Pd Sicilia torna alla carica sulla stabilizzazione. E’ guerra con l’Udc

Pd Sicilia torna alla carica sulla stabilizzazione. E’ guerra con l’Udc
2 dicembre 2014

di Giuseppe Novelli

Il Partito Democratico siciliano ritorna alla carica sulla stabilizzazione dei precari. Un universo di 22mila lavoratori, almeno quelli degli enti locali ai quali scadrà il contratto il 31 dicembre ma che già è stato rinnovato grazie all’emendamento all’articolo 21 della Legge di Stabilità, approvato dalla commissione Bilancio della Camera, che ha dato l’ok alla proroga di un anno e di cui  il deputato del Pd, Angelo Capodicasa, è primo firmatario. “Va fatta una trattativa per trovare una soluzione strutturali ai precari siciliani – afferma lo stesso Capodicasa -. In modo che in un tempo stabilito questo bacino sia prosciugato”. Secondo l’ex presidente della Regione Siciliana, “d’ora in avanti con norme nazionali e comunitarie, così come per effetto di norme più restrittive in materia di Bilancio, c’è il rischio che non si ottengano più proroghe”.  Capodicasa, sottolinea anche che “da 25 anni non facciamo che prorogare i contratti, ma è dal 2013, con il decreto D’Alia, che ha messo i paletti, che si deve passare da Roma”. Insomma, “bisogna arrivare alla predisposizione di un piano di fuoriuscita con il Governo. Si trovino le forme concordate per potere arrivare a fuoriuscita dal bacino del precariato”. Quindi, “a partire da ora, senza lasciarci fuorviare dal fatto che abbiamo un anno di tempo, il governo regionale deve intavolare una discussione con il governo nazionale per potere superare il problema degli oltre ventimila precari siciliani, ma senza aspettare la legge stabilità del 2016 quando, presi per la gola, si corre dietro all’emendamento e si deve stare tutti in ansia”. L’annosa questione dei precari continua ad essere un grande fardello per le casse della Regione. Tradotto in cifre, parliamo di oltre 250 milioni di euro l’anno.

Al presidente dell’Udc, Giampiero D’Alia non è andata giù la sortita di Capodicasa. E così arriva la sua replica a stretto giro di posta. “Penso che l’onorevole Angelo Capodicasa, pur avendola votata, non abbia letto con attenzione la mia legge, né quella approvata dall’Assemblea regionale siciliana”. Per l’ex ministro per la Pubblica amministrazione, il bacino dei precari “è antico e con evidenti responsabilità da parte di coloro che, negli anni, ne hanno fatto un uso politicamente criminale”. Un fiume in piena. “Il Parlamento è intervenuto quattro volte in sei anni – osserva D’Alia – per consentire alla Sicilia di chiudere con il precariato. Non mi pare però sia stato fatto molto”. “La nuova norma nazionale sui precari approvata quando ero ministro – continua il presidente dell’Udc – consegna alla Regione siciliana un percorso molto chiaro e coerente che però richiede un’azione concreta di riordino dei conti”. In altri termini, per D’Alia, “la verità è che non si vuole affrontare il problema, confidando solo nelle proroghe dei contratti che servono esclusivamente a mantenere 20 mila persone in Sicilia in una condizione di completa sudditanza”.

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A dar man forte a Capodicasa, il presidente dell’Anci in Sicilia Leoluca Orlando.  “Sulla vicenda dei precari degli enti locali siciliani, desidero esprimere il mio apprezzamento per l’impegno del parlamentare Angelo Capodicasa e di tutta la deputazione siciliana alla Camera dei deputati per aver accolto le richieste dell’Anci Sicilia e dei sindaci siciliani”. Per il sindaco di Palermo, “adesso è necessario che la Regione faccia la propria parte, così come richiesto dall’ Anci Sicilia, convocando la conferenza Regione-Autonomie locali anche con la partecipazione degli assessori al Lavoro e all’Economia e un tavolo tecnico anche con le organizzazioni sindacali”.

Aggiornato 19:31
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