“Organizzazione militare in curva Sud”, ultrà Juve arrestati. Pm, metodi mafiosi

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16 settembre 2019

“C’era una organizzazione militare nella curva Sud della Juventus, che era gestita con metodi mafiosi e intimidatori da persone che hanno fatto della violenza uno stile di vita. Il tifo era un pretesto per questi Ultrà, che avrebbero fatto le stesse identiche cose per qualsiasi altra squadra, che avesse avuto lo stesso giro di affari della Juventus.”. Così Patrizia Caputo, procuratore aggiunto e coordinatore del Gruppo Criminalità organizzata della Procura di Torino, che ha coordinato l’indagine “Last Banner” della Digos di Torino, che ha di fatto decapitato i gruppi Ultrà della Juve, a cui sono stati sequestrati anche gli striscioni.

Nell’ambito dell’indagine che ha portato all’esecuzione di 12 misure cautelari (sei in carcere, quattro ai domiciliari e due obblighi di dimora) nei riguardi dei principali leader dei gruppi ultrà juventini, è emerso che la ”strategia estorsiva” è stata attuata anche esercitando ”pressioni” sui frequentatori ”normali” della curva che hanno ”dovuto” attenersi ai divieti ”imposti” dai capi ultrà di ”non” intonare cori e slogan durante le partite al fine di far percepire (anche ai mass media) un ”clima ostile” verso la società, evidenziando, nel contempo, anche la loro capacità di condizionare il ”tifo” di tutta la curva sud dell’Allianz Stadium. Gli investigatori hanno inoltre chiarito come le “condotte intimidatorie” messe in atto “anche dai leader del gruppo dei Nab ai danni degli altri frequentatori della curva (sulla base di un cliché comune anche ad altre tifoserie) siano state finalizzate a imporre (avvalendosi della forza intimidatrice tipica delle organizzazioni criminali) tutte le strategie dei gruppi ultrà (quali unici detentori del tifo organizzato)”.

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Il capo incontrastato della Curva juventina era Geraldo Mocciola, 56 anni, capo dei Drughi, sorvegliato speciale colpito da Daspo, eppure anche da fuori lo stadio governava la curva, decidendo tutte le attività: dal bagarinaggio alle intimidazioni, anche verso i singoli tifosi che venivano allontanati con la violenza dai loro posti legittimamente acquistati fino all’estorsione nei confronti della società bianconera. Gli altri capi lo veneravano, chiamandolo “lui” o “il presidente”. Ora è in carcere così come i suoi cosiddetti colonnelli Salvatore Cava (51 anni), Domenico Scarano (58 anni) e Sergio Genre (43 anni). Ma non solo i Drughi son finiti nel mirino della polizia. Le altre organizzazioni coinvolte sono “Tradizioni-Antichi valori”, per cui e’ finito in manette Umberto Toia, mentre il fratello Massimo e Corrado Vitali sono stati colpiti da obbligo di dimora; Viking (Fabio Trinchero, 48 anni e Roberto Drago, 47 anni); il “Nucleo 1985″ (Christian Fasoli, 42 anni) e ” Quelli di via Filadelfia” (Giuseppe Franzo, 55 anni).

Tutti indagati per associazione a delinquere, estorsione aggravata, autoriciclaggio e violenza privata. Oltre un anno di indagine, 225mila telefonate intercettate, pedinamenti, video riprese: sono gli elementi di un indagine “che proseguirà ancora, perche’ abbiamo un bagaglio di informazioni enorme”, ha detto il capo della Digos torinese, Carlo Ambra. “Sotto certi aspetti si muovevano con un gruppo mafioso, soprattutto per quanto riguarda l’attività di intimidazione. Cercavano in tutti i modi di controllare la curva sud dello stadio. Ma per il 416 bis ci vuole qualcosa di più”, ha spiegato ancora Caputo. L’indagine è partita da una denuncia della Juventus, che nel 2017-2018 stringe sui privilegi concessi ai gruppi Ultra’.

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La reazione è un tardo ad arrivare e i gruppi Ultrà fanno cartello tra loro organizzando una campagna denigratoria con cori razzisti e di contestazioni verso la Juve che finisce così a dover pagare sanzioni pecuniarie. La società per evitare ripercussioni danni d’immagine ha quindi scelto di garantire 300 biglietti a pagamento per le gare in trasferta di campionato di Champions League che sono stati poi in parte redistribuiti dei capi ultras tra ricavando indebiti profitti. Di qui il reato di auto riciclaggio. Infine è stata accertata l’attività capillare dei Drughi per recuperare a prezzo di costo centinaia di biglietti per le partite in casa dei bianco neri. Il tutto grazie a otto ricevitorie compiacente sparse sul territorio nazionale che verranno chiuse. “Da domani gli striscioni dei gruppi finiti nel mirino della Procura non potranno piu’ entrare allo stadio”, ha assicurato il Questore di Torino, Giuseppe De Matteis.

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