Marco Risi: in tv racconto l’Aquila un anno e mezzo dopo sisma

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3 aprile 2019

Il dramma di quella notte del 6 aprile 2009, quando la terra tremò provocando 309 morti e rase al suolo la città, riaffiora alla mente con la fiction Rai “L’Aquila-Grandi speranze” di Marco Risi, dal 16 aprile su Rai1 a 10 anni dal terremoto. La fiction si apre con un gruppo di adolescenti che, nel silenzio più assordante, percorrono con la bici le strade del centro storico, la famosa zona rossa chiusa dopo la scossa della tre e 32 del mattino. Racconto di vite spezzate, della famiglia formata da Donatella Finocchiaro e Giorgio Marchesi con il dramma della figlia di sei anni scomparsa; di un’altra famiglia come quella formata da Giorgio Tirabassi e Valentina Lodovini che, nonostante le difficoltà, decide di tornare a vivere nella casa del centro storico e lotta per la ricostruzione. Dei ragazzi, capaci di trasformare, con la fantasia, il luogo di una catastrofe in un luna park a cielo aperto.

E tra loro anche un gruppo di aquilani, non attori, che hanno vissuto davvero il dramma del terremoto e sono simbolo della speranza di ricostruzione. Marco Risi: “A me interessa raccontare la verità filtrata dall’invenzione, quindi questa serie era delicata da questo punto di vista, bisogna avere molta delicatezza nell’affrontare questi temi, certe persone che ho conosciuto qui meritavano tutto il rispetto che gli si deve”. La serie è ambientata un anno e mezzo dopo il sisma. Giorgio Tirabassi: “La storia parte un anno e mezzo dopo, c’è stato modo di leccarsi le ferite ma non si rimarginano, anzi, un anno e mezzo dopo secondo me è il tempo giusto per raccontare le grandi speranze, quello che si dovrebbe fare”.

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Giorgio Marchesi: “Soprattutto le persone che hanno dovuto riprendere in mano la propria vita dopo questo momento di emergenza, il tentativo di tornare alla vita normale sicuramente dopo 10 anni è importante anche raccontare questo”. Donatella Finocchiaro è una madre disperata che non si arrende alla scomparsa della figlia. “Questo dolore lo abbiamo sentito e respirato moltissimo qui, c’è gente scomparsa, gente che ha perso amici e cari, quindi è stato un viaggio molto doloroso per noi interpretare questi personaggi”. Una cosa in particolare ha colpito Marco Risi, che è stato per la prima volta a l’Aquila proprio un anno e mezzo dopo il sisma. “Il silenzio che ho sentito quel giorno, il sentire solo il rumore dei nostri passi e nemmeno una voce, una tv, una radio, un cane che abbaia, è stato molto toccante e molto forte”.

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