L’ultima disperata mossa di May: pronta a dimissioni per salvare la Brexit

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27 marzo 2019

La promessa del passo d’addio in cambio dell’accordo. Dopo le voci insistenti degli ultimi due giorni, Theresa May è uscita allo scoperto e si è impegnata a rassegnare le dimissioni pur di vedere approvata la sua intesa con Bruxelles sulla Brexit. Sono pronta a lasciare l’incarico in anticipo pur di assicurare una Brexit ordinata, ha detto Theresa May in una riunione a porte chiuse, davanti al Comitato 1922, il gruppo parlamentare dei conservatori. “Sono pronta a lasciare questo incarico prima di quanto intendessi, pur di fare ciò che è giusto per il nostro paese e il nostro partito”, ha spiegato. “Chiedo a tutti in questa stanza di sostenere l’accordo in modo da poter completare il nostro dovere storico: dare seguito alla decisione del popolo britannico e lasciare l’Unione europea con un’uscita regolare e ordinata”, ha aggiunto May.

La leader dei Tory ha affermato anche che “c’e’ il desiderio di un nuovo approccio, di una nuova leadership” per la prossima fase dei negoziati sulla Brexit. “Io non lo ostacolero'”, ha aggiunto il primo ministro, secondo quanto fatto filtrare da Downing Street. Ostinata e pervicace, May dunque (che nel referendum del 2016 si era schierata per il Remain) gioca la sua ultima carta per convincere gli euroscettici a far passare l’accordo che per mesi ha negoziato con Bruxelles. L’intesa e’ stata gia’ bocciata due volte dai Comuni, a gennaio e a marzo, tanto che la premier e’ stata costretta a chiedere una proroga della data di uscita, dal 29 marzo al 12 aprile. E la May non puo’ non aver capito che ormai il suo mandato e’ considerato logoro: da tempo la sua testa e’ richiesta a gran voce dall’ala piu’ euroscettica del partito, oggi un sondaggio ha rivelato che il 57% dei britannici ritiene che non sia piu’ adatta a rimanere a Downing Street.

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Con questa mossa, May conta che il suo piano possa essere finalmente approvato, forse gia’ questa settimana. Il ministro per la Brexit, Stephen Barclay, ha riservato una sessione parlamentare per venerdi’, quando normalmente non c’e’ attivita’, il che fa pensare che il governo potrebbe presentare il piano ai Comuni proprio venerdi’ per la terza volta. Si sa gia’ che l’offerta di May non ha persuaso i dieci deputati nordirlandesi del Dup (Democratic Unionist Party), partner di minoranza del governo. Diversi Brexiteer piu’ radicali -in primis Boris Johnson e Jacob Rees-Mogg, presidente dell’European Research Group, un influente gruppo di 60/70 deputati sostenitori di una Brexitsenza compromessi- hanno invece annunciato che potrebbero sostenere l’accordo May se il rischio e’ che salti la Brexit. Non e’ chiaro invece che cosa accadrebbe se la premier fosse bocciata per la terza volta. L’annuncio e’ arrivato mentre il Parlamento si preparava a votare le opzioni alternative al piano May, opzioni che pero’ non sono vincolanti per il governo. Proprio Rees-Mogg in serata ha affermato che le possibilita’ di far passare l’accordo “sono decisamente maggiori rispetto a prima”.

Il Regno Unito ha ottenuto un’estensione della data di uscita, inizialmente prevista per il 29 marzo, fino al 22 maggio se riesce a ratificare un accordo; altrimenti, il Paese lascera’ l’Ue il 12 aprile senza un’intesa, a meno che non offra un’opzione alternativa. Se l’accordo viene finalmente approvato, May potrebbe lasciare il mandato poco dopo il 22 maggio, quindi al massimo a meta’ luglio ci sarebbe un nuovo leader conservatore a Downing Street. Tra quelli che “vengono”, almeno come traghettatori, potrebbero esserci il ministro dell’Ambiente Michael Gove, l’ex ministro degli Esteri Boris Johnson e il vice premier de facto David Lidington. Chiunque sia, dovrà confrontarsi con alcuni, solidi, paletti, piantati oggi dallo speaker della Camera, John Bercow. Il più importante e difficile da sradicare è quello sull’eventuale terzo voto nella gironata di venerdì: una possibilità che potrà diventare reale solo con una modifica “sostanziale” del testo già bocciato dal parlamento, e sonoramente, in due diverse occasioni. Il Regno Unito ha ottenuto un’estensione della data di uscita dall’Ue, inizialmente prevista per il 29 marzo, fino al 22 maggio, ma solo in caso di ratifica. Nell’eventualità, invece, che la Gran Bretagna dovrà lasciare l’Ue senza un accordo, la scadenza fissata sarà quella del 12 aprile.

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