Pizzarotti e Scarpa divisi su tutto al ballottaggio a Parma

Pizzarotti e Scarpa divisi su tutto al ballottaggio a Parma
Il sindaco di Parma, Federico Pizzarotti
23 giugno 2017

A Federico Pizzarotti manca un ultimo tiro. La sera dell`11 giugno ha visto ridursi la sigaretta dei Cinque stelle, boccata dopo boccata, seggio dopo seggio. Con il ballottaggio di domenica prossima spera di schiacciare il mozzicone mentre osserva quel risicato 3% che ora rappresenta il gruppo di Beppe Grillo in città. È convinto di vincere, ma resta cauto, perché sa che anche al suo sfidante la vittoria serve per fare i conti col partito di maggioranza che lo sostiene, quel Pd che non lo avrebbe voluto come candidato sindaco ma che ha dovuto accettarlo dopo il responso delle primarie. Paolo Scarpa è stanco dei continui confronti in campagna elettorale, ma è sereno, consapevole di rappresentare il nuovo: “è la prima volta che mi candido a qualcosa in vita mia; offriamo a Parma l`occasione di cambiare”. Al confronto pubblico finale, giovedì sera in piazza Garibaldi, quasi non incrociano gli sguardi e ripetono gli appelli finali. Pizzarotti e Scarpa, che distano 1.500 voti l`uno dall`altro, hanno un solo pensiero: l`affluenza, che al primo turno è crollata sotto il 54%, inferiore alla media nazionale, dieci punti in meno rispetto al 2012, venti in meno rispetto al 2007 quando Pietro Vignali cominciò il secondo mandato interrotto bruscamente per una serie di avvisi di garanzia e arresti dentro la sua giunta.

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Per Pizzarotti, sul palco, è l`occasione di un bilancio degli ultimi cinque anni di mandato e l`annuncio dei nuovi interventi – soprattutto sulle scuole – contenuti nel programma elettorale (“siamo gli unici ad avere stampato un programma” ha ricordato Pizzarotti, sostenuto dalla lista civica Effetto Parma degli ex grillini che hanno abbandonato assieme a lui il M5s lo scorso ottobre). Scarpa, invece, è caustico: “Se ai cittadini va bene il modo in cui è stata amministrata questa città è giusto che votino lui. Noi offriamo una possibilità di cambiamento, un cambiamento di cultura politica. Parma che ha perso se stessa e ora ha l`occasione di ritrovare se stessa”. L`ex grillino si difende: “Abbiamo passato i primi tre anni a sistemare un debito gigantesco. Abbiamo scelto con responsabilità di prendere in mano questo disastro. Negli ultimi due anni si è visto un cambio di passo, di una città che dopo essersi rialzata ora può cominciare a correre”. Il civico sostenuto da Pd, Parma Protagonista e Parma Unita Centristi, insiste: “la città è stanca di vecchie divisioni e vecchie appartenenze; parliamo ai cittadini non ci interessano alleanze”. Tutti e due, a dire il vero, devono fare a meno di aiuti da altri partiti esclusi dal ballottaggio. Non certo dal Movimento 5 stesse che con il candidato Daniele Ghirarduzzi ha totalizzato circa il 3% delle preferenze e non siederà in Consiglio comunale. Non dalla Lega e nemmeno dal centrodestra che preferiscono astenersi il giorno del voto. Solo Giorgia Meloni ha strizzato l`occhio a Pizzarotti a poche ore dal ballottaggio. Divisi su tutto Pizzarotti e Scarpa hanno un`unica certezza comune: “in caso di sconfitta, resterò in Consiglio comunale a fare opposizione”.

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