Ponte Genova, arrestati vertici ditta per legami con camorra

Ponte Genova, arrestati vertici ditta per legami con camorra
19 giugno 2019

A dieci mesi esatti dal crollo del ponte Morandi arrivano i primi arresti per i tentativi di infiltrazione della criminalita’ organizzata nella ricostruzione: in manette sono finiti i vertici della ‘Tecnodem srl’, un’azienda napoletana che aveva ottenuto un subappalto per un valore di 100mila euro nell’ambito delle opere di demolizione della struttura ed era gia’ stata esclusa dai lavori un mese fa con un’interdittiva del prefetto perche’ “permeabile ed esposta al rischio di infiltrazione mafiosa”. Hanno agito, dicono gli inquirenti della Dia che hanno condotto le indagini, “per agevolare il clan D’Amico”, egemone nel rione villa di Napoli.

I provvedimenti firmati dal gip del tribunale di Genova e richiesti dalla Dda riguardano l’amministratore e socio unico della Tecnodem Consiglia Marigliano, priva di titoli o esperienze professionali nel settore, e il suo consuocero, Ferdinando Varlese, un 65enne napoletano residente a Rapallo, ritenuto l’amministratore di fatto della societa’. Sarebbe lui il collegamento con il clan D’Amico, con il quale risulta in stretti rapporti di parentela. Varlese non e’ nuovo agli investigatori: nel 1986 fu condannato per associazione a delinquere in un procedimento nel quale erano coinvolti affiliati al clan Misso-Mazzarella-Sarno, tutti appartenenti alla ‘Nuova Famiglia’ di Michele Zaza e Ciro Mazzarella, e vent’anni dopo per estorsione tentata in concorso, con l’aggravante di aver commesso il fatto con modalita’ mafiose in un procedimento nel quale sono emersi chiari i rapporti tra lo stesso Varlese e i D’Amico.

“Agendo in concorso tra loro e previo accordo, al fine di eludere le norme in materia di misure di prevenzione patrimoniali – dice il Gip – hanno attribuito fittiziamente alla donna la titolarita’ formale della Tecnodem, quale unica socia, amministratrice e rappresentante, mantenendo invece in capo all’uomo la titolarita’ effettiva della stessa, integrandosi cosi’ il delitto di cui all’art. 512 bis del codice penale (trasferimento fraudolento di valori)”. Ma non solo. Dopo l’interdittiva antimafia di un mese fa che aveva escluso la ditta, Varlese stava mettendo su una nuova societa’ intestata a conoscenti o a persone fidate per continuare a lavorare nello stesso settore. Con la Marigliano che era ben consapevole di essere un “cosciente schermo” delle attivita’ dell’uomo. “..Ora sistemiamo questa cosa…poi ci prendiamo un caffe’…ragioniamo un attimo …allora prendi e gestisci tu” lo hanno sentito dire al telefono con la figlia gli investigatori. Parole ribadite anche al figlio: “…stiamo cercando di mettere un po’ queste cose a posto qua e di rinnovare tutto come siamo rimasti d’accordo…vediamo di fare tutto ex novo”.

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La Tecnodem “e’ stata esclusa un mese fa, non ha nessun effetto sui lavori, punto. Anzi – dice il commissario straordinario Marco Bucci – e’ la dimostrazione che abbiamo lavorato piu’ che bene. Abbiamo messo in piedi un sistema molto efficiente e unico che mi auguro sia replicato per tutte le altre infrastrutture importanti per l’Italia”. Parole condivise dal procuratore Francesco Cozzi. “L’operazione di oggi completa il quadro di attenzione degli investigatori sui cantieri del ponte Morandi, sia in fase preventiva che in quella successiva di infiltrazioni delle organizzazioni mafiose. Si tratta di un cantiere ipercontrollato e il meccanismo funziona benissimo”. Il perche’ ci sia la massima attenzione lo spiega il capocentro della Dia di Genova Mario Mettifogo. “Intorno alla demolizione del ponte Morandi ballano cifre consistenti e quindi e’ evidente che ci sia un interesse da parte della criminalita’ organizzata. Ma si tratta di un cantiere cosi’ pubblicizzato e controllato che non dovrebbero nemmeno provarci”.

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