Da Pizzarotti e Nugnes, nel M5s incubo ribelli

Da Pizzarotti e Nugnes, nel M5s incubo ribelli
Beppe Grillo (s) e Luigi Di Maio
9 novembre 2018

E’ sempre pronta l’arma dell’espulsione per il MoVimento Cinque Stelle. Luigi Di Maio ha la licenza per usarla quando lo ritiene opportuno. O meglio, quando qualche esponente pentastellato si azzarda a pensarla in modo diverso dal dettato grillino. Non a caso il M5s oramai è segnato da tanti cambi di casacca, addii, dimissioni, epurazioni, autosospensioni ed espulsioni. Come un partito da Prima Repubblica. Si comincia nel 2012 con l’espulsione del consigliere comunale di Ferrara Valentino Tavolazzi, “reo” di aver partecipato a una convention di attivisti non autorizzata a Rimini. È il primo a denunciare “un deficit di democrazia interna” nei 5 stelle. Nel giro di qualche settimana, sempre in Emilia, Beppe Grillo, via blog, ne scomunicherà altri.

Già, Grillo. Che vale la pena ricordare, per meglio capire come funziona la Casaleggio Associati, che il comico genovese è il vero capo del MoVimento, a cui spetta, in qualità di Garante, la prerogativa, tra l’altro – qualora lo ritenga necessario – di sfiduciare lo stesso Luigi Di Maio. E dire che sono stati sempre contrari, i cinquestelle, ai partiti-azienda, Fi in primis, a detta loro. Ma questo agli albori. Perché, com’è noto, con il nuovo statuto, addirittura anche gli indagati potranno candidarsi. Il dissidente “principe”, rimane Federico Pizzarotti. Nel maggio del 2016, il sindaco di Parma veniva silurato per non aver comunicato un avviso di garanzia nell’ambito di un’inchiesta poi archiviata.

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Qualche cifra. La scorsa legislatura sono stati 21 i pentastellati che hanno cambiato gruppo alla Camera e 18 al Senato. Tanti per una forza politica che si è sempre vantata di essere diversa dalle altre. A Bruxelles, le cose non vanno meglio. Ha lasciato il MoVimento, tra gli altri, l’ex co-capogruppo Efdd e fedelissimo di Davide Casaleggio, David Borrelli. L’addio al M5s è arrivato anche da Daniela Aiuto, che agli inizi dello scorso ottobre, sbatte la porta in faccia a Di Maio, attaccando perfino Casaleggio: “Gli eletti sono al servizio della comunicazione, e non il contrario – ha tuonato l’eurodeputata -. Comunicazione fatta di persone di solito provenienti dalla Casaleggio, o scelte lì, e diventate anche il gestore delle nostre esistenze”.

E tra le tante cose strane che ruotano attorno ai Cinquestelle, c’è sempre la Casaleggio Associati che nulla ha a che spartire con la politica, ma è onnipresente. Non è breve, l’elenco degli epurati. Ricordiamo pure la consigliera Cristina Grancio che ha abbandonato il gruppo al consiglio comunale di Roma, perché “il M5s deve ancora imparare tutto in tema di democrazia”. Infine, in queste ore è stata avviata l’istruttoria sui senatori 5 stelle Gregorio De Falco, Paola Nugnes, Elena Fattori, Matteo Mantero e Virginia La Mura perché usciti l’altro ieri dall’Aula al momento di votare la fiducia sul decreto Sicurezza. Dovrebbero cavarsela con qualche spicciolo di multa, se Di Maio tiene alla sua poltrona.

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