M5S due giorni con la piazza, tenere alta tensione su Rosatellum

M5S due giorni con la piazza, tenere alta tensione su Rosatellum
Paola Taverna, parlamentare M5s
11 ottobre 2017

M5s chiama la piazza e la piazza risponde. Sono soddisfatti e galvanizzati i parlamentari pentastellati dopo la prima giornata di proteste – convocata soltanto ieri – davanti a Montecitorio contro il Rosatellum, la legge elettorale su cui il governo ha posto la questione di fiducia. Dopo settimane difficili, di polemiche interne, la mossa dell’esecutivo fa il miracolo di riunire le due anime del movimento – quella più ortodossa e quella più pragmatica – sotto gli stessi slogan, tanto che lo staff ne approfitta per far salire sul palco l’attesissimo Luigi Di Maio a sorpresa non da solo ma insieme ad Alessandro Di Battista e soprattutto a Roberto Fico. E’ l’occasione per ricomporre, almeno visivamente, la frattura di Rimini, dove, in polemica, il deputato campano presidente della commissione Vigilanza, durante la proclamazione del candidato premier, era rimasto dietro le quinte. Gli attivisti e i simpatizzanti M5s cominciano a confluire davanti alla Camera dalle 13. In piazza ci sono già i sindacati di polizia e, di nuovo, i seguaci dell’ex generale dei carabinieri Antonio Pappalardo. Con loro, quelli che ieri avevano contestato Di Battista, nasce anche un alterco a un certo punto sulla ‘paternità’ della protesta ma la predominanza di bandiere a 5 stelle parla da sola. “Andate a lavorare”, “Fuori la mafia dallo Stato”, “Fuori i partiti dalla Rai”, “Rosatello peggio del porcello” e l’immancabile “onestà, onestà” gli slogan più gettonati. E non manca la nota patriottica con l’inno di Mameli. Alla fine ci saranno 1500 persone. Mentre in aula alla Camera sotto i banchi della presidenza sfilano i deputati di maggioranza per accordare la fiducia al governo Gentiloni sulla legge frutto dell’intesa tra Pd, Ap, Fi e Lega, fuori si alternano sul camioncino-palco in una staffetta oratoria gli eletti 5 stelle.

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La piazza si scalda, si levano fischi e buuu quando i parlamentari nominano il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, il presidente emerito Giorgio Napolitano, la presidente della Camera, Laura Boldrini, e l’ex premier Matteo Renzi. Il clima della manifestazione ricorda quello dell’aprile del 2013 quando i pentastellati manifestarono per chiedere l’elezione di Stefano Rodotà a capo dello Stato. In molti evocano quei sit in e si convincono che la mobilitazione è la strada da seguire nei prossimi giorni. Lo dice Di Battista: visto che “i diritti ce li dobbiamo andare a prendere di persona in piazza” e “dobbiamo riuscire a mantenere alta la tensione e continuare con la mobilitazione. Hanno paura e fanno bene di noi: siamo non violenti ma non siamo coglioni per cui la mobilitazione contro questi farabutti comincia oggi ma non finisce”. Di Maio ricorda che “domani sera c’è il voto finale segreto che potrebbe far saltare tutto: preparatevi perché domani facciamo una veglia per la democrazia qui in questa piazza. Se non ce la facciamo a fermarli domani sera, spero ci sarete anche al Senato la settimana prossima, ce la dobbiamo mettere tutta”. Ma Fico si dice convinto che Rosatellum o non Rosatellum, “il cambiamento non potrà mai essere fermato da una legge elettorale, qualsiasi porcata esca da questo palazzo. Porre la questione di fiducia sulla legge elettorale a pochi mesi dalle elezioni è uno scandalo. Mi sarei aspettato un segnale forte da Mattarella”. Si tratta di un “atto ingiusto con cui si dà il segnale che si può fare ciò che si vuole. È un atto di una stupidità immensa fatto da Gentiloni su richiesta di Rosato e Renzi dopo aver siglato un patto nelle segrete stanze”. I 5 stelle si sono dati un nuovo appuntamento domani alle 13.30 davanti a Montecitorio. A Roma è atteso anche Grillo ma non è assicurata la sua presenza in piazza.

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