La triste sinistra con più capi che voti

La triste sinistra con più capi che voti
Il presidente del Senato, Piero Grasso
28 ottobre 2017

La sinistra continua a sfornare leader. La lista dei nomi è sempre più ricca. I due pezzi da novanta, Pier Luigi Bersani e Massimo D’Alema, stanno giocando un’agguerrita partita per accaparrarsi la “cosa rossa” e il plotone degli ex scissionisti Pd e chiunque vede nella sinistra un’opportunità politica, dato l’aria che tira dalle parti del Nazareno. Obiettivo legittimo, ma che sembra mettere in secondo piano la principale priorità: il consenso, l’elettorato. Tradotto, per i profani, i voti che servono per approdare in parlamento alla prossima legislatura. Con l’aggravante della nuova legge elettorale. Gli ex scissionisti, infatti, lo sanno bene di essere destinati ad avere un’esigua rappresentanza parlamentare nella prossima legislatura. Ma nel Mdp, la guerra sulla leadership prevale. Dopo lo strappo con Giuliano Pisapia, la sinistra dovrà decidere chi guiderà la coalizione. E dire che proprio su Pisapia, Bersani ci aveva messo la faccia: “Se è lui il leader? Assolutamente sì”, diceva l’ex segretario qualche settimana fa. Ma la pratica Pisapia, ora, è già in archivio. Come quella della leadership di Laura Boldrini, sempre pronta a imboccare strade per un “posto al sole”. Bersani, a questo punto, si ritrova due carte da giocare: Vasco Errani e Pietro Grasso. Quest’ultima, in particolare, è tornata prepotentemente sul tavolo, dopo che il presidente del Senato ha sbattuto la porta in faccia a Matteo Renzi. Nel gruppo dem a Palazzo Madama, la decisione di Grasso viene letta come un “gesto eclatante che dà il via alla sua campagna elettorale con la sinistra radicale”. Eppure, l’ex magistrato è entrato in politica nel 2013 proprio col Pd, ma non ha mai preso la tessera del partito. “Sono un ragazzo di sinistra”, aveva evidenziato l’ex pm alla festa di Mdp a Napoli dove ha ricevuto un’accoglienza da star.

“Ora fa il presidente del Senato, ma certo che puo’ essere uno dei nostri leader”, dice con convinzione un ex dem. Del resto, si fa notare, fu Bersani a sceglierlo per la presidenza di palazzo Madama. “La politica ha bisogno di buoni esempi”, rimarca, intanto, Roberto Speranza. “E’ un ragazzo di sinistra”, ricorda, invece, Arturo Scotto. Grasso è stato “corteggiato” tutta l’estate dai renziani affinché si candidasse a governatore della Sicilia. “Penso che questa sarebbe la soluzione piu’ forte per la Sicilia e credo che il Pd debba lavorare per facilitare questa soluzione”, professava il presidente dei dem. E nonostante le reiterate rinunce di Grasso, Matteo Orfini non si stancava di ripetere: “Non dispero che possano accadere dei fatti nuovi affinché consentirgli di accettare la candidatura”. E’ nell’ultimo anno, in particolare, che le distanze si sono allargate, tra Grasso e il Pd. Prima le critiche durante l’iter della riforma costituzionale, poi l’invito a Renzi (inascoltato) a “non trasformare il referendum in un plebiscito”. Fino alla legge elettorale: “L’importante è che sia costituzionale e nell’interesse dei cittadini e non dei partiti”, aveva ammonito il presidente del Senato. Ora, invece, è la sinistra a scommettere su Grasso. Ma Bersani non sembra sereno. Non sa quanto effettivamente l’ex pm possa essere indipendente da D’Alema, il quale continua a lavorare sotto traccia per affidare la leadership a Speranza, soprattutto perché è facilmente gestibile. A sinistra, però, c’è chi scommette che alla fine potrebbe avere la meglio Grasso. Potrebbe essere lui la soluzione di mediazione. Il che, come si è detto, accontenterebbe Bersani, ma solo in parte, perché non gli assicurerebbe il fatto che D’Alema non continui a essere il vero leader ombra della sinistra.

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