante – ha aggiunto il critico newyorchese – è che lei aggiunge un’azione di scomparsa all’azione creativa, perché il togliere è in questo caso un atto creativo”. Nelle sale della Triennale i grandi dipinti funzionano, invitano a riflettere, creano una dialettica sul rapporto tra presenza e assenza che è fruttuosa, sia per il lavoro sia per lo spettatore. Che in un certo senso entra dentro un modo di fare pittura camminando sulle proprie gambe, fino a trovare la sua personale risposta alla domanda da cui siamo partiti.

Leggi anche:
Mozambico, il ponte gigante finanziato dalla Cina

Segui ilfogliettone.it su facebook

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Se avete correzioni, suggerimenti o commenti scrivete a redazione@ilfogliettone.it



Commenti