“Nome di donna”, Giordana affronta il tema degli abusi sul lavoro

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2 marzo 2018

Tocca un tema scottante come quello degli abusi nel luogo di lavoro l’ultimo film di Marco Tullio Giordana “Nome di donna”, tratto da un soggetto di Cristiana Mainardi, nei cinema dall’8 marzo. La protagonista, interpretata da Cristiana Capotondi, lavora in una residenza per anziani diretta da un uomo (Valerio Binasco) che molesta da sempre le sue dipendenti. Nina decide di rompere il muro del silenzio e chiedere giustizia. “E’ una cosa di cui tutti sappiamo la gravità ma nessuno la vuole riconoscere, nessuno ne vuol parlare, come una brutta malattia. Invece il primo passo di ogni guarigione è una diagnosi esatta. E allora mi sembrava che questo testo spiegasse bene le reazioni oltre che la coraggiosa protagonista che si ribella a un comportamento importuno, anche magari chi non ce la fa, come le sue colleghe che hanno difficoltà, hanno paura di perdere il posto”. In un’epoca di crisi dell’occupazione sembra che il problema sia ancora più complesso.

“Il potere se chi lo gestisce è una persona che lo sente solo come privilegio e non come responsabilità, può far sentire uno in diritto di comportarsi come crede e gli altri a subirlo – ha proseguito il regista – Allora io penso che sia una cosa che riguarda la dignità dei rapporti nel mondo del lavoro, siccome oggi sono resi molto più precari a causa della crisi economica, è chiaro che questo si è aggravato. Io mi ricordo che solo fino a 20-30 anni fa i rapporti erano più bilanciati, non dico che nessuno si sarebbe permesso, ma ci avrebbe pensato su prima di comportarsi male. Oggi è sicuro della sua impunità, fino ad ora. Ora mi sembra che le cose stiano cambiando perché la cosa è venuta allo scoperto”. Cristiana Capotondi e Michela Cescon credono che il dibattito pubblico che è in corso dopo il ciclone #metoo rappresenti un’importante tappa. “Oggi è come se si fosse aperto un tavolo di discussione, rispetto al quale si dovranno delimitare anche dei perimetri. Di fatto la donna nel mondo del lavoro si affaccia in maniera preponderante da pochissimo. I nostri figli, i nostri nipoti, pronipoti magari vedranno una realtà diversa, però io sono contenta di essere nata in un periodo in cui le cose si formano. Mi dà l’idea di dare un contributo, partecipare, capire profondamente. Anche dare per esempio maggiormente senso a ciò che può significare una prima donna Presidente del Consiglio o Presidente della Repubblica”, ha affermato Capotondi.

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