A New York City si celebra eredità italiana. Ma Cristoforo Colombo continua dividere gli italoamericani

A New York City si celebra eredità italiana. Ma Cristoforo Colombo continua dividere gli italoamericani
7 ottobre 2017

A New York City sono entrate nel vivo le celebrazioni legate all’eredità italiana nella città. Non senza divisioni. Sono molte le persone e le organizzazioni di italoamericani che giovedì sera hanno boicottato l’evento organizzato alla Gracie Mansion, la villa sull’East River in cui vive il sindaco di turno, e che ogni anno segna l’inizio delle feste che dal 1970 culminano il secondo lunedì di ottobre con la parata che coincide con il Columbus Day. E’ proprio l’esploratore Cristoforo Colombo la causa di quelle divisioni. Il sindaco di origini italiane Bill de Blasio non ha mai apertamente difeso le statue del personaggio storico, diventato controverso nell’America di Donald Trump. Per gli italoamericani è simbolo delle loro origini, per alcuni addirittura un eroe. Per altri il genovese è visto come un conquistatore che ha iniziato a schiavizzare e uccidere i nativi del Nordamerica. Dopo le violenze esplose il 12 agosto scorso a Charlottesville, la città della Virginia dove suprematisti bianchi si erano riuniti per protestare contro la rimozione di una statua di un leader sudista, le statue di Cristoforo Colombo sono diventate improvvisamente un tema scottante. La sua reputazione controversa non è mai stata un segreto: il famoso storico Howard Zinn, nel suo “A people’s history of the United States”, ha fornito un resoconto dettagliato dell’arrivo dell’esploratore nelle Americhe il 12 ottobre 1492, del suo incontro con gli indiani Arawak, della costruzione (sotto la sua supervisione) della prima base militare europea nell’emisfero occidentale e di quello che Zinn ha definito i suoi due principali obiettivi: “schiavi e oro”.

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Eppure la crescente popolarità in Usa di nazionalisti bianchi e di espressioni d’odio, anche Colombo è finito nel calderone delle polemiche. E diverse città tra cui Los Angeles (California) hanno deciso di cancellare il Columbus Day dal calendario delle festività cittadine; nella città della California, il secondo lunedì di ottobre d’ora in poi sarà dedicato a commemorare “le popolazioni indigene, aborigene e native, vittime del genocidio”. A New York City si teme che si possa arrivare a tanto. E, nel breve termine, che le statue dell’esploratore – recentemente vandalizzate – vengano rimosse. Perché dopo i fatti di Charlottesville, de Blasio ha istituito una commissione (che si riunirà martedì prossimo) per decidere il destino di monumenti controversi. All’evento di ieri all’insegna dei colori della bandiera italiana, de Blasio si è guardato bene dal menzionare il nome dell’esploratore. Nonostante la sua rielezione il 7 novembre prossimo sia garantita, il primo cittadino democratico ha chiaramente preferito evitare le polemiche. Sul fatto che il suo ricevimento sia stato boicottato, lui ha detto a margine: “Questo è un Paese libero. Se scelgono di non venire a un evento che onora il nostro passato, è una loro scelta”.

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Accogliendo i presenti alla “casa del popolo”, il primo cittadino i cui nonni sono arrivati in Usa da Grassano (Matera) e a Sant’Agata dei Goti (Benevento) dal palco si è detto “orgoglioso” dei “contributi incredibili” che gli italoamericani hanno dato alla città e alla nazione intera. Ha ricordato le discriminazioni vissute dagli italiani appena sbarcati in Usa il secolo scorso e della “fierezza” di chi si è appigliato comunque alle proprie origini per resistere. “Ancora oggi nei media ci sono stereotipi” negativi, ha detto spiegando che le poche “mele cattive” contrastano con i “25 milioni di italoamericani che lavorano sodo e rispettano la legge”. A chi, come lui, è “fortunato di essere italoamericano”, de Blasio ha consigliato di portare i figli nei luoghi italiani di origine come ha fatto lui con Dante e Chiara: perché serve “preservare” anche la lingua italiana e non solo la cultura e il cibo di cui il nostro Paese è famoso in Usa. E’ stato “l’ospite molto speciale” della serata, l’ambasciatore italiano in Usa Armando Varricchio, a non limitarsi a dirsi “orgoglioso” dei risultati e dei successi degli italiani e degli italo americani in Usa. Dopo il ministro degli Esteri Angelino Alfano, che durante la settimana dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite aveva visitato la statua di Colombo a Columbus Circle, il diplomatico è arrivato appositamente a New York da Washington per dire che tutti “dovrebbero essere orgogliosi di questo esploratore, che ha alzato le vele, con una tecnologia all’epoca scarsa, andando a Ovest per raggiungere l’Est e arrivando su questa costa grandiosa” che fu poi il fiorentino Amerigo Vespucci a capire che era un continente diverso dall’Asia.

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Per Varricchio, Colombo “ha contribuito alla connessione” tra il Vecchio e il Nuovo mondo “permettendo scambi commerciali e di idee”. Dopo tanti secoli, ha concluso l’ambasciatore, Italia e Usa sono in prima linea “nell’innovazione, nella prosperità, nella crescita; i nostri militari lavorano fianco a fianco per portare pace e stabilità nel mondo”, un mondo che “vogliamo sia in pace e prospero per tutti”. Stando al diplomatico, “non c’è altra alleanza come questa che ci tiene insieme; essa ha una lunga storia e un futuro altrettanto lungo davanti a sé”.Quando lo ha ringraziato per il suo discorso, De Blasio ha fatto finta di niente. Un mese fa era stato un altro italoamericano a difendere le statue di Colombo a New York: il governatore Andrew Cuomo; per lui le statue sono “semplicemente un modo per onorare gli italoamericani”. Mentre gli agenti di polizia sono stati piazzati a difendere da potenziali attacchi la statua di Colombo al lato sudoccidentale di Central Park, la vicenda potrebbe chiudersi con tanto rumore per nulla. In un articolo del New York Post di inizio settembre, veniva citato Eric Phillips, portavoce di de Blasio, secondo cui “non c’è un piano di rimuovere la statua di Colombo”. Il piano B potrebbe essere semplicemente quello di aggiungerci una targa che fornisca il contesto storico legato alle avventure dell’esploratore.

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