A Parma sfida finale tra Pizzarottti e M5S. Per i grillini ora è “uguale a tutti i politici”

A Parma sfida finale tra Pizzarottti e M5S. Per i grillini ora è “uguale a tutti i politici”
Il sindaco di Parma, Federico Pizzarotti
10 giugno 2017

“Il Movimento 5 stelle a Parma non è mai arrivato, purtroppo abbiamo scoperto che Pizzarotti era uguale a tutti i politici che si sono succeduti prima di lui”. Non la pensavano così i grillini galvanizzati da Beppe Grillo al parco della Pilotta, tutti a osannare quel Federico che da lì a pochi giorni avrebbe preso in mano un municipio strapazzato dalla giunta di Pietro Vignali, costretto alle dimissioni per peculato e corruzione. Cinque anni dopo quel Pizzarotti, da simbolo della conquista di “Stalingrado” (così sintetizzata dal comico genovese la vittoria alle elezioni del 2012) si è trasfigurato nel nemico numero uno. Le elezioni di domenica scriveranno un altro capitolo per Parma, per i Cinque stelle e per il sindaco uscente che dall’ottobre scorso ha formalmente firmato il divorzio col movimento. “Ci presentiamo – ha detto il candidato pentastellato Daniele Ghirarduzzi – per dimostrare che il Movimento 5 stelle c’è, questa volta sul serio”. “Pensiamo che siano loro a essere cambiati, come dimostrano anche vicende nazionali – ribatte il primo cittadino -. Certi principi ‘sacrosanti’ nel 2012 adesso vengono violati”. L’uscita di Pizzarotti – e dei 17 su 18 consiglieri di maggioranza – dal M5s, è soltanto il capitolo conclusivo della saga iniziata anni prima.

Dopo i festeggiamenti alle precedenti amministrative il sindaco si è trovato, infatti, a governare una città con un debito di 870 milioni lasciato dal suo predecessore e dal commissario straordinario; presto si è reso conto dell’enorme divario tra gli slogan da campagna elettorale e le scelte concrete e quotidiane imposte a un amministratore, alla sua prima esperienza, per giunta senza l’appoggio del movimento; ha tentato di costruirsi una propria storia politica (convocò nei primi mesi tutti i sindaci Cinque stelle in Italia per un meeting emiliano, mal visto dalla Casaleggio associati e osteggiato da Grillo; cercò di sganciarsi dal “no inceneritore a tutti costi” di Grillo, ma fu un disastro per la sua immagine) schivando anche i colpi dell’opposizione del Pd e il silenzio assordante dei vertici pentastellati.  Indagato per vicende legate alle nomine al Teatro Regio (caso poi archiviato), ha dovuto attendere mesi e mesi il verdetto del Direttorio sulla sue eventuale sospensione dal movimento. Da lì la decisione a ottobre di chiudere quell’esperienza, prima che fosse Grillo a cacciarlo come aveva già fatto con altri esponenti emiliani da Valentino Tavolazzi di Ferrara ai bolognesi Giovanni Favia, Federica Salsi e Andrea De Franceschi. Da lunedì si capirà chi aveva ragione: se Pizzarotti che comunque cinque anni ha governato, ha ridotto del 45% il debito del Comune e per la campagna elettorale ha tirato fuori alcune idee per “una città in cammino” a partire da un piano decennale di ricostruzione di tutte le scuole di Parma, o Ghirarduzzi della vecchia guardia Cinque stelle (“in passato ho votato un po’ per tutti, non proprio per Berlusconi ma per la Lega…” ha spiegato a un quotidiano) che prima del voto ha dichiarato di avere non avere dubbi in caso di un ballottarrio tra Pizzarotti e il candidato del Pd: “quella domenica vado al mare”.

Diatriba Pizzarotti-Cinquestelle a parte, Parma – che vorrebbe tanto sentirsi parte di quel “modello emiliano” decantato da Vasco Errani e dal suo successore Stefano Bonaccini – si trova ancora una volta a pochi giorni della elezioni a dover prendere le distanze (se fosse possibile) da uno scandalo che ha coinvolto questa volta il mondo della sanità, dopo l’inchiesta dei Nas denominata “Pasimafi” che ha portato all’arresto di 19 persone e l’apertura di indagini per 75 tra medici, imprenditori del mondo farmaceuto e dirigenti pubblici. Paolo Scarpa, candidato sindaco per il Pd dopo aver avuto la meglio sul favorito dem alle primarie, ha tentato in extremis un’analisi: “l`assenza di una guida morale e politica a Parma è una colpa grave che pesa su chi ha retto la città in questi anni. E non possiamo quindi fare finta di nulla, come se fosse una questione limitata ai soli addetti ai lavori”. Infatti non lo è. I democratici, però, sono rimasti fuori dai giochi per decenni: il civico Ubaldi dopo due mandati passò il testimone a Vignali che gettò la spugna offrendo lo scranno da sindaco su un vassoio d’argento al Pd che sprecò l’occasione candidando chi per due mandati era già stata stato presidente della Provincia che perse contro Pizzarotti. Ora dovrebbero convincere con nuove idee e nuove proposte. “Questa volta vince Parma” dice convinto il segretario provinciale, Gianpaolo Serpagli, invitando gli iscritti a votare domenica. Un augurio che si fanno tutti i dieci candidati sindaco. Compresa Laura Cavandoli, avvocato, espressione della Lega Nord ma candidata per tutto il centrodestra. E compreso Emanuele Bacchieri, il più giovane tra i candidati, classe 1988, che corre per la lista “Casapound”.

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