Morì dopo trapianto sbagliato, 3 medici a giudizio

10 ottobre 2017

Da tempo era in lista per un trapianto di fegato, dovuto ad una grave forma di cirrosi epatica. L’8 marzo 2015 però gli fu impiantato un organo di gruppo Ab Rh positivo, mentre il suo sangue era Rh negativo. Per questo dopo due mesi è arrivato il decesso del signor Valerio Parrella, 59 anni. Ed oggi il gup Clementina Forleo del tribunale di Roma ha rinviato a giudizio tre medici per l’accusa di omicidio colposo su richiesta del pm Mario Ardigò. L’avvocato Cesare Placanica, che rappresenta la parte civile, ha spiegato: “Sarà il processo a chiarire le eventuali responsabilità degli imputati. Quel che è certo è che in quell’ospedale c’è stato un errore gravissimo che in un paese civile non deve più accadere”. Il giudice Forleo ha deciso che il processo comincerà il 7 marzo prossimo, davanti al tribunale monocratico della VI sezione penale.

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L’operazione fu eseguita allo Spallanzani. Accanto a Parrella oltre alla moglie c’era anche la ex convivente, figlia del cantautore Stefano Rosso, e la loro figlia. Secondo la richiesta di rinvio a giudizio del pm Mario Ardigò. I tre camici bianchi ritenuti responsabili della catena di sbagli e omissioni: c’è il dottor Giuseppe Maria Ettorre, già direttore del Centro trapianti del San Camillo-Forlanini; poi Carlo Ferrari, che era nel laboratorio di Biochimica dello Spallanzani, e che è chiamato in causa per l’errata “tipizzazione del gruppo sanguigno”; e Giovanni Vennerecci, che avrebbe “inserito la scheda di iscrizione al Centro regionale trapianti”. Dopo l’intervento, comprensivo di una attesa alla ricerca di un fegato giusto Parrella era rimasto in rianimazione per poi essere trasferito al reparto post-trapiantati, dove altre complicazioni (blocco renale, fibrillazioni atriali e livello di bilirubina molto alto) avevano portato alla decisione di un ulteriore trapianto, purtroppo non sufficiente a scongiurare la morte, avvenuta il 20 maggio 2015.



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