Orso d’oro a “Synonymes” di Nadav Lapid. “La paranza dei bambini”, migliore sceneggiatura

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17 febbraio 2019

L’Orso d’Oro della 69/a edizione del Festival di Berlino e’ andato al film Synonymes di Nadav Lapid. Per il cinema italiano, invece, è stata “a detta di tutti, critici e operatori, una grande Berlinale”. Lo afferma l’Istituto Luce Cinecittà, commentando la vittoria dell’Orso d’Argento per la migliore sceneggiatura alla 69esima edizione della Berlinale del film ‘La paranza dei bambini’ diretto da Claudio Giovannesi. L’Istituto Luce Cinecittà sottolinea che Claudio Giovannesi, Roberto Saviano e Maurizio Braucci hanno vinto l’Orso d’Argento per la miglior sceneggiatura, “un premio che riconosce le qualità innegabili di compattezza narrativa de ‘La paranza dei bambini’, dove si intrecciano le vite di un gruppo di ragazzini in un’accelerazione verso la tragedia, su volti di chi ancora prende la vita come un gioco”.

L’Orso d’Argento, prosegue L’Istituto Luce Cinecittà, “è un premio straordinario che storicamente riconosce il talento di un giovane autore, di un regista da podio che va affermandosi. Claudio Giovannesi si merita in pieno questa vittoria, per il lavoro che conduce con i ragazzi con cui lavora e la passione nel raccontare storie di gioventù emarginata (nella Paranza come in altri suoi precedenti film e documentari). E per un cinema mai scontato, poetico e potente al tempo stesso. Il film, prodotto da Palomar e Vision Distribution, è nelle sale in questi giorni ed è già stato venduto, da Elle Driver, in oltre trenta paesi”. Più in generale, soffermandosi sull’affermazione del cinema italiano. L’Istituto Luce Cinecittà evidenzia che “i nostri film si sono venduti all’estero e le critiche sono state ottime per tutti i titoli. Si può parlare di un’accoglienza molto buona, e se ne può parlare in generale. Il denominatore sorprendentemente comune sono i protagonisti di questi film, ragazze e ragazzi colti nella vita reale o a cui viene chiesto di interpretare personaggi vicini alla loro esistenza. Nessuno è professionista, tutti portano la forza del reale e la bellezza dell’età, le giovani donne di ‘Dafne’ e ‘Il corpo della sposa’, i ragazzi de ‘La paranza dei bambini’ e ‘Selfie’, i corpi fisici e sociali di ‘Normal'”.

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“E delle storie di tutti questi film – si legge ancora nella nota – si può dire che, a partire da un approccio che si può definire ‘realistico’, il cinema italiano abbia dimostrato alla Berlinale numero 69 di avere una marcia in più trasfigurando poeticamente dalla realtà i suoi volti, le sue molteplici identità. E lo ha fatto portando storie marginali, al centro della scena. In questa forza centripeta, che sa accogliere senza timore e con poesia e bellezza quello che non sempre vorremmo vedere, sta la forza di un cinema che dimostra di sapersi aprire e raccontare al mondo. Una forza espressiva alla fine anche premiata”. A ‘Dafne’ di Federico Bondi, ricorda l’Istituto Luce Cinecittà, “è andato il Premio Fipresci della Federazione Internazionale della stampa. Il film, che racconta la storia di un rapporto padre-figlia in un contesto doloroso, sembra toccato dalla grazia di una leggerezza che porta all’empatia. Sensazione ricevuta alla Berlinale dal pubblico e, appunto, dalla critica. Prodotto da Vivo Film e Rai Cinema, ‘Dafne’ sarà nelle sale italiane dal 21 marzo, distribuito da Istituto Luce Cinecittà”.

