Libia, medici e infermieri morti in raid aereo di Haftar su ospedale da campo a sud di Tripoli

Libia, medici e infermieri morti in raid aereo di Haftar su ospedale da campo a sud di Tripoli
16 luglio 2019

Un caccia dell’aereonautica militare del generale Khalifa Haftar ha colpito un ospedale da campo nel quartiere di Swani, a sud di Tripoli, causando almeno tre morti e un numero ancora imprecisato di feriti. Secondo il sito web informativo libico “Libya Observer”, considerato vicino al Governo di accordo nazionale (Gna) del premier Fayez al Sarraj, tra le vittime ci sarebbero anche medici e infermieri. L’emittente satellitare televisiva qatariota “Al Jazeera” fornisce un bilancio di tre morti e dieci feriti. L’agenzia di stampa turca “Anadolu”, citando il governo di Tripoli, ha dato notizia della morte di “tre medici” nel raid aereo.

Intanto, cessazione immediata delle ostilita’ a Tripoli e ritorno al processo politico mediato dalle Nazioni Unite lo chiedono i governi di Egitto, Francia, Italia, Emirati Arabi Uniti, Regno Unito e Stati Uniti in un comunicato congiunto dal dipartimento di Stato Usa. I sei paesi esprimono “profonda preoccupazione” per la situazione a Tripoli e ricordano che “non vi puo’ essere soluzione militare”. “La violenza in corso e’ costata la vita a quasi 1.100 persone, ha provocato oltre 100 mila sfollati e alimentato una crescente emergenza umanitaria. Gli scontri hanno minacciato di destabilizzare il settore energetico della Libia ed esacerbato la tragedia delle migrazioni umane nel Mediterraneo”, si legge nel comunicato.

“Esprimiamo la nostra profonda preoccupazione sui tentativi in corso da parte di gruppi terroristici di sfruttare il vuoto di sicurezza nel paese. Invitiamo tutte le parti coinvolte nel conflitto a dissociarsi (…) e rinnoviamo il nostro impegno a portare davanti alla giustizia i responsabili di ulteriore instabilita’”. Inoltre, i sei governi ribadiscono il “pieno sostegno” all’operato dell’inviato speciale delle Nazioni Unite per la Libia, Ghassan Salame’, “al lavoro per stabilizzare la situazione a Tripoli, per ripristinare la fiducia al fine di ottenere una cessazione delle ostilita’, per espandere il suo impegno in tutto il paese, per promuovere un dialogo inclusivo e per creare le condizioni necessarie alla ripresa del processo politico. Dobbiamo dare nuova linfa alla mediazione Onu, che punta a promuovere un governo di transizione che rappresenti tutti i libici, a preparare elezioni legislative e presidenziali credibili, a favorire una giusta distribuzione delle risorse e a portare avanti la riunificazione della Banca centrale e delle altre istituzioni sovrane della Libia”.

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E ancora. I sei governi invitano “tutti gli Stati membri dell’Onu a rispettare pienamente i propri obblighi e contribuire alla pace e alla stabilita’ della Libia, a impedire destabilizzanti consegne di armi e a salvaguardare le risorse petrolifere del paese” in accordo con le relative risoluzioni del Consiglio di sicurezza. “Ricordiamo a tutte le parti e le istituzioni libiche – concludono i governi di Egitto, Francia, Italia, Emirati Arabi Uniti, Regno Unito e Stati Uniti – le loro responsabilita’ nella protezione dei civili, nella salvaguardia delle infrastrutture civili e nel facilitare l’accesso agli aiuti umanitari”.

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