L’impronta pittorica nell’arte fotografica di Maurizio Gabbana

Alberi 1
9 febbraio 2018

Non si può fare a meno di tornare indietro nel tempo guardando le bellissime immagini di Maurizio Gabbana, a quei dipinti futuristici che avevano segnato, nei primi anni del Novecento, una netta rottura con la produzione pittorica del passato per guardare e creare un’epoca nuova, di rivoluzione nella tecnologia, nella vita quotidiana, nelle scoperte scientifiche, e perciò anche un diverso modo di intendere l’arte, la quale doveva necessariamente stare al passo con i cambiamenti che stavano comprendo ogni settore. Il Futurismo, con i suoi colori, con il suo dinamismo, con quelle rappresentazioni veloci, indistinte proprio perché orientate a una corsa verso il progresso che stava profondamente segnando quel periodo, sembra essere il punto di partenza del fotografo Maurizio Gabbana, un artista prima di tutto, che dall’occhio analitico dell’obiettivo si lascia influenzare davvero pochissimo.

Si forma da autodidatta guardando soprattutto i grandi pittori, visitandone le mostre e prendendo spunto proprio dai loro dipinti per comprendere quanto il proprio amore per l’immagine fotografica fosse simile, fin dagli inizi, a quello di un artista per la propria tavolozza, e trasforma il tecnicismo della macchina in strumento per liberare quelle emozioni che non possono essere trattenute all’interno di uno schema più logico. Esploratore di città, ama osservarne i dettagli Gabbana, quelli più silenziosi, quelli che vengono trascurati dagli abitanti distratti che spesso, sovrappensiero, pensano ad altro; si lascia conquistare da immagini che poi la sua creatività non può fare a meno di stravolgere, di trasformare, come se guardasse la realtà attraverso un caleidoscopio in cui fondamentali non sono i colori bensì il momento della rotazione, quello durante il quale l’immagine precedente si sovrappone alla successiva e le due si fondono in una generando una realtà parallela, quella della Terra di mezzo in cui l’artista intravede un senso diverso delle cose. Esalta l’uomo raccontando di ciò che ha creato, dalle bellezze più classiche come il Duomo di Milano e la Tour Eiffel di Parigi, a quelle più moderne come i grattacieli di New York e Dubai,

sebbene nelle sue immagini l’autore di queste meraviglie non appaia quasi mai, forse per una discrezione che la sensibilità di Maurizio Gabbana ha nei confronti delle emozioni più intime che riuscirebbe a rivelare, carpire senza essere visto. O forse solo perché sente che la sua inclinazione è quella di dare voce a ciò che è inanimato, di far parlare e dialogare tra loro parti diverse della natura, quella pre-esistente e quella nuova creata dall’uomo, in una sinergia spettacolare e sorprendente che conquista immediatamente l’osservatore. Lo sguardo infatti vaga all’interno dell’immagine, cerca di capire cosa si nasconda dietro, quale simbolo della città immortalata sia mimetizzato dietro la frammentazione, quali siano le luci che si rifrangono e lo illuminano fino a celarne i confini e celarsi oltre essi. E poi Maurizio Gabbana di colpo sorprende perché sceglie in alcuni scatti, e solo in alcuni, di dare una rappresentazione più classica raccontando il dettaglio, la scalinata, l’interno di un edificio, esattamente come sono, senza trucchi, senza effetti prismatici, esaltando la grandezza dell’uomo che ne ha eseguito il progetto e la realizzazione, per ricordare agli osservatori contemporanei, che spesso si perdono nella velocità del vivere, che ciò che è oggi è stato costruito da contemporanei di un’altra epoca e che ciò che osservano distrattamente è il frutto di un sogno, di un’immagine visionaria che è stata trasformata in realtà. L’essere umano è raffigurato solo quando parte di un tutto, immagini in metropolitana, momenti di vita intravisti tra la folla oppure – come nella serie Pringles realizzata ponendo l’obiettivo alla fine di un tubo delle celebri patatine -, quando può scattare senza essere visto, per mantenere intatta la spontaneità e naturalità del frammento di esistenza che vuole immortalare.

Inizia tardi a manifestare la sua inclinazione artistica Maurizio Gabbana, dopo anni di carriera impiegata a occuparsi di altro, sia dal punto di vista professionale che da quello personale, ma, come spesso accade quando si trova la propria strada rimasta latente e silenziosa molto a lungo, letteralmente esplode e segue l’inarrestabile impeto a lasciar gridare quella voce creativa che genera scatti mozzafiato. Partecipa a moltissime importanti collettive – dalla Biennale di Firenze al Macro di Roma, da Palazzo Reale di Milano alla Biennale di Venezia, dall’Expo alla sede PWC del Sole24Ore – vincendo anche importanti premi e riconoscimenti fino a realizzare la prima, bellissima monografia Con la luce negli occhi, edita da Skirà. Uomo sensibile e artista dello scatto, Maurizio Gabbana merita un posto di primo livello nel panorama culturale italiano così come in questa rubrica in cui il talento è l’assoluta e unica parola d’ordine.

MAURIZIO GABBANA

Email: maurizio.gabbana.fg@gmail.com

Sito web: http://www.mauriziogabbana.it/

Facebook: https://www.facebook.com/maurizio.gabbana

Linkedin: https://www.linkedin.com/in/maurizio-gabbana-44301972/

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