‘Ndrangheta: 17 arresti in blitz, indagato ex sindaco

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14 ottobre 2019

Una cosca invasiva e potente, con un controllo vorace su un territorio sottomesso. Sono gli Iozzo-Chiefari a controllare il territorio delle Preserre catanzaresi tra Guardavalle e Torre di Ruggiero. Legati ai Gallace di Guardavalle, monopolizzano lo spaccio di droga e le estorsioni ed hanno ingerenze sugli appalti pubblici, in particolare su quelli riguardanti la “Trasversale delle Serre” la strada che dovrebbe collegare le due coste della provincia di Catanzaro. Gli Iozzo-Chiefari sono come “Ortrhus” (da cui il nome dell’operazione), il cane a due teste della mitologia greca, che divora un territorio, come lo hanno definito i magistrati della Dda di Catanzaro e i carabinieri del Comando provinciale che stamani hanno eseguito un’ordinanza di custodia in carcere nei confronti di 17 tra presunti capi e gregari della cosca. La Dda catanzarese aveva chiesto l’arresto, per concorso esterno, anche dell’ex sindaco di Torre di Ruggiero Giuseppe Pitaro, di 55 anni, ma il gip l’ha negato.

L’ex primo cittadino e’ comunque indagato e il procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri ha annunciato gia’ ricorso contro la decisione del gip. “Dalle indagini – ha detto Gratteri – risulta che e’ stata chiusa in una cassaforte del Comune un’interdittiva antimafia. Non solo: durante un comizio per la campagna elettorale, sul palco, a fianco del sindaco, c’era il capomafia del paese, Antonio Chiefari. Il mafioso non ha bisogno di parlare. Ma essere o non essere in un determinato posto ha la sua rilevanza. Vuol dire fare una scelta di campo. Il capomafia la scelta di campo l’ha fatta. E se stava partecipando alla campagna elettorale, allora di cosa c’e’ bisogno? Questo non ha rilevanza penale? E’ un fatto di folklore o un comportamento di mafia?”. I tentativi d’infiltrazione della cosca non riguardavano, pero’, solo la politica. I carabinieri hanno accertato che la famiglia Chiefari, durante la processione a Torre di Ruggiero, portava la statua della Madonna delle Grazie in prima fila. I proventi illeciti, poi, venivano dallo spaccio, dalle estorsioni e dal controllo di attivita’ imprenditoriali e commerciali e dai subappalti.

“Il prolungarsi dei lavori sulla Trasversale delle Serre e’ stata fonte di arricchimento per le cosche”, ha commentato il procuratore aggiunto Vincenzo Capomolla. Un controllo pressante sul territorio esercitato anche grazie alla forza militare che la cosca possedeva grazie a numerose armi. Gli investigatori hanno trovato un vero e proprio arsenale composto da alcuni mitra, tra cui due kalashnikov, pistole ed una bomba di tipo rudimentale. Armi che servivano a risolvere i regolamenti di conti, come accadde il 27 aprile del 2009, quando i sicari della cosca uccisero Giuliano Cortese, di 48 anni, senza farsi scrupoli ad entrare in azione mentre con lui c’era la sua compagna Inna Abramovia, di 35 anni, di nazionalita’ ucraina, assassinata anche lei vicino ad una scuola materna, dove la coppia aveva appena lasciato le figlie.

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