La Sicilia si regala 350 assessori. E pure il MoVimento Cinque Stelle vota a favore

La Sicilia si regala 350 assessori. E pure il MoVimento Cinque Stelle vota a favore
Il deputato al parlamento siciliano, Giancarlo Cancelleri (M5s)
1 aprile 2019

Sono bastate alcune decine di migliaia di euro dei contribuenti, per spazzare via, in Sicilia, le quota rosa e aumentare di 355 il numero degli assessori nelle giunte comunali. Come dire, in un paio di ore, il parlamento siciliano, ha fatto bingo. Un voto trasversale dove il governo Musumeci è stato battuto e che ha visto protagonista soprattutto il MoVimento Cinque Stelle. “Per eleggere le donne non serve una legge, basta candidarle in posizione utile”, sostiene Giancarlo Cancellieri, il leader dei pentastellati isolani. Sono stati i 5stelle, infatti, a presentare l’emendamento che ha soppresso l’articolo 1 del disegno di legge sulla composizione delle giunte comunali in Sicilia. Solo che quell’articolo prevedeva l’obbligo di garantire almeno il quaranta per cento di rappresentanza di genere nelle città con più di 15mila abitanti. E ora, neanche questa minima quota rosa potrà essere garantita.

Lo stesso leader isolano cinquestelle, plaude pure all’aumento di oltre trecentocinquanta assessori. “Si tratta di una norma di buon senso – dice ancora Cancelleri –. Fino ad ora i sindaci, soprattutto nei piccoli comuni, hanno dovuto tenere per sé deleghe importanti agendo con molta difficoltà”. Il parlamento siciliano, presieduto dal forzista, Gianfranco Micciché, nel far sapere che la norma sull’incremento delle poltrone assessoriali non prevede alcun costo per la Regione, pensa di aver la coscienza a posto. Ma se non sarà, a questo punto, la Regione Siciliana a pagare i futuri assessori, saranno di certo le relative amministrazione comunali, a cui, a dire il vero, non mancava questo incremento di poltronificio, dato che le loro casse sono più che in profondo rosso. E a proposito di pecunia, alcuni uffici, hanno elaborato le prime cifre relative ai costi di questi nuovi 355 assessori. Parliamo di circa trecentosessantacinque mila euro in più al mese, ovvero di oltre 4 milioni e 300 mila euro l’anno.

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Somme che vanno ad aggravare, come detto, i bilanci degli enti locali. Insomma, in tempi in cui si combatte per l’abolizione dei vitalizi, per il taglio degli sprechi, per ridurre il numero dei parlamentari, in Sicilia si aumentano gli assessori. E come detto, sono bastate alcune decine di migliaia di euro dei contribuenti. Il perché di questi soldi, presto detto. Il parlamento più antico d’Europa, qual è quello siciliano, costa mille euro al minuto. Alcune cifre, per meglio capirci. Nel 2018, l’aula di Sala d’Ercole ha visto lavorare i settanta parlamentari siciliani per circa 247 ore (sono 8 mila 760, le ore in un anno). Un lavoro pagato quindici milioni di euro per onorare le indennità degli Onorevoli.

In dettaglio, i deputati siciliani hanno lavorato 7,52 giorni al mese, per un totale di 87 giorni nel corso dell’intero 2018. Il record negativo è stato registrato a maggio, con appena 4 ore e 34 minuti di lavoro. Rimanendo, in tema di cifre, entriamo nel merito della norma “pro-poltronificio” che darà vita fino a 355 posti da assessore in più, come detto. A Palermo, per esempio, al momento gli assessori sono otto: il sindaco Leoluca Orlando potrà nominarne altri tre, fino a un massimo di undici. A Catania da otto si può arrivare a dieci. La legge prevede, in pratica, quattro assessori per i comuni fino a 10 mila abitanti, cinque tra dieci e trenta mila abitanti, sette tra trenta e cento mila abitanti, nove per le città tra i cento e duecentocinquanta mila abitanti, dieci tra duecentocinquanta mila e cinquecento mila abitanti e infine, undici assessori per i comuni superiori a mezzo milione di abitanti. Sarà anche questa una rivoluzione?

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