Pentiti accusano ex deputato regionale: “Era nelle mani del clan”

Pentiti accusano ex deputato regionale: “Era nelle mani del clan”
Raffaele 'Pippo' Nicotra
10 ottobre 2018

Una sfilza di pentiti accusa Raffaele ‘Pippo’ Nicotra, l’ex deputato regionale arrestato nell’operazione antimafia della Dda di Catania. Il primo a parlare e’ Giuseppe Laudani, consanguineo del capo storico del clan Laudani, che ha detto di “aver favorito l’elezione di Nicotra Raffaele Giuseppe (elezioni comunali del 2006) chiedendo in cambio (ottenendolo) che quest’ultimo rifornisse di carne i propri supermercati acquistandola dalla ditta riconducibile alla famiglia Laudani”.

Il pentito Santo La Causa ha rivelato di avere incontrato Nicotra, e “per non farsi notare e durante la latitanza, si presento’ con una parrucca, la casacca da benzinaio dell’Agip e gli occhiali tipo ‘Onassis’. Posso fare riferimento ad una vicenda che ho direttamente seguito, quella di Nicotra, mi sembra Pippo, di Aci Catena: si tratta di una persona che noi abbiamo sostenuto nelle campagne elettorali per le amministrative e regionali e che per me era particolarmente interessante in quanto intendevo ottenere dallo stesso il suo interessamento politico e amministrativo per il cambiamento della destinazione di alcune aree agricole in edificabili nel comune di cui lo stesso era sindaco. Mi sono occupato in particolare di questo perche’ ero venuto a conoscenza dai sodali di Aci Catena e segnatamente da Alfio Pio – che e’ un parente lontano, tramite un suo zio, dello stesso Nicotra – e da Nuccio Coscia che il sindaco Nicotra era ‘nelle loro mani’, nel senso che non solo pagava lo stipendio per i suoi supermercati, ma aveva anche ottenuto da quello stesso gruppo sia sostegno elettorale che interventi in vicende che non riesco meglio a specificare”.

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E’ arrivata poi la deposizione di Gaetano Mario Vinciguerra, boss incontrastato di Acireale, il capomafia che ha spiegato alla procura moti punti oscuri: “Conosco Pippo Nicotra, onorevole, che ha una catena di supermercati e dava somme fisse di 10 mila euro l’anno, ma secondo le nostre esigenze era in grado di darci anche piu’ soldi. Lui si e’ sempre messo a disposizioni perche’ era interessato ai voti che il clan poteva procurare”. “Nello specifico, il rapporto e’ nato cosi’: io sono uscito dal carcere il 13 dicembre 2001. Pochi giorni prima erano stati arrestati molti esponenti del mio gruppo e uscendo mi sono, pertanto, trovato senza riferimenti: mi sono quindi rivolto ad Alfio Brancato (detto Alfio Pio) e Giuseppe Rogazione ai quali ho chiesto se erano disposti a darmi una mano per gestire il clan. Il primo a cui ho pensato di chiedere soldi era proprio Pippo Nicotra dal quale sono andato gia’ nel dicembre del 2001. Ho chiesto a Pippo di pagarmi una somma iniziale per favorire l’attivita’ del clan. Lui mi ha dato appuntamento per i giorno successivo nel suo ufficio dentro al supermercato di sua proprieta’ e mi ha consegnato tremila euro. A me sembravano pochi, ma lo stesso Nicotra mi ha detto che dopo ne avrei avuti altri. Sono poi arrivate le elezioni comunali (2004 o 2005) e Nicotra si e’ affidato per la raccolta dei voti direttamente ad Alfio Pio, ma anche me personalmente. Il Nicotra ha pagato l’attivita’ mia e di Alfio Pio circa 50 mila euro in diverse rate”.

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