L’intelligenza artificiale non ruberà lavoro umani

L’intelligenza artificiale non ruberà lavoro umani
9 ottobre 2017

Nel giorno dell’uscita italiana del suo libro “Intelligenza artificiale”, Jerry Kaplan, considerato uno dei pionieri della scienza dei computer ed insegnante di Intelligenza Artificiale alla Stanford University, in un lungo intervento nella sala Capitolare del Senato spiega limiti e opportunita’ della materia. “Siamo tutti preoccupati per i nostri lavori, ma e’ solo un ciclo storico che si ripete. Anche oggi non esistono piu’ lavori che erano molto diffusi 30-40 anni fa – afferma Jerry Kaplan -. A rischio sono tutti quei lavori ripetitivi e sistematici che potranno essere sostituiti dalla macchine, ma sono al sicuro tutti quelli per i quali la presenza umana e’ indispensabile, come ad esempio prendersi cura dei bambini e degli anziani. E’ certo che alcune professioni scompariranno, ma compariranno delle nuove – precisa ancora Kaplan – e il problema si spostera’ sulle competenze: il cambiamento sara’ cosi’ veloce che molti lavoratori non avranno tempo di adeguarsi. Ecco perche’ sara’ fondamentale non solo l’istruzione per i giovani ma una formazione che sostenga in modo costante chi gia’ lavora da tempo”. “La tecnologia del futuro – conclude Kaplan – sara’ meno invasiva rispetto ad oggi e ci aiutera’ a migliorare la nostra vita, non nascondo pero’ che ci saranno delle questioni etiche e sociali che dovranno essere affrontate per limitare, in alcuni casi, l’utilizzo di queste nuove macchine. Non dovra’, inoltre, essere sottovalutato l’impatto economico, perche’ si rischia un aumento ulteriore del divario tra ricchi e poveri e tra chi potra’ acquistare la nuova tecnologia e chi no. In questo caso un ruolo decisivo dovra’ essere giocato dalle politiche economiche dei vari Paesi che troppo spesso sono scollate dai problemi sociali”.

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