Poniz nuovo presidente dell’Anm, linea dura contro il carrierismo in magistratura

Poniz nuovo presidente dell’Anm, linea dura contro il carrierismo in magistratura
Luca Poniz
16 giugno 2019

Linea dura contro il carrierismo in magistratura e contro le ‘porte girevoli’ tra politica e toghe. Sono i punti centrali del discorso che Luca Poniz, nuovo presidente dell’Anm, ha voluto rivolgere ai colleghi, subito dopo la sua elezione. “La magistratura non e’ quella che emerge dalle intercettazioni che abbiamo letto in questi giorni”, ha affermato, sottolineando il “compito difficile” a cui e’ chiamato il sindacato delle toghe dopo “gli eventi che ci hanno devastato”.

La ‘bufera’ scaturita dall’inchiesta di Perugia, che vede come principale indagato il pm di Roma Luca Palamara (dal 2008 al 2012 presidente dell’Anm) ha toccato cosi’ la magistratura associata: esce dalla Giunta Magistratura Indipendente, rientra il gruppo di Davigo, Autonomia&Indipendenza. Ad Area e Unicost, con il presidente Poniz e il segretario Giuliano Caputo, vanno gli incarichi principali in Giunta. “Non e’ stato un regolamento di conti”, ha puntualizzato Poniz (pm a Milano ed esponente di Area, fino a ieri vicepresidente dell’Anm), dopo le dimissioni di Pasquale Grasso dalla presidenza e l’esclusione di MI dalla Giunta: “se e quando ci sara’ una situazione matura – ha rilevato il neo presidente – saremo felici di recuperare l’unita’”.

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Alla base della magistratura, e quindi anche a chi non e’ mai stato iscritto a una corrente, il nuovo presidente ha rivolto la sua intenzione di “dare voce a tutti”, in primis con l’assemblea generale gia’ fissata per il prossimo 14 settembre, poi con il congresso di fine novembre in programma a Genova. Anche le elezioni suppletive per il Csm, previste in ottobre per sostituire due dei togati dimissionari, possono essere un’occasione “per una competizione davvero aperta”, ha osservato Poniz, con candidati esterni alle correnti. In quella che ha definito “notte della magistratura”, il neo presidente con la sua Giunta – che sara’ in carica fino al prossimo inverno, quando si votera’ per i nuovi rappresentanti del ‘parlamentino’ – dovra’ trovare un percorso per il recupero di “credibilita’ di fronte ai colleghi e ai cittadini”, riflettendo anche sulle riforme in cantiere, da parte del Governo, che riguarderanno la giustizia e il Csm.

Dal canto suo, il presidente dell’Anm dimissionario, Pasquale Grasso ha detto: “Non mi sento una vittima”. “Sicuramente quello che sento con dolore – ha sottolineato Grasso – è che il mio richiamo al cambio di passo è stato assolutamente inascoltato e come temevo purtroppo, e in fin dei conti mi aspettavo, non si coglierà l’occasione per un cambiamento”. “Perchè – ha spiegato il presidente dimissionario dell’associazione nazionale dei magistrati – il dire di allontanarsi dalle correnti come gruppi di potere e solo centri di elaborazione culturale è un qualcosa che viene declamato ma assolutamente non praticato in questi attimi, in questi momenti, in cui con una sorta di manuale Cencelli si stanno decidendo, immagino, i nomi e le appartenenze dei singoli che parteciperanno alla nuova giunta”.

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“Sono orgoglioso – ha aggiunto Grasso – di aver avuto la capacità di prendere sulle mie spalle la responsabilità di scelte e di comportamenti di una generazione di magistrati che non è la mia, non tanto dal punto di vista anagrafico ma da un punto di vista comportamentale. Non mi riconosco sicuramente nei comportamenti di cui leggiamo quotidianamente sulla stampa”.

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Intanto, il Guardasigilli, Alfonso Bonafede, ha chiamato il presidente uscente dell’Anm, Pasquale Grasso, al quale ha detto di aver apprezzato l’interlocuzione che era stata avviata col ministero e la collaborazione virtuosa che si era già instaurata. Il Guardasigilli ha anche chiamato il presidente uscente dell’Anm, Pasquale Grasso, al quale ha detto di aver apprezzato l’interlocuzione che era stata avviata col ministero e la collaborazione virtuosa che si era gia’ instaurata.

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