Fallita mediazione Guterres, battaglia alle porte di Tripoli. Esplosioni e scontri all’aeroporto

Fallita mediazione Guterres, battaglia alle porte di Tripoli. Esplosioni e scontri all’aeroporto
6 aprile 2019

Fallita la mediazione del segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, per fermare l’offensiva militare lanciata ieri dal generale Khalifa Haftar, l’uomo forte dell’Est della Libia che nei mesi scorsi ha preso anche il controllo del Sud del Paese, per “liberare l’Ovest da terroristi e mercenari”. Dopo aver incontrato Fayez al Sarraj, premier del governo di Tripoli riconosciuto dalla comunità internazionale, Guterres è volato a Bengasi per incontrare Haftar. Al termine dell’incontro, il numero uno dell’Onu ha dichiarato di lasciare il Paese “con il cuore pesante e profondamente preoccupato”, auspicando che ci sia ancora margine per “evitare uno scontro sanguinoso dentro e attorno a Tripoli”. Secondo i media libici, Haftar ha detto a Guterres che “l’operazione verso Tripoli continua per eliminare il terrorismo” e che non “c’è possibilità di dialogo con al Qaida, con l’Isis o con la Fratellanza musulmana”.

Di fronte all’avvio delle operazioni, annunciate dallo stesso Haftar in un messaggio audio, la forza di protezione di Tripoli, una coalizione di milizie fedeli al governo di Sarraj, ha annunciato una controffensiva, mentre le forze armate della città di Misurata, a Ovest di Tripoli, si sono dette “pronte a fermare l’avanzata” di Haftar. “Misurata si è opposta e ha combattuto contro il tiranno Muammar Gheddafi e ha sempre favorito l’unità e l’accordo tra i libici, quindi non può rimanere inerte di fronte ai movimenti e all’escalation di Haftar nell’Ovest della Libia per imporsi come leader di tutti i libici”, si legge nel comunicato diffuso da Misurata. Sul terreno si hanno notizie di scontri a Sud della capitale, con le forze di Haftar che rivendicano di aver preso il controllo delle zone di Qasr Bin Ghashir, Wadi Al Rabie e Souq al-Khamis, e l’aeroporto internazionale della città, sempre a sud di Tripoli. Tuttavia il governo di Sarraj ha contestato tali dichiarazioni. Il sito Alwasat, invece, citando il portavoce dello Lna, Ahmed al-Mismari, fa sapere che cinque militari dell’Esercito nazionale libico (Lna), tra cui il maresciallo di campo Khalifa Haftar e comandante generale, sono rimasti uccisi negli scontri per il controllo della zona a sud e a sud-est di Tripoli fra Tarhuna ed el-Azizia. Già era stata segnalata l’uccisione di almeno un altro militare di Haftar (due, secondo informazioni dell’Associated Press).

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Intanto il fronte è oramai alle porte di Tripoli: l’avanzata dell’Esercito nazionale libico, di Khalifa Haftar, ha subito una battuta d’arresto a una trentina di chilometri dalla capitale ma si combatte intensamente. Ci sono scontri e si sono avvertite esplosioni nella zona dell’aeroporto Mitiga di Tripoli. Le milizie che fanno capo al Governo di accordo nazionale, guidato da Fayez al Serraj, hanno catturato oltre 130 combattenti pro-Haftar. Un successo, inatteso, dovuto anche all’intervento massiccio delle milizie di Zintan e Misurata. Il portavoce dell’Esercito della Cirenaica qualche ora prima aveva annunciato la ripresa dell’avanzata. “Non ci fermeremo fino a quando non avremo conquistato Tripoli”, ha rivendicato Ahmed al-Mismari. In risposta, il governo di al Serraj ha messo in campo tutte le forze per contrastare l’invasione. Secondo quanto scrivono alcuni media libici pero’ gia’ emergono i primi ammutinamenti tre le file di chi dovrebbe difendere la capitale. Almeno due piloti hanno rifiutato di obbedire all’ordine del ministro dell’Interno, Fathi Bashaga, di bombardare i blindati incolonnati verso Tripoli. Nel frattempo la comunita’ internazionale, dall’Ue all’Onu, si mobilita nel tentativo di evitare l’ennesimo bagno di sangue nel Paese che non vede una pace duratura dalla caduta del regime di Muammar Gheddafi nel 2011.

