Legge elettorale, asse Pisapia-Orlando. Basta autosufficienza Pd

Legge elettorale, asse Pisapia-Orlando. Basta autosufficienza Pd
12 agosto 2017

La ‘tela’ di Pisapia si allarga sempre di piu’. Comprende una rete che va da Orlando a Prodi fino a Calenda (il 9 settembre ci sara’ una iniziativa comune) e alla minoranza del Pd. Contatti in corso anche con il mondo cattolico dem, da Franceschini a Delrio. L’ex sindaco di Milano chiede un segnale di discontinuita’ non solo in Sicilia dove il Pd sta stringendo l’accordo con Ap (si lavora ad un’intesa politica, per ora esclusa l’ipotesi delle primarie) ma anche per le elezioni prossime in Lombardia, Friuli e nel Lazio. E continua – spiegano i suoi – a lavorare affinche’ si arrivi ad un nuovo centrosinistra. Il fulcro del ragionamento ruota sempre intorno alla legge elettorale: servono – questa la tesi – regole del voto che diano all’Italia un governo stabile. A settembre si cerchera’ l’affondo per convincere Renzi a virare sul premio di coalizione. Nel frattempo dialogo dentro e fuori dal Pd, con l’obiettivo di cambiare i rapporti di forza. Pisapia non e’ intervenuto pubblicamente sulla ‘querelle’ tra Delrio e Minniti ma – sostiene chi lo ha sentito – sta con il primo, con la concezione di una societa’ dell’accoglienza e non del respingimento. L’obiettivo e’ far capire al Pd che e’ finita l’epoca dell’autosufficienza, imprimere un’altra direzione “ad un Paese – ragiona il fedelissimo di Pisapia, Ferrara – che sembra rassegnato al ritorno delle destre”. Campo progressista rivendica il merito di aver aperto una discussione interna al Partito democratico, al netto degli abbracci e dei sorrisi con il sottosegretario Boschi e il ministro Martina. “Ora – osserva Ferrara – serve un nuovo soggetto politico, non una federazione ma una contaminazione di profili programmatici e culturali”. Prima della pausa estiva una nota congiunta firmata da Pisapia e Speranza ha certificato la necessita’ di rilanciare lo spirito della manifestazione di piazza Santi Apostoli a Roma. La costruzione di un processo “che metta insieme una pluralita’ di esperienze”, partira’ da settembre.

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Un manifesto politico – “una sintesi alta e non un compromesso”, sottolinea Ferrara – servira’ a lanciare la sfida a Renzi, “non per essere subalterni”. L’obiettivo di Campo progressista e’ quello di “introdurre un cambio di rotta”, avvalendosi di amministratori locali, ma soprattutto del contributo della societa’ civile (il 16 settembre ci sara’ il raduno delle circa 350 Officine sparse sul territorio), del mondo dell’associazionismo, della solidarieta’, dell’ambientalismo. Articolo 1 punta soprattutto sul rilancio del lavoro: in coincidenza con la discussione della legge di stabilita’ in Parlamento, terra’ una iniziativa a Napoli organizzata da Speranza. Poi a meta’ ottobre ci sara’ l’Assemblea costituente per far si’ che non nasca un cartello elettorale ma un vero e proprio processo partecipativo per scegliere simbolo, leadership e definizione del programma. Sara’ quello il luogo di discussione finalizzato alla costituzione di una rete indirizzata soprattutto a chi non va piu’ a votare. “L’impostazione e’ questa – sottolinea D’Attorre -. Chi partecipera’ a questo processo democratico sara’ cofondatore di questo nuovo soggetto politico. Sui territori gia’ c’e’ uno spirito unitario”. Non serviranno tessere, bastera’ registrarsi. Alcuni nodi pero’ sono ancora da sciogliere. Mdp insiste sulla necessita’ di essere alternativi a Renzi. “Non siamo – spiega il senatore Fornaro – per una sinistra barricadera ma e’ necessaria una profonda discontinuita’ per combattere l’astensionismo e far venire da noi chi ha scelto i Cinque stelle”. Uno dei punti divisivi e’ l’apporto o meno di Sinistra italiana. Per gli ex dem “non e’ il momento dei veti. Rovesciamo la piramide – afferma una fonte parlamentare -. Indichiamo la bussola, partiamo dal programma, chi lo condivide deve essere dentro”.

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Ma il gioco di sponda di Pisapia non e’ solo con Speranza e Bersani. Il dialogo e’ continuo soprattutto con il ministro della Giustizia che punta sempre piu’ a smarcarsi dal segretario dem (“Giuliano – ha detto Orlando in un’intervista – e’ un alleato prezioso”). Il Guardasigilli ha inviato, riferisce un suo fedelissimo, una lettera ai responsabili provinciali della sua area per chiedere, in vista dei congressi d’ottobre, candidature alternative a quelle di Renzi. Le trattative in corso tra Pd e Ap sulla Sicilia hanno dato ancora piu’ spazio, questa la tesi di Pisapia e della minoranza dem, alla costruzione di una coalizione di un centrosinistra diverso. Ma il segretario dem ha gia’ fatto capire piu’ volte che la legge elettorale si cambiera’ solo se si siederanno al tavolo anche FI e M5s. Il tentativo di rimettere mano alle regole del voto partira’ dalla Camera. “Ma – confida un esponente della prima commissione di palazzo Madama – se a Montecitorio falliranno siamo pronti ad intervenire. Lo ha deciso gia’ la conferenza della Commissione, ci muoveremo sulla linea del Capo dello Stato Mattarella che chiede perlomeno l’uniformita’ tra i sistemi di Camera e Senato. C’e’ poi una parte del Pd, quella piu’ governativa, che non nasconde sotto traccia la possibilita’ di appoggiare una candidatura di Gentiloni, in nome della stabilita’ e di un dialogo in Parlamento proprio con FI, visto che Mdp viene considerata forza di opposizione e il partito azzurro potrebbe appoggiare la legge di stabilita’. Una manovra per rilanciare la possibilita’ che sia l’attuale premier il candidato Pd, spiegano fonti parlamentari dem, e’ gia’ messa in conto al meeting di Rimini che verra’ aperto dal presidente del Consiglio. Non ci sara’ Renzi e i fedelissimi del segretario gia’ fanno notare che a dialogare con Tajani e’ stato invitato Enrico Letta.

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