Vertice Ue su migranti, sicurezza e Brexit. C’è la May, poi lascia

Vertice Ue su migranti, sicurezza e Brexit. C’è la May, poi lascia
Il Consiglio europeo
19 ottobre 2017

Si svolge oggi e domani a Bruxelles il Consiglio europeo di Ottobre, in cui i capi di Stato e di governo dell’Ue (per l’Italia ci sarà il premier Paolo Gentiloni) discuteranno della crisi migratoria, dei passi avanti verso una maggiore integrazione nel settore della sicurezza e difesa, dell’economia digitale, dei temi caldi di politica estera (accordo nucleare con l’Iran, sviluppi preoccupanti in Nord Corea, e crisi nei rapporti con la Turchia); inoltre, il presidente francese Emmanuel Macron farà una relazione per spiegare al sua visione su una politica commerciale “che protegga” di più i cittadini europei, nel quadro dei negoziati in corso per i nuovi accordi di liberalizzazione degli scambi (soprattutto quello con il Mercosur), e la premier britannica Theresa May presenterà delle “riflessioni” sullo stato (non brillante) dei negoziati per la Brexit. Domani, venerdì, in mattinata, dopo una prima colazione di lavoro a 28 in cui si parlerà dell'”Agenda dei leader”, la May lascerà la riunione per permettere ai Ventisette di parlare più in dettaglio e delle prospettive del negoziato di divorzio di Londra dall’Unione, e anche per fare il punto, sulla base di una relazione del presidente di turno del Consiglio Ue, l’estone Juri Ratas, del processo in corso per selezionare i paesi candidati a ospitare le due agenzie comunitarie oggi a Londra, l’Agenzia bancaria europea (Eba) e l’Agenzia del farmaco, per la quale è in corsa Milano.

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Considerato che per la questione delle due agenzie non vi saranno decisioni fino a fine novembre, i punti più importanti del vertice appaiono essere tre: innanzitutto la forte spinta che il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk intende dare al finanziamento del Trust Fund per l’Africa, per affrontare le cause alla radice del fenomeno migratorio, al di là del riconoscimento dell’efficace azione del governo italiano per arginare i flussi; poi il tentativo di mettere sui binari “entro la fine dell’anno” la “cooperazione strutturata permanente” fra i paesi membri disposti a lanciarsi nell’integrazione del settore della sicurezza e difesa; e infine la decisione di cominciare i preparativi per le trattative con Londra sulle sue relazioni future con l’Ue e sulla fase di transizione, dopo il divorzio, in modo da essere pronti entro fine dicembre a lanciare questa seconda fase del negoziato. Una manifestazione di buona volontà nei confronti del Regno Unito, dopo aver constatato che i progressi fatti finora nel negoziato sui termini del divorzio non sono ancora sufficienti per aprire già ora la seconda fase.

 

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