L’onda nera irrompe nella politica svedese, è rebus governo. Il premier uscente Lofven: ora dialogo

L’onda nera irrompe nella politica svedese, è rebus governo. Il premier uscente Lofven: ora dialogo
Il giovane leader della nuova destra svedese, Jimmie Akesson
10 settembre 2018

Una sconfitta per il governo ancora in carica. Questo il risultato delle elezioni politiche in Svezia, dove ad aver avuto la meglio sono i sovranisti i cui obiettivi sono i respingimenti in massa, le frontiere chiuse, e un possibile referendum sull’Unione europea. La nuova destra antimigranti (Sverige Demokraterna, SD, guidata dal giovane dinamico leader Jimmie Akesson trasformatosi col suo team da nazistoide a xenofobo in doppiopetto) arriva al 17,6 per cento.

Non è stato uno tsumani come speravano i sovranisti, ma a poche ore dalle legislative, l’onda nera in Svezia ha già provocato i suoi primi effetti: seppur con percentuali superiori, i due blocchi tradizionali – socialdemocratici e centro-destra – saranno costretti al dialogo per risolvere il rebus di un governo di coalizione che al momento appare molto difficile. Il circa 18% dei voti ottenuti dall’estrema destra, infatti, non è forse il risultato sperato dal leader del partito anti-immigrazione che ambiva a raggiungere e superare abbondantemente il 20%, ma con i suoi 62 seggi è più che sufficiente per dare un grosso scossone alla politica svedese e all’intera Unione europea. Al punto che il primo ministro social-democratico Stefan Loefven ha già lanciato un appello al dialogo all’opposizione di centro-destra.

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I risultati definitivi delle elezioni non arriveranno prima di mercoledì, quando si conoscerà l’esito del voto dei circa 200.000 svedesi all’estero. Il blocco “rosso-verde” al potere fino ad oggi è accreditato per il momento di un seggio in più (144, con il 40,1%) rispetto all’opposizione (143) conservatrice. Nessuno dei due gruppi è comunque vicino a ottenere il 50% dei 349 seggi in ballo al Riksdag, il Parlamento svedese. “Una cosa è certa, nessuno ha ottenuto la maggioranza, quindi è naturale avviare una collaborazione tra i blocchi”, ha detto il primo ministro uscente Stefan Löfven. Queste elezioni hanno firmato “la sepoltura della politica dei blocchi”, ha aggiunto, ricordando ai partiti della coalizione di centro-destra la loro “responsabilità morale”.

Löfven è determinato a rimanere al timone del governo, forte del fatto che nel Paese, tradizionalmente, il capo del governo è il leader del partito che ottiene il maggior numero di voti. E sebbene i socialdemocratici abbiano perso quasi tre punti percentuali rispetto alle elezioni del 2014, scendendo al 28,4% dei voti, al momento restano il primo partito di Svezia, secondo i risultati del 99,8% dei collegi elettorali. Ma il nuovo paesaggio politico post elettorale rende ogni congettura particolarmente rischiosa. Criticato da tutti i suoi avversari politici – e non solo – per la sua politica migratoria e sociale, il capo del governo uscente appare personalmente indebolito da quattro anni di un mandato tumultuoso che ha visto l’arrivo solo nel 2015 di 160.000 richiedenti asilo, un record in Europa rispetto al numero di abitanti. Magra consolazione per Löfven il risultato non certo soddisfacente dei conservatori di Ulf Kristersson, che hanno perso 3,5 punti percentuali in quattro anni, raggiungendo il 19,8% delle preferenze.

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Da parte sua, l’estrema destra, come detto, avanza ma non sfonda: i populisti sono il terzo partito, con il 17,6% delle preferenze, in crescita di quasi cinque punti rispetto alle elezioni del 2014 (12,9%). “Siamo i grandi vincitori di queste elezioni (…). Eserciteremo una vera influenza sulla politica svedese”, ha detto un Jimmie Åkesson trionfante ai suoi sostenitori riuniti in un ristorante della capitale. “Sono pronto a parlare, a collaborare, a negoziare con tutte le parti, ma in particolare voglio invitare Ulf Kristersson a negoziare”, ha aggiunto. Sette conservatori su dieci, prima del voto, erano però contrari a un accordo con l’estrema destra. E questo complica non poco il rebus governo. Se il centrodestra vorrà rendere effettiva l’alternanza al potere, con ogni probabilità dovrà piegarsi alle richieste sovranisti. “Il suo governo dipenderà dai Democratici svedesi e non sarà libero”, ha commentato Lisa Pelling, del centro studi Arena Ide.

Il leader del centrodestra svedese Ulf Kristersson ha detto ai suoi sostenitori che si attende un mandato per formare un nuovo governo e che il primo ministro uscente Stefan Lofven dovrebbe dimettersi. L’alleanza di opposizione in parlamento – ha detto – “e’ chiaramente la piu’ ampia e il governo deve andarsene”. “Abbiamo vinto il promo round per formare un nuovo esecutivo”, ha aggiunto. Prima delle elezioni entrambi i maggiori blocchi in parlamento, quello socialdemocratico e quello di centrodestra, avevano detto di non avrebbero stretto alleanze con la destra anti-immigrati. Il voto è stato tutt’altro che tranquillo. A seggi aperti sono stati denunciati gravi atti di intimidazione da parte di esponenti filo nazisti. Secondo il quotidiano Svenska Dagbladet, alcuni rappresentanti del Movimento di resistenza nordica hanno fatto irruzione in alcuni seggi e hanno cercato di fotografare elettori, schede e giornalisti presenti, procedendo a veri e propri atti di intimidazione.

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