Ecco il museo del rugby più importante del mondo

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21 febbraio 2019

Corrado Mattoccia, fondatore del museo del rugby di Artena, presenta ad askanews quella che è diventata, per numero di memorabilia, l’esposizione rugbistica più importante al mondo. Di rugby si torna a parlare in queste settimane grazie al tradizionale appuntamento con il VI Nazioni. Per gli appassionati e non solo della pallaovale una tappa che merita può dunque essere quella di Artena, borgo medioevale a 40 minuti da Roma, e del suo museo. Che ha generato anche una fondazione attiva proprio per la promozione dei valori universali del rugby. “Abbiamo iniziato per gioco nel garage di mio padre, adesso possiamo contare con un’esposizione veramente unica in una location eccezionale come Artena, il centro pedonale naturale più grande d’Europa. Ci sono solo scalini, da noi si va a spasso solo con il mulo”, dice Mattoccia.

Il museo ha generato come detto una fondazione: “Nel momento in cui abbiamo capito che stava diventando una cosa importante abbiamo creato la fondazione per proteggere il materiale che tutti i giocatori del mondo ci stanno donando. Siamo arrivati a quasi 2000 maglie, 200 palloni, più di 5000 cravatte, 15 mila tra libri e match program. Una infinità di materiale che continua ad arrivare perché non abbiamo più confini”. “Tra i più grandi riconoscimenti che abbiamo avuto – continua Mattoccia – a parte la medaglia del Presidente della Repubblica e del Presidente del Senato, noi abbiamo avuto in prestito la maglia degli All Blacks neozelandesi del primo tour del 1905. Il ministro del patrimonio della Nuova Zelanda ha autorizzato questo prestito. E sappiamo tutti che gli All Blacks sono i padroni del rugby mondiale, dunque aver avuto la loro maglia e la loro disponibilità è stato per noi il riconoscimento più importante. Non lo diciamo noi che siamo il più grande museo al mondo ma ce lo dicono i padroni del rugby mondiale”.

 

Parlando di VI Nazioni, in occasione della prossima sfida all’Olimpico con l’Irlanda si potrà ammirare grazie al museo del rugby della Città di Artena in uno spazio allestito la prima maglia dell’Italia: “Ha una storia particolare, parliamo del 1929, 100 mila persone in Spagna davanti ai reali. Con questa maglia ci ha giocato Uberto Modonesi e il figlio, Luciano, anche lui, 40 anni dopo, ha giocato in nazionale. Ho tutte e due le maglie ma la storia bella è che si tratta di una maglia senza maniche perché durante la seconda guerra mondiale la famiglia Modonesi era molto povera. Per cui la mamma ha sfilato le maniche dalla maglia del papà per fare i calzini per i figli. Quindi Luciano racconta che il papà con la maglia ci ha giocato e lui ci ha camminato”.

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“Noi abbiamo anche la maglia di Francois Pieenar, capitano del Sudafrica del film Invictus, una maglia importantissima, con un grande valore economico e storico, ma la cosa a cui sono più legato sono gli scarpini di un mio vecchio amico, che non c’è più, Severino Bassi. Non aveva i soldi per comprare i tacchetti e il papò, che faceva il calzolaio, glieli ha fatti con cuoio e chiodi. Ogni oggetto ha la sua storia, abbiamo la prima macchinina che portava il conetto per i calci al VI Nazioni. Sono tante le cose che ricordano la nostra storia e la nostra passione”. Per visitare il museo su web e su facebook ci sono tutti i riferimenti. Il sabato e la domenica è quasi sempre aperto ma con un’ora di preavviso apriamo perchè ci teniamo a non perdere nessun visitatore. “Ne vale la pena anche per chi non è tifoso del rugby – conclude Corrado Mattoccia -. Dico sempre anche alle maestre che accompagnano i gruppi di ragazzi che lì troviamo storia, geografia e scienze. Basti pensare alla storia d’Irlanda, alla loro guerra civile ed al fatto che non fermò la squadra di rugby, che in casa vedeva suonare due distinti inni e in trasferta uno per tutti”.

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