M5s-Lega divisi su programma, su tavolo anche nome Conte

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14 maggio 2018

Lega e Movimento cinquestelle chiedono più tempo al Quirinale per la formazione del governo. E il presidente della Repubblica Sergio Mattarella glielo concede. Meglio un governo politico – è il ragionamento che si fa sul Colle più alto – che un esecutivo del presidente e qualche giorno in più per arrivare a vararlo non può rappresentare un problema. Del resto il sentiero già indicato dal capo dello Stato negli ultimi giorni ha argini perentori: da un lato il mantenimento degli impegni europei con particolare riferimento al debito e ai conti pubblici, dall’altro il fatto che premier e ministri devono passare dal vaglio, non ‘notarile’, del Quirinale. Matteo Salvini e Luigi Di Maio, usciti dal Quirinale, si sono focalizzati sul ‘contratto per il governo del cambiamento’, il programma ancora in divenire. “Non ci scanniamo su chi fa il premier”, ha affermato il segretario leghista, sottolineando che il problema sono “divisioni su infrastrutture, giustizia e immigrazione”. “Sia io che Matteo Salvini siamo d’accordo sul fatto che pubblicamente di nomi non ne facciamo”, ha detto il capo politico dei 5 stelle al termine delle consultazioni al Quirinale. Ma dietro le dichiarazioni ufficiali, la discussione sul nome del premier continua. E fonti parlamentari riferiscono che il nome a cui il Movimento 5 stelle sta pensando e’ quello di Giuseppe Conte, professore di Diritto privato all’Universita’ di Firenze e presentato come candidato ministro alla Pubblica amministrazione in campagna elettorale.

Bocche cucite sul nome del premier

“Anche laddove lo avessimo fatto, il nome lo diamo solo a Mattarella” ha detto il capogruppo M5s al Senato Danilo Toninelli. Nessun veto sui nomi da parte della Lega, a quanto si apprende, ma il confronto prosegue a tutto campo. Probabilmente questa ennesima concessione di tempi supplementari occuperà tutta la settimana perché se sul contratto per il “governo del cambiamento” la trattativa è piuttosto avanti – anche se su alcune materie come immigrazione, infrastrutture, sicurezza e giustizia restano distanze – sui nomi la partita è tutta da giocare. Dopo giorni in cui la via maestra sembrava quella del “premier terzo”, con un florilegio di nomi comparsi sui giornali e subito bruciati (da Massolo a Sapelli, tanto per citarne due), ieri si è tornati a riflettere sull’ipotesi di un premier politico. Qui ad essere sempre in campo è il nome Di Maio, mentre per la Lega c’è chiaramente Salvini ma anche, con quotazioni mai scese a sentire i rumors, Giancarlo Giorgetti che agli occhi di molti ha esperienza, storia e profilo per approdare a Palazzo Chigi, essere ‘digerito’ dai Cinquestelle e superare il test del Quirinale.

Tutto può sempre saltare con un ritorno alle urne

Se i nodi non si dovessero sciogliere, però, tutto può sempre saltare con un ritorno alle urne. A ricordarlo ci pensa Matteo Salvini che, al termine del colloquio al Quirinale, usa toni molto diversi da quelli adottati da Di Maio che invece è “soddisfatto” di aver “portato a casa” molti punti del programma e anche di aver ottenuto una ulteriore dazione di tempo. Che servirà anche per la consultazione on line degli iscritti del Movimento cinque stelle sulla bontà del contratto di governo mentre la Lega ricorrerà, sabato e domenica prossima, a un referendum ai gazebo. Il messaggio di Salvini ai naviganti è chiaro: il Carroccio non ha paura delle urne, anzi. Se si dovessero guardare “i sondaggi e la convenienza” la Lega andrebbe dritta al voto intenzionata ad aumentare i suoi consensi, ma detto questo “farò di tutto” per dare “un governo serio” al Paese. Altra condizione: mano libera sull’immigrazione “se la Lega va al governo”. Non poco, vista la distanza di posizioni con i Cinquestelle. Intanto per domani mattina alle 9,30 alla Camera e’ gia’ stato convocata un’altra riunione del tavolo tecnico sul programma.

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