Poltrone o ideali? Nel M5S la rivolta degli ingenui (o degli ipocriti?)

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27 settembre 2019

“Buongiorno Presidente!” ha detto Alessandro Di Battista a Giuseppe Conte, ironizzando sullo stupore del premier per la scissione di Renzi. Ecco, parafrasando Dibba, si potrebbe dire “Buongiorno ribelli!” a tutti quelli che solo oggi si sono accorti che, in sei anni e passa di vita parlamentare, il MoVimento 5 Stelle ha cambiato pelle. A chi, ad esempio, solo oggi si accorge che uno non vale uno, ma alla fine c’è sempre bisogno di un capo politico che decida e ci metta la faccia. A chi solo oggi si accorge che senza alleanze, a livello nazionale e locale, non vai da nessuna parte. A chi solo oggi si accorge che compromesso non è una parolaccia. Ma l’unica via di mezzo possibile tra l’avere tutto e il non avere nulla.

Ebbene, con la rivolta dei senatori nei confronti di Di Maio si è scoperto che veramente nei 5 Stelle ci sono degli ingenui così ingenui da aver vissuto con la testa tra le nuvole per tutto questo tempo. Poi, però, scorrendo i nomi dei più polemici, si scopre che tra loro ci sono ex ministri, come Barbara Lezzi o Giulia Grillo, e sottosegretari mancati. Gente che, insomma, ai tempi del governo con la Lega aveva mandato giù senza fiatare le quattro poltrone di Di Maio, il no al processo per Salvini, il Tap, il Tav e i condoni vari. E allora viene un dubbio. Non è che essere cambiato, più che il potere di Di Maio, sia solo il fatto di non avere più una poltrona su cui sedersi? Perché in politica, in fondo, c’è solo un peccato ancora più grave dell’ingenuità. Ed è l’ipocrisia.

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