L’Eurogruppo alla Grecia, basta austerità ora riforme: pensioni, fisco e mercato del lavoro

L’Eurogruppo alla Grecia, basta austerità ora riforme: pensioni, fisco e mercato del lavoro
21 febbraio 2017

L’Eurogruppo prova a cambiare pagina, o quanto meno a cambiare tono e accento nei riguardi della Grecia: i ministri delle Finanze dell’Eurozona e “le istituzioni” (cioè la ex trojka), per continuare l’esborso dei prestiti previsti dal terzo programma di assistenza, ora ad Atene non chiedono più nuove misure di austerità, ma soprattutto “riforme strutturali orientate alla crescita economica” su pensioni, fisco e mercato del lavoro; e promettono che i margini di bilancio prodotti dall’atteso aumento del Pil andranno a sostenere la ripresa e l’occupazione. Lo ha affermato il presidente, Jeroen Dijsselbloem, a Bruxelles, alla fine della riunione dell’Eurogruppo. Il ministro greco delle Finanze, Euclid Tsakalotos, ha approvato questo accordo, che prevede comunque l’impegno del suo governo ad approvare una serie di misure legislative, dopo che la missione tecnica delle “istituzioni” si sarà recata prossimamente ad Atene per definire il pacchetto delle riforme nei dettagli, insieme a un percorso virtuoso di bilancio (compreso l’obiettivo dell’avanzo primario al 3,5%) da rispettare “nel medio termine”.

LE RIFORME “C’è uno spostamento del mix di politiche” richiesto ad Atene “dalle misure di austerità alle riforme strutturali; e se queste riforme daranno i risultati attesi ci sarà un margine di bilancio che la Grecia potrà utilizzare per decidere misure favorevoli alla crescita. Tutto dipende dall’entità delle riforme e dal percorso sostenibile di bilancio”, ha spiegato Dijsselbloem. In Grecia in questi anni “è stato fatto moltissimo per risanare il bilancio pubblico, e oggi quello che vogliamo sono riforme strutturali che rendano il bilancio sostenibile. C’è un chiaro passaggio dall’austerità alle riforme strutturali, uno spostamento di accento – ha ripetuto il presidente dell’Eurogruppo – su cui è d’accordo anche il Fmi”. Il Fondo monetario internazionale era rimasto in disaccordo finora con le “istituzioni” riguardo al terzo programma per Atene perché le misure previste non garantivano, a suo giudizio, la sostenibilità del debito greco.

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IL DEBITO Il Fmi, ha ricordato Dijsselbloem, “è sempre stato chiaro: vuole una traiettoria di bilancio sostenibile, che tragga vantaggio da profonde riforme che contribuiscano alla ripresa economica, e vuole che il debito sia sostenibile”. Questo, dunque, è l’ultimo passo: “La questione del debito sostenibile tornerà quando l’intero pacchetto delle riforme sarà stato concordato”. “Ora – ha proseguito il presidente dell’Eurogruppo – siamo al primo passo: progettate le riforme e concordiamole; e poi tornate da noi, e il Fmi ritornerà a porre la questione se il debito sia sostenibile”. Il Fondo Monetario “esaminerà l’impatto sul debito di queste riforme, analizzando anche il potenziale economico di crescita della Grecia e gli sviluppi di bilancio. E a questo punto – ha spiegato ancora Dijsselbloem -, se il Fmi potrà dire: ‘Bene, su queste basi il bilancio greco sarà sostenibile e sulla buona strada, e queste riforme sosterranno una ulteriore ripresa’, allora l’intera analisi del debito negli anni a venire apparirà molto più positiva”.

FISCO-LAVORO-PREVIDENZA “Io non posso giudicare ora” il risultato finale, “ma è così che funzionerà. Ora – ha insistito il presidente dell’Eurogruppo – dobbiamo fare il primo passo: tornare ad Atene, in modo che la Grecia progetti tutte queste riforme, costruisca il pacchetto, che sia forte e sostenibile, e poi ritorni da noi e potremo calcolare le cifre e vedere a che punto siamo”. I due ultimi accordi precedenti dell’Eurozona col governo greco, nel luglio 2015 e a maggio 2016 “erano stati accolti con favore dal Fmi, ma non erano stati considerati abbastanza buoni” da consentire l’approvazione da parte del Fondo, ha ricordato Dijsselbloem. Ma ora, ha aggiunto, “la mia ambizione è che questo sia considerato complessivamente abbastanza credibile da poterlo sottoporre al board del Fmi”.  Dijsselbloem non ha fornito dettagli sulle riforme chieste ad Atene, limitandosi a dire che riguarderanno “il sistema fiscale, le regole del mercato del lavoro, il sistema previdenziale”. E, ha puntualizzato, “bisogna rendersi conto che in questa fase non c’è un accordo politico: sarebbe troppo presto”. Ma “è un passo positivo che le ‘istituzioni’ abbiano abbastanza fiducia e un accordo comune per tornare ad Atene.”

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URGENZA Molto lavoro resta da fare: in qualsiasi paese sarebbe difficile” fare quel complesso di riforme: “Perciò – ha continuato il presidente dell’Eurogruppo – permetteremo alle ‘istituzioni’ e al governo greco di fare quel lavoro sul terreno, nei dettagli tecnici. Torneranno all’Eurogruppo quando e se avranno un accordo tecnico a livello di staff. E allora avremo una discussione politica finale sulle ultime fasi del programma”. Quando ci saranno i prossimi pagamenti? “Non sono previste scadenze di pagamento e non servono nuovi esborsi a marzo, aprile, o maggio; credo che il prossimo esborso sia realistico aspettarselo per l’estate”, ha detto Dijsselbloem, quindi “se riusciamo a farlo per l’Eurogruppo di marzo bene, sennò lo faremo più tardi”. Comunque, ha concluso il presidente dell’Eurogruppo “non ci sono problemi di liquidità a breve per la Grecia, ma tutti sentiamo che c’è urgenza: se vogliamo che la crescita continui, occorre fiducia, e questo dovrebbe dare una forte motivazione a fare il più presto possibile”.

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