“Marcello Mastroianni” in mostra all’Ara Pacis a Roma

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26 ottobre 2018

La mostra “Marcello Mastroianni”, dal 26 ottobre al 17 febbraio 2019 al museo dell’Ara Pacis a Roma, inizia con l’ombra del grande attore – estratto del prologo di “Mi ricordo, sì io mi ricordo”, il film della compagna Anna Maria Tatò, un modo geniale per dire che basta un’ombra del suo profilo per riconoscere l’attore italiano più amato al mondo. L’esposizione, che si apre in occasione della Festa del cinema di Roma, ripercorre la vita e la straordinaria carriera di Mastroianni, dalle foto di famiglia in Ciociaria all’ingresso come comparsa a Cinecittà fino al primo ruolo importante, quello di vigile in “Domenica d’agosto” (1950).

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Il direttore della Cineteca di Bologna e curatore della mostra, Gian Luca Farinelli: “La mostra è un percorso molto conseguente, pieno di scoperte, perché oltre ai materiali rarissimi, a tante cose che davvero non si erano mai viste, come delle sequenze fotografiche che ci raccontano come funzionava il set di film importantissimi, la cosa che emerge è che Marcello ha saputo interpretare un italiano nuovo, per nulla machista, anzi proprio il contrario, un maschio che se la gioca alla pari con l’altro sesso, anzi che spesso perde, nei duetti con Sophia Loren normalmente il più fragile è proprio lui, è questo nuovo tipo di maschio italiano”.

“Lui non è un mattatore, lui è un attore che adora i mezzi toni di Cechov, adora approfondire, adora non essere mai uguale”. Ci sono le clip e le locandine di alcuni dei suoi più famosi film – da “I soliti ignoti” a “La dolce vita”, da “8 e mezzo” a “Il Bell’Antonio” – ne ha girati più di cento tra gli anni Quaranta e la fine dei Novanta – le foto sul set con Sophia Loren, Anita Ekberg, gli abiti di scena, il lungo viaggio con Federico Fellini, estratti di interviste commoventi.

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“L’abbiamo tallonato dalla nascita fino alla sua uscita di scena che si chiama ‘L’ultimo villaggio’, anzi ‘Il prossimo villaggio’, perché anche quando guarda la morte Marcello lo fa con uno sguardo pieno di dolcezza”. La scelta del manifesto è stata tra le operazioni più complicate, perché un uomo così bello, così luminoso, così capace di catturare l’obiettivo e di farsi amare, era difficile scegliere un’immagine. Non poteva essere un’immagine troppo nota e alla fine abbiamo scelto questa, un’immagine a colore, di un set importantissimo di un film in bianco e nero che è 8 e mezzo, forse il film in cui Mastroianni è più bello di sempre”.

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