Di Maio: a Torino la prima Casa delle Tecnologie emergenti

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13 aprile 2019

Torino capitale dell’innovazione. A rilanciare quest’antica vocazione del capoluogo piemontese è stato oggi a Palazzo Civico di Torino il ministro dello Sviluppo Economico, Luigi Di Maio che ha presentato con la sindaca Chiara Appendino e l’assessore Paola Pisano il progetto “Casa delle tecnologie emergenti”. “Con l’ultima delibera Cipe abbiamo stanziato 30 milioni per far nascere le Case delle tecnologie emergenti. A Torino con uno stanziamento per il Comune da 7,5 milioni di euro del Ministrero dello Sviluppo Economico – ha annunciato Di Maio a Palazzo Civico – nascerà una Casa delle Tecnologie emergenti, che sarà un incubatore per start up, per aziende innovative legate all’aerospazio, all’automotive e a settori che sono principalmente l’identità di Torino”.

In Italia le case delle tecnologie emergenti saranno tre: dopo quella di Torino, la seconda sarà a Matera e poi una terza in centro Italia, in un luogo ancora da definire. “Torino sarà quindi il riferimento per il Nord Italia e sarà il riferimento nazionale delle tecnologie legate al 5G”, perché in città, ha ricordato il vicepremier e ministro dello sviluppo economico “siamo già oltre la sperimentazione del 5G”. Lo scorso autunno infatti Tim in collaborazione con Ericsson aveva acceso la prima antenna 5G d’Italia in un centro storico proprio a Torino. La Casa delle tecnologie emergenti di Torino “rappresenterà l’interazione tra il mondo dell’innovazione e il 5G” che “rivoluzionerà tutta la nostra vita, in tutti i settori, dalla sanità alla scuola, fino alla pubblica amministrazione e all’industria. Sarà l’autostrada su cui viaggerà il futuro della nostra tecnologia in tutta Italia”, ha spiegato Di Maio, a fianco della sindaca Appendino.

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“Vogliamo mettere al centro del nostro sistema produttivo nei prossimi 20 anni gli investimenti nell’innovazione. Investire nelle nuove tecnologie significa mettersi al passo con gli altri paesi europei che hanno investito molto di più di noi negli ultimi 10 anni. La Francia negli ultimi 4 anni – ha rimarcato il ministro Di Mai – lo ha fatto con un fondo di venture capital corposo, con cui sta dando vita ad un centro di intelligenza artificiale a Parigi. E lo stesso hanno fatto la Germania e l’Inghilterra. Ed per questo che molti dei nostri startupper sono andati a farsi finanziare proprio su quei mercati”. Tra i tasselli importanti del progetto c’è anche l’automotive, con l’elettrico e l’auto a guida autonoma, che si sta sperimentando all’ombra della Mole. E nell’ex company town della Fiat, non poteva mancare un accenno alla casa automobilistica della famiglia Agnelli.

Di Maio ha quindi annunciato di aver firmato “il decreto ministeriale per il riconoscimento dell’area di crisi complessa di Torino, che ha al centro la sfida che Fca ha colto sull’auto elettrica di produrre a Mirafiori la 500 elettrica. Sappiamo che l’identità storica di Torino è legata all’automotive e infatti nella Casa delle Tecnologie emergenti attrarremo anche innovazioni legate all’automotive”. Tra il governo gialloverde ed Fca c’era stata qualche frizione in occasione del dibattito sull’ecotassa. Nello scorso dicembre l’azienda aveva minacciato di ritirare gli investimenti da 5 miliardi annunciati per l’Italia. Un piano che poi è stato confermato dai vertici del Lingotto.

La 500 elettrica che verrà prodotta a Mirafiori “sarà il simbolo europeo dell’industria che investe nell’elettrico – ha detto Di Maio -. Come Mise non vediamo l’ora di sostituire alcune delle nostre auto con la 500 elettrica. In questo momento di crisi dell’automotive a livello europeo, che dipende dalle tensioni commerciali con gli Stati Uniti, guardare ad un automobile che è simbolo delle generazioni di italiani e che adesso diventa elettrica, può essere un’occasione per rilanciare un comparto che incide negativamente sul Pil italiano insieme alle esportazioni”. Pace fatta con Fca? “E’ molto importante per gli stabilimenti produttivi italiani” il fatto che, ha concluso Di Maio, “l’amministratore delegato di Fca Manley abbia confermato il piano di investimenti da 5 miliardi in Italia”.

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