Migranti dividono l’Ue: tornare a Schengen, chiudere le frontiere

Migranti dividono l’Ue: tornare a Schengen, chiudere le frontiere
14 settembre 2017

“Le principali, e giustificate, ragioni per prorogare i controlli alle frontiere interne non ci sono più, ma ne discuteremo con i ministri. Credo sia il momento di ritornare al funzionamento normale di Schengen”. Lo ha detto il commissario Ue agli Affari interni e l’Immigrazione, Dimitris Avramopoulos, al suo arrivo al Consiglio Ue dei ministri dell’Interno, oggi a Bruxelles. La settimana scorsa, cinque Stati membri dell’area di Schengen (Austria, Danimarca, Francia, Germania e Norvegia) che hanno reintrodotto i controlli alle persone alle frontiere interne (la Francia dal novembre 2015, gli altri da maggio 2016) a causa della minaccia terroristica o della crisi migratoria, hanno chiesto di modificare le attuali norme che concedono di poter prorogare i controlli, con rinnovi successivi, fino a un periodo massimo di due anni. Allo stato attuale, tutti i controlli temporanei reintrodotti alle frontiere interne dovrebbero essere rimossi a novembre. Secondo i paesi richiedenti, il periodo massimo di due anni previsto oggi non è adeguato “alla natura di lungo termine della minaccia terroristica”, e al suo carattere particolarmente grave. Nella loro richiesta, contenuta in un “non paper” del 5 settembre scorso, i cinque paesi chiedono di emendare in particolare l’articolo 25 del “Codice delle frontiere di Scengen”, consentendo di prorogare i controlli per ulteriori due anni, dopo il primo periodo, per un totale complessivo di quattro anni, e comunque sempre in base a motivi giustificati e rispettando il criterio di proporzionalità.

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Secondo Paolo Gentiloni, “la discussione sui trattati Schengen che si è aperta per motivi di terrorismo e sicurezza è un’ottima occasione per porre sul tavolo la modifica dei regolamenti di Dublino: non si può modificare uno lasciando invariato l’altro”. “Significherebbe andare in una direzione diversa da quello che noi auspichiamo – aggiunge il premier – significa lasciare tutto sulle spalle di paesi di primo arrivo”. Lo ha detto il premier Paolo Gentiloni parlando al termine del vertice intergovernativo Italia-Grecia a Corfù. Per Gentiloni, in sostanza, “dobbiamo proseguire nei passi in avanti realizzati nell’ultimo anno e mezzo sui temi dell’immigrazione: sono passi limitati, sempre fragili, dobbiamo esserne consapevoli sia per la rotta mediterranea centrale che orientale che occidentale. Passi avanti che dobbiamo coltivare settimana per settimana continuamente, tradurli in regole più avanzate, questo è il messaggio che viene da questo vertice che porteremo all’incontro tra i paesi del Sud Europa che si svolgerà a Nicosia a ottobre”.

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