Le dieci regole dei pediatri per il sonno di bimbi e genitori

Le dieci regole dei pediatri per il sonno di bimbi e genitori
13 giugno 2018

Anche i più piccoli fanno i conti con l’insonnia. E se dai sei anni fino all’adolescenza i disturbi del sonno interessano circa una persona su dieci, il dato è ancora più alto (un bambino su quattro) al di sotto dei cinque anni di età. Tra i disturbi più comuni nei bambini ci sono insonnia (20-30%), parasonnie (25%), disturbi del ritmo circadiano (7%), disturbi respiratori del sonno (2-3%), disturbi del movimento legati al sonno (1-2%), ipersonnie (0,01-0,20%).

E così per favorire il sonno dei bambini, e di conseguenza anche quello dei genitori, i pediatri hanno elencato una serie di 10 regole. La prima e’ rispettare l’orario della nanna tutte le sere. “Abituare il piccolo sin dalla tenera eta’ ad addormentarsi sempre alla stessa ora, adattando i ritmi della famiglia a quelli del bimbo e non viceversa (se si tiene sveglio il bambino perche’ il papa’ arriva tardi e vuole giocare si sposta in avanti tutto il suo sonno)”, raccomandano i pediatri della Sip. “Le buone abitudini vanno mantenute e consolidate nell’arco della crescita, variandole in base all’eta’”, hanno aggiunto.

La seconda regola e’ far dormire il bambino sempre nello stesso ambiente (che sia la sua cameretta o nei primi mesi quella dei genitori) adeguatamente preparato, con luci soffuse senza device accesi, ed eventualmente con una musica dolce e monotona di sottofondo. “Non farlo addormentare – hanno detto i pediatri – in ambienti diversi, come sul divano in sala mentre si guarda la televisione. Costruiamo e manteniamo gli stessi rituali di avvicinamento al sonno. Terza regola: dissociare la fase di alimentazione da quella dell’addormentamento. “Nei primi due o tre mesi di vita – ha spiegato la Sip – manca la fase di addormentamento, nel senso che non e’ possibile riconoscere con precisione quando il bambino sta crollando. Nei mesi successivi invece appena si notano alcuni segnali (non succhia piu’ con forza, chiude gli occhietti) si deve staccarlo dal seno e metterlo nel lettino”.

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La quarta regola recita: “rispettare l’orario dei pasti durante il giorno. Anche se il bambino va al nido cercare di mantenere gli stessi orari del pranzo, merenda e cena, adeguando i nostri orari ai suoi”. La quinta, invece, raccomanda di evitare di usare il tablet o altri dispositivi elettronici dopo cena. “Spegnere tutto almeno un’ora prima dell’addormentamento. La luce dei device – ha detto la Sip – riduce la produzione della melatonina che favorisce l’addormentamento. Mantenere tutti gli apparecchi elettronici, inclusa la televisione, il computer e il cellulare fuori dalla stanza da letto”. La sesta regola suggerisce di non dare troppo cibo o acqua prima di dormire. “Evitare il latte o altri liquidi compresa la camomilla durante i risvegli, preferire piuttosto l’utilizzo di un oggetto consolatorio per riaddormentarsi, come il ciuccio per esempio”, hanno sottolineato i pediatri.

Regolare con attenzione l’esposizione alla luce e’ la settima regola. “Per il sonnellino pomeridiano – ha spiegato la Sip – mantenere la luce dell’ambiente; ridurre l’esposizione il piu’ possibile per la notte; potenziare la luce appena svegli. Il nostro ritmo sonno veglia, come quello dei nostri figli, e’ governato dall’alternanza della luce e del buio”. L’ottava regola consiste nell’evitare sostanze eccitanti dopo le ore 16. No a te’, solo deteinato in caso, no a bevande contenenti caffeina e no alla cioccolata. La nona regola raccomanda un’alimentazione equilibrata con un adeguato introito di liquidi durante il giorno. “Preferire cibi contenenti fibre e triptofano che e’ un precursore della melatonina, come carni bianche, pesce azzurro, verdure verdi, legumi e cereali”, ha detto la Sip. Infine, la decima regola: i pediatri dico no ai bambini nel lettone. “Abituarli all’autonomia vuol dire anche lasciarli dormire nel proprio ambiente”, hanno spiegato. “Nei casi di risveglio, riportarli sempre nel loro lettino. Un metodo che puo’ funzionare e’ promettere un premio al bambino se non va nel letto dei genitori”, hanno concluso.

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