Il ministro degli Esteri italiano, Enzo Moavero, impegnato in Francia alla riunione dei ministri degli Esteri del G7, ha chiesto “una posizione comune” per evitare un’escalation e favorire “un’evoluzione pacifica e costruttiva in armonia con gli sforzi dell’Onu”. Il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, vede “rischio di una nuova crisi migratoria”. Su richiesta della Gran Bretagna, si riunisce stasera, alle 21 ora italiana, il Consiglio di sicurezza dell’Onu. Una decisione non piaciuta al braccio destro di Haftar, al-Mismari, che ha accusato Londra di “sostenere i terroristi”. La Russia ha chiesto di evitare “un nuovo bagno di sangue”: “Da noi nessun sostegno all’offensiva di Haftar”, ha assicurato il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov. Cio’ che e’ certo finora e’ che il processo politico per l’unificazione del Paese e per andare ad elezioni e’ stato accantonato. La conferenza popolare in programma per il 14-16 aprile a Ghadames, nel sud-ovest del Paese, probabilmente e’ gia’ saltata. 

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CONSIGLIO SICUREZZA ONU

Frattanto, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Uniti ha invocato una tregua tra le parti coinvolte nel conflitto in Libia, chiedendo di fermare le attivita’ militari in atto a Tripoli e di riprendere il dialogo. Lo ha detto l’ambasciatore tedesco Christoph Heusgen, presidente di turno dello stesso Consiglio. “I membri del Consiglio di sicurezza hanno espresso profonda preoccupazione per l’attivita’ militare a Tripoli, che mette a rischio la stabilita’ e le prospettive per una mediazione delle Nazioni Unite e una soluzione politica globale alla crisi, e hanno invitato le forze della Libyan National Army (Lna) a fermare tutti i movimenti militari e arrestare l’attivita’ militare. Non puo’ esserci alcuna soluzione militare al conflitto”, ha detto Heusgen, leggendo una dichiarazione sui risultati della riunione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite incentrata sulla Libia. E’ stato poi ribadito il “pieno sostegno al segretario generale (Antonio Guterres) e al suo inviato speciale (Ghassam Salame’) e hanno invitato tutte le parti a riprendere il dialogo e ad adempiere ai loro impegni in modo costruttivo attraverso il processo politico delle Nazioni Unite”, ha sottolineato Heusgen. I membri del Consiglio di sicurezza dell’Onu hanno anche sottolineato la necessita’ di garantire la sicurezza dello staff delle Nazioni Unite e hanno invitato le parti libiche ad attuare i loro obblighi ai sensi della legge umanitaria internazionale, compresa la protezione dei civili.

I MINISTRI DEGLI ESTERI G7

Preoccupazione arriva anche dai ministri degli Esteri del G7. I rappresentanti di Canada, Francia, Germania, Italia, Giappone, Regno Unito, Stati Uniti lanciano un appello per lo stop alle operazioni militari in Libia e a ogni movimento verso Tripoli. “Esprimiamo la piu’ profonda preoccupazione per le operazioni militari in corso nei pressi di Tripoli, in Libia”, si legge nella nota diffusa a Roma dalla Farnesina. “Esortiamo tutte le parti coinvolte ad interrompere immediatamente ogni azione militare e ogni ulteriore movimento verso Tripoli, che stanno compromettendo le prospettive del processo politico guidato dalle Nazioni Unite, rischiando di mettere in pericolo la popolazione civile e di prolungare le sofferenze del popolo libico”. “Siamo fermamente convinti – prosegue ancora la nota congiunta – che non vi sia soluzione militare al conflitto libico. Ci opponiamo con forza a qualsiasi azione militare in Libia. Ogni attore o fazione libica che contribuisca ad aggravare ulteriormente il conflitto civile, fa del male a persone innocenti e impedisce il cammino verso la pace che il popolo libico merita”.

I ministri degli Esteri del G7 ribadiscono “il pieno e coeso sostegno al segretario Generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres e al rappresentante speciale del segretario generale Ghassan Salame’, mentre l’Onu cerca di aiutare i libici a superare lo stallo politico in Libia e aiutare i libici a tracciare un percorso verso elezioni credibili e pacifiche quanto prima possibile, come concordato dalle parti libiche a Parigi nel maggio 2018 e a Palermo nel novembre 2018”. “Invitiamo inoltre tutti i libici – conclude la nota – a sostenere in modo costruttivo il processo guidato dalle Nazioni Unite e la Comunita’ Internazionale a dimostrare la piena unita’ e coesione verso l’obiettivo condiviso di una stabilizzazione sostenibile della Libia”.

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