Nel mondo mancano 7,2 mln operatori

6 aprile 2014

Nel mondo mancano 7,2 milioni di operatori sanitari. La carenza di medici, infermieri, ostetriche affligge sia i paesi ”ricchi” come l’Italia, dove la popolazione invecchia e le condizioni di lavoro peggiorano, sia i paesi ”poveri”, dove i centri sanitari sono pochi e lontani; dove il personale, formato in loco, tende poi a emigrare; dove le emergenze sanitarie sono gravissime, basti pensare che per malattie facilmente curabili muoiono ogni giorno in Africa 12mila bambini. La sfida e’ globale e i bisogni, a ogni latitudine, sono strettamente interconnessi. Nella seconda settimana mondiale dedicata al personale sanitario – dal 7 all’11 aprile – AMREF, impegnata nel progetto ”Personale sanitario per tutti e tutti per il personale sanitario” – sostenuto dal Ministero Affari Esteri, discute di questo tema in due appuntamenti che si terranno a Roma e Milano. A causa della crisi economico-finanziaria, dal 2008 in Europa l’austerita’ ha inciso pesantemente sulla spesa pubblica, e su stipendi e indennita’ che rappresentano oltre il 40% dei bilanci sanitari.

Di questo passo nel 2020, secondo la Commissione Europea, avremo una carenza di 1 milione di operatori sanitari. In Italia il fabbisogno annuale di nuovi operatori sanitari e’ di oltre 30mila unita’. Nell’ultimo decennio si e’ sopperito a questa carenza anche grazie al contributo degli operatori sanitari migranti, aumentati di 15 volte. Ma la tendenza, in Italia, si e’ invertita negli ultimi due anni, con un dimezzamento degli aspiranti infermieri stranieri. Inutile sottolineare – osserva Amref – quanto un sistema sanitario risulti instabile se dipende dai flussi migratori, fortemente volatili, e che il nostro sistema sanitario non e’ piu’ attrattivo anche a causa dei tagli alla spesa pubblica e del forte logoramento delle professioni (una recente, autorevole ricerca mostra come il 20% degli infermieri italiani vorrebbe cambiare lavoro). Gli appuntamenti di Roma e Milano saranno l’occasione per ribadire che c’e’ urgenza di rivedere le politiche di austerity e quelle di aiuto allo sviluppo; puntare su un mercato unico europeo che tuteli la liberta’ di movimento, ma che incentivi anche un’equa distribuzione degli operatori sanitari; rilanciare le indicazioni del Codice OMS per rimettere una prospettiva di salute pubblica al centro del dibattito sullo sviluppo e la mobilita’ del personale

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