La sfida della Cina agli Usa, in 15 anni 40mila miliardi di import

La sfida della Cina agli Usa, in 15 anni 40mila miliardi di import
5 novembre 2018

Xi Jinping non ha solo messo sul tavolo la sua carta per uscire dalla guerra commerciale con gli Stati uniti ma ha avvertito – facendo oggi il suo discorso inaugurale all’importantissima China International Import Expo di Shanghai – che la Cina sarà il vero motore, il centro del commercio mondiale nei prossimi 15 anni. Un segnale che né gli Stati uniti, né le altre potenze economiche del mondo, compresa l’Europa, potranno ignorare.

Non è la prima volta che il presidente del più grande paese comunista del mondo si erge a paladino del libero mercato. L’equazione “+libertà economica +controllo politico”, che sta mettendo in campo in Cina, funziona nella misura in cui l’economia cresce e sempre più cinesi escono dalla povertà. In questo senso, Xi ha risposto da subito alle tendenze protezioniste del presidente americano Donald Trump, trovando inattese convergenze sia con l’Europa, sia con il principale concorrente regionale e terza economia del mondo, il Giappone. “La pratica della legge della giungla, dove chi vince prende tutto, conduce a un finale negativo” ha spiegato il presidente cinese. Invece – ha proseguito – “l’inclusione e la reciprocità, benefici per tutti sono la strada da seguire”.

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Sono quegli accordi, quei rapporti “win-win”, reciprocamente benefici, che i vertici cinesi ripetono da sempre come un mantra e che anche oggi il presidente cinese ha ribadito. Ma nel discorso odierno, in più, Xi ci ha messo dei numeri importanti. Ha affermato che la Cina intende importare nei prossimi 15 anni qualcosa come 30mila miliardi di dollari di beni stranieri e 10mila miliardi di dollari in servizi. E, per farlo, intende abbassare le tariffe per le importazioni, accrescere le possibilità di accesso al mercato, trattare le compagnie straniere in maniera equa, allentare i vincoli alla proprietà straniera in settori come l’educazione e la sanità, dove la Cina presenta una forte domanda. E’ chiaro che il primo destinatario del messaggio è a Washington, per quanto Xi non abbia citato neanche una volta il presidene americano nel suo discorso durato 35 minuti.

Negli ultimi giorni Trump si è mostrato più aperto e ottimista rispetto alla possibilità di raggiungere un accordo sul commercio con Pechino. La scorsa settimana ha avuto un lungo colloquio telefonico col suo omologo cinese e ha segnalato, in un tweet, che i negoziati procedono. C’è molta attesa per il G20 che si terrà a Buenos Aires che si terrà a fine mese. Lì i due leader dovrebbero incontrarsi. Tuttavia la portata del suo messaggio non può essere limitata alla guerra commerciale con gli Usa. La strategia globale di Pechino spazia a 360 gradi e non attiene solo il campo economico, ma più ampiamente quello dei disegni egemonici globali. Pechino guarda al grande continente eurasiatico con l’Iniziativa Belt and Road, che punta a riaprire le antiche Vie della Seta dell’Eurasia; flirta con lo storico concorrente Giappone, che dal canto suo ha rilanciato il Partenariato trans-Pacifico orfano degli Usa e starebbe anche dialogando per un ingresso di Pechino in questo progetto; continua a puntare sull’Africa per le sue materie prime, anche se a un passo meno sostenuto del passato.

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Per questo la sfida di Xi va vista in maniera globale e il discorso fatto dal presidente cinese trova orecchie attente anche altrove. “Tutte le persone sagge sanno che la globalizzazione economica è un percorso storico irreversibile. E’ una tendenza storica perché il suo sviluppo non verrà scossa dalla volontà umana. Tutti i paesi dovrebbero adeguare a politiche per aprirsi e opporsi al protezionismo e all’unilateralismo”, afferma Xi Jinping. A sottolineare la solennità di queste dichiarazioni anche la sede scelta, come segnala oggi il South China Morning Post: la fiera inaugurata oggi a Shanghai è un appuntamento di primaria importanza per Pechino: uno dei quattro principali appuntamenti diplomatici per il paese. Vi partecipano 3mila aziende da 130 paesi. Per presenze, la più nutrita è quella giapponese, segue la Corea del Sud, gli Stati uniti, l’Australia, la Germania e l’Italia. A Shanghai è volato, per l’Italia, il vicepremier Luigi Di Maio, alla sua seconda visita in Cina in pochi mesi.

In questo contesto globale, naturalmente Xi vede la Cina al centro. “Zhongguo”, la parola cinese per Cina, vuol dire appunto il Paese del Centro: quindi l’idea di Xi è che la Cina si vada a riprendere il posto che le appartiene. Lo si evince chiaramente da una metafora usata dal presidente. “La Cina è la seconda economia del mondo. Abbiamo un mercato di oltre 1,3 miliardi di consumatori che vivono in un territorio di circa 9,6 milioni di chilometri quadrati”, ha segnalato Xi. “Per usare una metafora – ha continuato – l’economia cinese non è uno stagno, è un oceano. L’oceano può stare calmo per giorni, ma bisogna aspettarsi che prima o poi arrivino venti e tempeste. Senza di loro, l’oceano non sarebbe ciò che è. I grandi venti e le tempeste possono sconvolgere uno stagno, ma mai l’oceano. E’ lo stesso per la Cina. Avendo attraversato 5mila anni di sfide e tribolazioni, la Cina è ancora qui! E, guardando al futuro, la Cina sarà sempre qui!”.

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