Pd, Mozione Martina contro Zingaretti su doppio incarico

Pd, Mozione Martina contro Zingaretti su doppio incarico
Tommaso Nannicini
16 gennaio 2019

Aumenta di intensita’, man mano che ci si avvicina alle primarie e al congresso, la competizione tra i candidati a segretario del Pd. A far salire il tono della polemica, oggi, e’ stato il senatore e responsabile della mozione Martina, Tommaso Nannicini, gia’ consigliere economico di Matteo Renzi a Palazzo Chigi, che in un’intervista all’AGI ha attaccato l’altro candidato forte al Nazareno, Nicola Zingaretti, sollevando la questione del doppio incarico. “Zingaretti – ha detto Nannicini – dovrebbe chiarire se manterra’ il doppio incarico nel caso di vittoria alle primarie, o se la regione Lazio tornera’ al voto con tutte le conseguenze che ne derivano. Non e’ un dettaglio di poco conto per la scelta che aspetta la nostra comunita’. E sul piano dei contenuti non e’ agitando una generica ‘discontinuita” col passato che si risolvono i problemi del Pd”.

Duro, Nannicini, anche sul sostegno che a Zingaretti potrebbe arrivare da esponenti della sinistra radicale, in particolare di Leu, tra cui l’ex-presidente della Camera Laura Boldrini e l’ex-premier Massimo D’Alema: “Non ci interessano – ha detto – caminetti con gruppi dirigenti o vecchie glorie della sinistra, tanto meno accordi sotto banco. Dobbiamo allargare l’elettorato del Pd, non fare patti con chi la sera del 4 dicembre 2016 brindava per la sconfitta del Pd al referendum costituzionale”. Quanto ai contenuti della proposta di Maurizio Martina per la segreteria, Nannicini ha sottolineato che l’obiettivo e’ “rinnovare il Pd per poi lanciare un progetto piu’ ampio per l’alternativa a Lega e 5 Stelle, che per noi sono due facce della stessa destra. Subito dopo il congresso – ha spiegato – vogliamo costituire un governo ombra aperto alla societa’ e a chiunque condivida la voglia di un nuovo impegno patriottico contro le forze nazional-populiste. Condividiamo la proposta di Calenda e altri di lavorare a una lista aperta delle forze democratiche, europeiste e riformiste per le elezioni europee, senza per questo ammainare la bandiera del Pd. E subito dopo le europee proponiamo una costituente aperta a tutti per passare dal Pd ai Democratici”.

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Entrando nello specifico delle proposte per il Paese, Nannicini parte dalla questione del lavoro: “Salario minimo per tutte le forme di occupazione, vecchie e nuove, stop ai tirocini gratuiti e un taglio secco del cuneo contributivo sul tempo indeterminato. Secondo, la conoscenza come vero reddito di cittadinanza, attraverso il diritto a un’istruzione di qualita’ su tutto il territorio e per tutta la vita. Terzo, un fisco amico dell’uguaglianza, recuperando la progressivita’ dell’Irpef e introducendo una minimum tax sulle multinazionali che producono e vendono in Italia”. Infine, Nannicini non manca di criticare la scelta di chi, come Roberto Giachetti, ha deciso di non seguire l’ala renziana nel sostegno a Martina e ha preferito candidarsi di persona: “Tutte le candidature – ha detto – sono utili alla nostra discussione e il pluralismo e’ sacro. Allo stesso tempo, non penso che disperdere i voti di chi non condivide una linea di generica ‘discontinuita” rispetto al passato recente – la linea per intenderci proposta dalla mozione Zingaretti – sia un grande risultato per chi, come me, e’ orgoglioso di una stagione di governo che nella scorsa legislatura ha portato l’Italia fuori dalla crisi. Accanto a quell’orgoglio, pero’, io provo anche molta inquietudine per capire che cosa e’ andato storto, perche’ abbiamo perso sintonia con gli italiani. Fare cose utili per il tuo Paese e perdere sonoramente le elezioni non e’ un attenuante, ma un aggravante. Le riforme dei nostri governi – ha concluso – non si difendono trasformandole in un totem o vivendo nella nostalgia dei mille giorni, ma tenendone fermi gli obiettivi pur cambiando gli strumenti e le politiche che non hanno funzionato. Guardando al futuro”.

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