Mare Nostrum, parla un militare: “Qui è un inferno”

13 maggio 2014

“Qui è un inferno, bisogna esserci per capire”. Lo testimonia a GrNet.it il 1° maresciallo elicotterista della Marina militare Vincenzo Romano, imbarcato su una delle navi che partecipano al dispositivo Mare Nostrum.

“Il continuo esodo di fuggitivi, africani e non, è un inferno di proporzioni enormi che solo chi fa il nostro lavoro può capire. Decine di ‘contatti’ al giorno (avvistamenti, ndr) e tante navi impegnate a solcare in lungo e in largo il Mediterraneo per soccorrere tutta queste persone, donne, bambini, neonati, giovani”.

Dice Vincenzo: “E’ un’esperienza che ti segna, basta incrociare gli occhi di questi poveri uomini, per capire quello che hanno passato per arrivare su quei gommoni, con la paura e la speranza che tutto vada bene. Quando li troviamo, stipati in centinaia su dei fragili gommoni, si capisce subito che non sarebbero mai potuti arrivare tutti vivi in Italia, perché affrontare il mare in quelle condizioni equivale a morte sicura. Noi marinai siamo sempre pronti e professionali e, nel mio caso, da elicotterista senza velivolo a bordo, mi appresto con i miei colleghi ad accoglierli, aiuto a servire i pasti, cerco di portare un po’ di conforto ai bambini”.

Continua il maresciallo: “Il nostro è un ‘ponte caldo’, cioè sempre pronto ad accogliere un velivolo nel caso di un’emergenza sanitaria, ma a bordo serve una mano, quindi elicottero imbarcato o no, ci diamo tutti da fare. In poche ore un’unità concepita per 400 persone arriva ad imbarcare 1.000 persone strappate al mare”.

Ogni tanto il maresciallo Romano, quando la sua nave lascia la costa dopo aver sbarcato a terra i migranti, approfittando di quei pochi momenti di riposo ‘posta’ qualche fotografia sul suo profilo Facebook. Il 7 maggio sulla sua bacheca si vede una foto di due bambini sorridenti e il commento di Vincenzo: “Ebbene quando riesci a portare aiuto a prescindere dalla situazione, dal colore della pelle e ti trovi davanti questi cuccioli, ti senti in pace con te stesso, al di là del giudicare se sia giusto o no stare qui”.

Al maresciallo fa riflettere la storia di un dentista siriano, tratto in salvo anche lui, come le altre migliaia: “Sono partito dalla Siria più di un anno fa- spiega al maresciallo Romano-, voglio raggiungere il nord Europa, la Scandinavia dove ho degli amici. Per uscire dalla guerra civile in Siria ed entrare in Libia ho pagato 7.000 dollari, per me e la mia famiglia. Ho abbandonato tutto: casa, lavoro, beni”. In Libia il dentista siriano lavora per pochi soldi, aspettando il momento di imbarcarsi alla volta dell’Italia. Con gli ultimi risparmi paga 5.000 dollari per il viaggio della speranza, su un gommone insieme ad un centinaio di sventurati.

Mentre nel Canale di Sicilia marinai come il maresciallo Romano continuano tutti i giorni a strappare al mare tutte le anime che possono, in Italia tanto per cambiare infuria la polemica: “mare Nostrum costa troppo”, “bisognerebbe rispedirli indietro”, “la nostra Marina si è trasformata in un servizio taxi”,complice la campagna elettorale si esasperano i toni, e i leader di partito più ‘rustici’ non esitano ad usare tali argomenti per parlare alla pancia degli elettori. 

Strano paese il nostro, con poca memoria. All’indomani dell’affondamento del 3 ottobre 2013, a Lampedusa, che provocò 366 morti accertati e circa 20 dispersi presunti, l’intera collettività nazionale (estremisti a parte) partecipò al dolore degli scampati alla più grave catastrofe marittima nel Mediterraneo dall’inizio del XXI secolo. Dopo pochi giorni partì l’operazione Mare Nostrum che ha salvato finora decine di migliaia di disperati. Bastano poche settimane però che tutto si appanni, persino il ricordo, e fatalmente riaffiorano le polemiche e i livori alimentati anche dagli effetti di una crisi economica che sembra non finire mai. E torna alla mente un’aria della tradizione militare degli Alpini che in questi giorni festeggiano il Corpo con l’Adunata: ‘Pietà l’è morta’. (dire)

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