“Vale la pena di ricordare che anche gli altri film della sezione Panorama – aggiunge l’Istituto Luce Cinecittà – contano su un distributore e sulla possibilità di uscire in sala, ‘Selfie’ di Agostino Ferrente e Normal di Adele Tulli (entrambi con Istituto Luce Cinecittà) e ‘Il corpo della sposa’ di Michela Occhipinti (con Lucky Red). Film tutti capaci di riempire le sale della Berlinale, e di farsi applaudire in quello che – è bene sottolinearlo – non è solo un grande festival, ma è il più importante festival ‘di pubblico’ d’Europa, quello che maggiormente riversa i cittadini nelle sale. Non quindi un pubblico esclusivo di cinefili e specialisti, ma di veri, comunissimi appassionati”. “Il plauso pieno dei film italiani presso questo pubblico – conclude l’Istituto Luce Cinecittà – dovrebbe dare un’indicazione sul significato dell’affermazione di questi film nel contesto di Berlino. E suggerirci che il riconoscimento pieno a un’intera produzione nazionale in un grande festival va oltre il dato temporaneo e la cronaca, e ci dice che una nuova energia si muove da Cannes a Berlino, da Rotterdam ai festival nordici fino all’Asia e di ritorno a Venezia. È un cinema che parla italiano al pubblico del globo”.

 

TUTTI I FILM PREMIATI

Orso d’oro per il miglior film: “Synonymes”, di Nadav Lapid (Francia, Germania) Silver Bear – Grand Jury Prize: “Grazie a Dio”, di Francois Ozon

Orso d’argento – Premio Alfred Bauer: “Systemsprenger” (“System crasher”), di Nora Fingscheidt (Germania)

Orso d’argento al miglior regia: Angela Schenelec, per “Ich war zu Hause, aber” (“Ero a casa, ma”) (Germania)

Orso d’argento per la migliore attrice: Yong Mei (“Di jiu tian chang”, “So long, my son” (Cina).

Orso d’argento per il miglior attore: Wang Jingchun (“Di jiu tian chang”, “So long, my son” (Cina).

Premio al miglior debutto: “Oray”, di Mehmet Akif Bukukatalay (Germania)

Orso d’argento per la migliore sceneggiatura: “La paranza dei bambini”, di Claudio Giovannesi (Italia)

Orso d’argento per il miglior contributo artistico: Ut og stjle hester “(” Out stealing horses “), di Hans Petter Moland (Norvegia, Svezia, Danimarca).

Orso d’oro per il miglior cortometraggio: “Umbra”, di Florian Fischer (Germania)

Orso d’argento per il miglior cortometraggio: “Blue Boy”, di Manuel Abramovich (Argentina, Germania)

Premio per il miglior documentario: “Talking about trees”, di Suhaib Gasmelbari (Francia, Sudan, Germania) Golden Bear of Honor: Charlotte Rampling

Premio Audio per il miglior cortometraggio: “Rise”, di Barbara Wagner e Benjamin de Burca (Brasile, Canada, USA)

Giurie indipendenti

Premio della Federazione Internazionale dei Critici Cinematografici (FIPRESCI), sezione concorso: “Synonymes”, di Nadav Lapid (Francia, Germania); Sezione Panorama: “Dafne”, di Federico Bondi (Italia); sezione Forum: “Die Kinder der Toten”, di Kelly Copper e Pavol Liska (Austria) Heinrich Boll Foundation Peace Prize: “Espero tua (re) volta”, di Eliza Capai (Brasile)

Premio Amnesty International: spero tua (ri) volta “, di Eliza Capai (Brasile) Teddy Award per il miglior lungometraggio LGBT: “Breve storia del pianeta verde”, di Santiago Loza (Argentina)

Teddy Award per il miglior film documentario LGBT: “Lemebel”, di Joanna Reposi (Cile) Special Jury Teddy Award: “A Dog Barking at the Moon”, di Xiang Zi (Cina, Spagna)

Premio speciale della giuria della sezione Generation Kplus, miglior cortometraggio: “El tamano de las cosas”, Carlos Felipe Montoya (Colombia).

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